Basta con l’alluvione dei vestiti nuovi
Spulciando in un cassetto di casa dei miei, che chissà da quanto tempo non veniva aperto, ho trovato un uovo di legno. Flash. Ricordo distintamente mia madre che lo usava per rammendare i calzini. C’è stata infatti un’epoca, relativamente vicina, in cui le cose non si buttavano ma si riparavano, e la cosa è singolare se si pensa che la filosofia produttiva dell’obsolescenza programmata ci ha convinto, negli ultimi anni, che spesso ciò che si rompe è inutile o più costoso da riparare: lo si sostituisce e stop. E se ciò vale per un aggeggio elettronico, uno smartphone, un televisore, figuriamoci per un paio di calzini. Si tratta di convincimenti palesemente dannosi, per le nostre tasche e per l’ambiente che si ritrova a dover digerire quantità industriali di beni che invece potrebbero avere una seconda vita.
Su questo fronte l’Unione europea si sta muovendo in modo saggio, specie per certi comparti, come quello dell’abbigliamento. Le nuove direttive stabiliscono che chi immette sul mercato un capo d’abbigliamento ne è responsabile dalla produzione allo smaltimento. La cosiddetta “responsabilità del produttore” sfocia necessariamente in un approccio diverso nei confronti di un maglione, di un paio di scarpe, di un pantalone: è doveroso sfruttarli al massimo prima di cestinarli, e se a un certo punto non ci piacciono più, esistono tanti siti (e anche negozi) che operano nel florido mercato del “seconda mano”.
In Veneto le tintorie e lavanderie, sostenute da Confartigianato, vogliono addirittura chiedere il riconoscimento formale nelle direttive europee della manutenzione del capo, ovvero lavaggio, cura, ripristino, come fase fondamentale del ciclo di vita dell’abbigliamento. È un bel messaggio, che ci riporta a un tempo in cui pulire il colletto di una camicia invece di comprarne un’altra era la regola. Allora lo si faceva per risparmiare, perché il Paese usciva dalla guerra ed era impensabile buttar via facilmente la roba. Oggi lo si fa come atto di sostenibilità. Ma con effetti interessanti. Ad esempio, privilegiare nelle opzioni di acquisto capi poco eccentrici e più indossabili a lungo. Un ritorno a un rigore di cui molti (io sicuramente) avvertono la necessità.
(Gianni Macheda su Italia Oggi del 19/06/2025)
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