Demografia italiana: come trarne vantaggi
Quando l’Istat comunica i dati sulla natalità che è in calo, diverse voci si lamentato e perorano politiche di incentivi per farvi fronte. Incuranti del fatto che nel Pianeta abbiamo superato gli 8 miliardi e l’Italia non è il Paese al centro del mondo da cui dipendono economia e politica, ma uno degli (importanti) tasselli di un mondo che si governa sempre con maggiore difficoltà (covid docet). Ma alcuni sono convinti che, soprattutto in ambiente sovranista e teologico, faccia fare un figurone appellarsi a “Dio, patria e famiglia” e chiedere di fare più figli.Sarà per questo che non c’è stata, a nostro avviso, dovuta attenzione sugli ultimi dati (2020) Istat in materia di migrazioni internazionali: un calo generale rispetto all’anno precedente, ovviamente per le restrizioni da covid, ma con un saldo positivo di immigrazioni rispetto a emigrazioni, oltre il 60% (248mila contro 160mila). I dati provvisori gen/ott 2021 confermano che ci sono più ingressi (+16%) e meno uscite (-21%).
In questa mobilità, un espatriato su tre, in totale 40mila, ha un’età compresa tra 25 e 34 anni: 18 mila (circa la metà) hanno una laurea o un titolo superiore alla laurea.
Affianchiamo questi dati al censimento 2020, con 400mila residenti in meno.
Di conseguenza ci potrebbe essere impegno politico ed economico del nostro Paese per:
- alcuni modelli sociali ed economici che portano alla decrescita andrebbero studiati e in qualche modo proposti a quei Paesi la cui popolazione è in crescita;
- studiare ed attuare politiche interne per evitare che le persone più preparate, e formate coi soldi della nostra scuola, vadano a far bene da altre parti;
- essere grati agli immigrati che vengono per compiere quei lavori che altrimenti non avrebbero occupati e, per incentivare ulteriori arrivi, organizzarci per accoglierli al meglio.
ADUC è indipendente
Nessun finanziamento pubblico né pubblicità. Solo le donazioni ci rendono liberi.
Sostienici →
Potrebbe interessarti