Venerdì 5 giugno 2026
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Anche il semplice moto quotidiano riduce il rischio di morte

Articolo · Redazione ·
Attraverso il movimento -giornaliero, per lavoro o nel tempo libero- s'abbassa anche del 40% il rischio di morte. Lo rivela uno studio a lungo termine.

Movimento e sport ci mantengono in forma, migliorano la salute e prevengono malattie come il diabete o la calcificazione dei vasi sanguigni, e dunque ci preservano da morte prematura. "Lo sanno tutti. Ma finora nessuno era andato a vedere quanto apporta, alla fine, una maggiore attività fisica", dice Guenther Samitz, esperto di Scienza del Movimento all'Università di Vienna. "In pratica non esistono analisi significative riguardo a dose-effetto-legame".
Negli ultimi cinque anni, Samitz, insieme a medici privati ed epidemiologi delle Università di Berna e Bristol, ha messo a fuoco varie attività fisiche. Che cosa ottengo, per esempio, se cammino due ore e mezzo alla settimana? "Riduci del 22% il rischio di morire", risponde lui.
I ricercatori hanno studiato il nesso tra l'attività fisica nella professione, nel quotidiano o nel tempo libero e il rischio di morte complessivo. A questo scopo hanno consultato 7000 singoli studi, di cui 80 epidemiologici, coerenti con i criteri scelti, che hanno formato la base di una metanalisi (tecnica clinico-statistica che analizza gli studi sullo stesso argomento e porta a una sintesi quantitativa dei risultati, ndr). Tramite metodi statistici, gli esiti dei singoli studi sono stati incrociati e hanno dato una risultanza complessiva. In totale sono confluiti i risultati di 1,3 milioni di persone da Europa, Usa, Asia, Australia. C'è da notare che all'inizio dello studio tutti i soggetti erano esenti da malattie croniche.

Lunghe osservazioni
"Ricerche come queste di solito sono a lungo termine. Le persone sono state monitorate in media per undici anni", così Samitz. "I risultati sono stati incrociati ed emendati da altri fattori incisivi, come l'indice di massa corporea, l'uso di tabacco e alcol, la pressione del sangue, l'alimentazione, l'istruzione, il reddito". Quindi i ricercatori hanno calcolato, tra l'altro, il beneficio per la salute dall'attività fisica settimanale.
Conclusione: Ogni attività fisica è meglio di nessuna. "Anche le più banali, come salire le scale, favoriscono la sopravvivenza". E se ci si muove di più e con maggiore intensità, i vantaggi sono maggiori. Regola generale: Le attività fisiche nel tempo libero e nella vita di tutti i giorni danno più benefici del movimento legato alla professione. Ogni ora trascorsa durante la settimana in attività normali (da moderate a piuttosto intense) -lavori domestici o di giardinaggio, portare fuori il cane, fare la spesa a piedi o in bicicletta-, riduce del 4% il rischio di morte prematura rispetto all'assenza di movimento.
Se parliamo di attività fisiche intense nel tempo libero, come camminata nordica, ballo, gite in bicicletta o nuoto si arriva al 6%, e nell'allenamento intensivo della resistenza, come camminare, pedalare in mountain bike, salire in montagna o praticare l'aerobica si giunge al 9%.
Le due ore e mezzo alla settimana di moto moderato nel quotidiano o nel tempo libero consigliate dall'OMS (Organizzazione mondiale della sanità), consentono un calo della mortalità totale del 10%; con 300 minuti il rischio si riduce del 19%, e con l'allenamento intensivo di resistenza addirittura del 39%.

Nelle donne funziona di più
"Curiosamente, a parità di movimento, nelle donne il rischio scende del 10-14% in più rispetto agli uomini", dice Samitz. I motivi sono ancora oscuri, ma l'ipotesi è che vi sia un rapporto con gli ormoni femminili.
Le conclusioni dello studio portano acqua al mulino dell'OMS, che da anni predica come anche solo l'1,5% del tempo (ossia 150 minuti) investito in una settimana nell'attività fisica moderata preservi gli adulti da malattie croniche come quelle cardiovascolari, dai disturbi degli organi interni, da tumore, malattie respiratorie, della pelle e del metabolismo, così come da molti mali psichichi. Il 63% dei decessi, dice l'OMS, dipende da malattie croniche.
Di recente, il tema è stato sollevato anche dalle Nazioni Unite -tra parentesi, è la seconda volta che l'ONU si occupa di argomenti sanitari. La prima volta si è occupata di Aids, mentre a metà settembre ha varato un programma operativo di lotta alle malattie non trasmissibili.

(articolo di Petra Paumkirchner per Die Presse del 15-10-2011. Traduzione di Rosa a Marca)

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