Venerdì 2 ottobre 2026
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Ceuta, espediente per sospendere il diritto all'asilo

Articolo · Redazione ·

Da Ceuta a Chișinău, dai confini con la Bielorussia alle isole greche fino a Strasburgo e Bruxelles: c’è un filo rosso che unisce luoghi distanti tra loro in Europa e si infila sempre più nelle agende politiche dei leader e dei ministri. Accadrà oggi al Consiglio Affari Interni. Poi di nuovo il 15 e 16 ottobre al Consiglio europeo. Questo filo rosso è la strumentalizzazione della migrazione. La crisi di Ceuta, con l’arrivo improvviso di oltre 70 mila migranti dal Marocco nell’exclave spagnola in Africa, ha riportato il tema al centro delle discussioni. Ma il vero tema è un altro. La crisi di Ceuta sta diventando un espediente per sospendere il diritto individuale all’asilo.

 

La presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, ha già annunciato una modifica delle regole attuali per far fronte alle situazioni di crisi come quella di Ceuta, il nuovo European Emergency Response Framework. Il Partito Popolare Europeo insiste per sospendere il diritto di asilo in situazioni come quelle di Ceuta. “L’Europa ha bisogno dei mezzi per proteggere i propri confini in ogni momento, specialmente in scenari in cui i movimenti di massa vengono orchestrati e strumentalizzati contro l’Ue”, ha detto ieri il commissario agli Affari interni, Magnus Brunner, che testerà oggi i ministri dell’Interno.

 

In linea di massima, questa strumentalizzazione della migrazione avviene quando un paese non-Ue o un attore non statale incoraggia o facilita il movimento di cittadini di paesi terzi verso le frontiere esterne dell’Unione Europea. Il concetto non è nuovo e nemmeno definito con chiarezza. Ma sta influenzando sempre più le politiche europee in materia di gestione delle frontiere. Dopo quest’estate, potrebbe farlo in maniera ancora più forte.

Quello che a fine luglio è successo a Ceuta, con l’arrivo irregolare di decine di migliaia di persone nell’exclave spagnola in poche ore, “non è una novità”, ha scritto la docente di diritto della Central European University Lena Riemer sul portale specializzato Opinio Juris.  “Dinamiche simili sono emerse ripetutamente alle frontiere europee ogni volta che si è registrato un picco di arrivi, e il linguaggio utilizzato per descriverle ha seguito uno schema piuttosto costante”, spiega Riemer. “La ‘strumentalizzazione della migrazione’ sembra essere diventata un quadro giuridico transnazionale attraverso il quale alcuni Stati cercano di presentare la migrazione come una minaccia alla sicurezza e di far apparire giuridicamente comprensibili le misure eccezionali adottate”, aggiunge l’esperta.

 

La strumentalizzazione non è di per sé una pratica inedita. Basti pensare ai ricatti migratori di Muammar Gheddafi, fino a che è stato a capo della Libia. A cambiare negli ultimi anni sono state le reazioni dei paesi europei, a cominciare dalla crisi al confine terrestre tra Grecia e Turchia nel 2020 e, l’anno dopo, da quella alle frontiere di Polonia, Lituania e Lettonia con la Bielorussia.

 

“Negli ultimi anni si è registrato un aumento delle violazioni dei diritti dei richiedenti asilo nell’Ue, anche attraverso i cosiddetti respingimenti. Queste pratiche, in genere, non sono state autorizzate dalla legislazione nazionale e sono state negate o occultate dagli Stati membri interessati. Tuttavia, la situazione è cambiata con la crisi al confine tra l’Ue e la Bielorussia”, ha scritto Aleksandra Ancite-Jepifánova, della Refugee Law Initiative all’University of London.

Per rispondere agli arrivi improvvisi di migranti, Polonia, Lettonia e Lituania hanno passato delle misure nazionali per rimpatriare con la forza le persone senza valutare le loro richieste d’asilo. Tutto questo “viola apertamente il diritto dell’Unione e il diritto internazionale, in particolare il principio di non respingimento”, spiega Ancite-Jepifánova. “Ciononostante la Commissione sembra aver fatto propria la narrazione della strumentalizzazione”, aggiunge l’esperta.

 

La Commissione non solo è rimasta silente sulle violazioni di Polonia, Lettonia e Lituania, ma ha anche inserito il concetto di strumentalizzazione nel Patto sulla migrazione e l’asilo. Lo ha fatto con il Regolamento concernente le situazioni di crisi e di forza maggiore (2024/1359), che precisa come la strumentalizzazione sia tale quando mette “a repentaglio funzioni essenziali di uno Stato membro, compresi il mantenimento dell’ordine pubblico o la salvaguardia della sicurezza nazionale”. Il Regolamento consente di sospendere per un certo periodo le procedure di asilo, ma garantendo che le domande siano analizzate una volta terminata la situazione di crisi.

 

In attesa dell’entrata in vigore del Patto sulla migrazione e l’asilo, i paesi di frontiera hanno continuato a violare i diritti dei migranti. Nell’estate del 2025, è stata la Grecia, che ha sospeso le domande d’asilo in seguito a una crescita degli arrivi dalle coste della Libia orientale, quella governata dal generale Khalifa Haftar, considerato vicino alla Russia. La reazione alla crisi di Ceuta da parte di una maggioranza di Stati membri dell’Ue è coerente con quell’approccio. Poco dopo il picco di ingressi dal Marocco, ventidue capi di Stato e di governo dell’Ue hanno firmato una lettera molto dura sull’accaduto, promossa dalle premier di Danimarca e Italia, Mette Frederiksen e Giorgia Meloni.

 

Nel testo della lettera dei ventidue non c’è “alcun riferimento al Regolamento sulle crisi e la forza maggiore, che era entrato pienamente in vigore appena un mese prima”, spiega Riemer. Quel Regolamento prevede garanzie minime per le persone migranti al centro della strumentalizzazione. Alla prima occasione, quella di Ceuta, l’Ue non ha voluto ricorrere a questo strumento. È una scelta che dice molto: “la risposta politica alla questione di Ceuta si basa sulla deterrenza e sul controllo delle frontiere anziché sull’ordine e sulla tutela delle garanzie fondamentali dei diritti umani”, scrive Riemer.

 

Il nuovo European Emergency Response Framework annunciato da von der Leyen va esattamente in questa direzione. Nel discorso sullo Stato dell’Unione, la presidente della Commissione ha spiegato che “l’Europa ha bisogno dei mezzi necessari per proteggere i propri confini in ogni momento. Soprattutto in situazioni in cui i movimenti di massa vengono orchestrati e strumentalizzati a fini politici.”

 

Von der Leyen non ha precisato quali saranno i contenuti di questo nuovo framework. Ma diverse fonti ci hanno indicato quali dovrebbero essere le principali misure: la sospensione temporanea delle richieste di asilo e rimpatri coordinati di gruppi di persone senza che sia valutata individualmente la loro domanda di protezione internazionale. La prima sarebbe, di fatto, una conferma di quanto più Stati membri già fanno in violazione del diritto internazionale. La seconda, invece, sarebbe una sostanziale novità, perché sancirebbe la possibilità per gli Stati membri dell’Ue di realizzare respingimenti collettivi. Entrambe preoccupano ong e organizzazioni internazionali.

 

Secondo l’European Council on Refugees and Exiles (ECRE), queste proposte getterebbero “le basi per i negoziati che alcuni Stati membri e gruppi politici del Parlamento europeo utilizzeranno per perseguire il loro obiettivo finale: l’eliminazione del diritto d’asilo in Europa.” Jean-Nicolas Beuze, rappresentante UNHCR presso l’Ue, ha scritto su LinkedIn che “rispondere alla strumentalizzazione mantenendo sospeso l’accesso all’asilo per periodi sempre più lunghi rischia di trasformare una risposta eccezionale in una negazione dello stesso sistema di protezione che il diritto internazionale ed europeo impone agli Stati di mantenere.” Secondo Beuze, questo “equivarrebbe di fatto a punire i rifugiati per le azioni degli Stati o di altri soggetti.”

 

(Paolo Riva, giornalista di IrpiMedia su Il mattinale Europeo del 01/10/2026)

 

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