Lunedì 8 giugno 2026
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Dazi, Ue e Cina. Speriamo si sia imparata la lezione russa

Articolo · Vincenzo Donvito Maxia ·

A partire dai dazi siamo nella fase di prove tecniche di alleanza più consistente e necessaria tra Unione europea e Cina. Qualcuno dirà che quando qualche governo fa fu istituita dall’Italia quella che era stata chiamata “la via della seta”, era indicazione vincente…. ma lasciamo perdere… era italiana, quasi del tutto arance, e altri tempi, altri numeri e tensioni politiche.

Ci auguriamo che alla Commissione Ue facciano tesoro di quanto, pur nel suo specifico tedesco (ma con ampie ricadute sull’Unione, visto che a farlo non era - non ce ne vogliano - il Lussemburgo o la Lettonia) fece a suo tempo la cancelliera tedesca Angela Merkel con la Russia. Suo e nostro vantaggio all’epoca, ma che aveva fatto poco conto (sottovalutato?) delle aspirazioni politico-imperiali di Putin.

Ci sembra che al momento, con la Cina siamo partiti un po’ male. I dazi fino al 47%  per le auto elettriche di loro produzione, non ci sembra il massimo di disponibilità ad una reciprocità, quanto piuttosto una richiesta di loro sottomissione ad una presunta prevalenza dell’Ue (trumpismo?).
Certamente è bene non fare il contrario, ma è altrettanto bene ricordarsi che, nonostante questi dazi che sarebbero dovuti servire a far acquistare i prodotti “made in Ue”, il mercato ha risposto male: i veicoli elettrici nostrani sono troppo cari e il rischio di mandare a gambe all’aria il green deal è dietro l’angolo.
Certamente ne sarebbe contento il governo italiano che, non sapendo che dire, ha colto l’occasione per prospettare che la soluzione ai dazi trumpiani sarebbe sospendere il green deal europeo, ma purtroppo ragionano senza cognizione di causa: per esempio, una recente ricerca che viene dalla Scuola Superiore S. Anna di Pisa e dal Centro Ricerche Enrico Fermi di Roma (autorevole quanto indipendente) ci fa sapere che senza la transizione all’elettrico la produzione auto italiana sarebbe più che dimezzata. 

Per cui, uno sguardo critico e attento alle politiche amiche della Russia della Merkel, potrebbe essere utile. Se l’Italia sbraita, lasciamola sbraitare, chè non sarebbe la prima volta che si adeguerebbe al cavallo vincente (certo, ci sarebbe un pericolo Italexit, ma la vediamo dura anche per i più tenaci…).


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