Lunedì 8 giugno 2026
Menu

Dopo la sentenza della Corte Suprema sulla marijuana terapeutica, negli Usa il dibattito continua

Articolo · Donatella Poretti ·
La decisione della Corte Suprema di proibire il consumo di marijuana con fini terapeutici ha dato un duro colpo ai sostenitori della strategia di aggirare il divieto federale passando attraverso la legalizzazione nei singoli Stati. Con sei voti contro tre, i magistrati hanno detto che le autorita' federali possono arrestare e portare in giudizio i medici che prescrivono marijuana per alleviare i dolori di una serie di malattie, stessa cosa per chi la coltiva per uso personale medico.
Il primo Stato che aveva legiferato nella direzione della legalizzazione della marijuana terapeutica era stata la California, erano seguiti Alaska, Colorado, Hawaii, Maine, Montana, Nevada, Oregon, Vermont e Stato di Washington.
Sam Farr, deputato democratico della California, ha parlato di "duro colpo" ai diritti di ogni Stato e ha ripetuto la sua decisa difesa del consumo medico e regolamentato della marijuana. Allen St. Pierre, portavoce di un gruppo che promuove la legalizzazione, spiega "dispiace che il Governo federale non faccia la stessa distinzione, rispetto all'accesso medico alla marijuana e al suo uso non medico, come e' avvenuto in Canada e nei Paesi Bassi".
La sentenza e' giunta per il caso di due donne californiane che si erano appellate dopo la retata degli agenti federali nelle loro rispettive case in cerca di stupefacenti. Diane Monson si era detta disposta a sfidare la legge federale: "mi ero preparata perche' mi arrestassero", spiega la donna di 48 anni che fuma marijuana per combattere i dolori ad una spalla causati da un problema spinale progressivo. "Sono delusa. C'e' molta gente che ha bisogno della cannabis", ha commentato dopo aver conosciuto la sentenza. L'altra donna Angela Raich definisce un colpo mortale questo divieto: "se smetto di consumare cannabis, moriro'". La Raich, 39enne, soffre di scoliosi e ha un tumore al cervello, gli altri farmaci che le avevano prescritto non erano riusciti ad alleviarle il dolore.
Sandra Day O'Connor, uno dei tre magistrati che hanno votato contro la sentenza della Corte Suprema, ha criticato la decisione di rendere illegale la coltivazione di piccole quantita' di marijuana in una proprieta' privata e per consumo personale e terapeutico.
"Il nostro sistema medico si basa sulla ricerca scientifica verificata, non sull'opinione popolare. Fino ad ora ne' la scienza ne' le ricerche hanno stabilito che la marijuana sia sicura o efficace contro certi mali", ha detto soddisfatto lo zar antidroghe John Walters. "Non solo non ha delle proprieta' terapeutiche, ma e' anche nociva per il sistema immunitario", gli fa eco Joyce Nalepka, componente di un gruppo che lavora per tenere lontani dalla marijuana e da qualsiasi droga i bambini.
Il giudice Paul Stevens nello spiegare le sue opinioni rispetto alla decisione della Corte Suprema, ha aperto una porta nel dire che il Congresso potrebbe modificare la legge federale sugli stupefacenti. Per quanto e' da 10 anni che il parlamentare Barney Frank ha presentato un progetto di legge per legalizzare la marijuana, ma fino ad ora non ha avuto successo. Frank nel commentare la sentenza ha spiegato che potrebbe essere utile per riaprire il dibattito. "Non hanno detto che e' incostituzionale approvare una legge in questo senso. Cio' che hanno detto e' che si tratta di una decisione che spetta al Congresso", ha rimarcato.
Per il repubblicano Sam Farr "coloro che si sono impegnati per promuovere la promulgazione delle leggi statali sull'uso terapeutico della marijuana, potranno concentrare la loro attenzione sul Congresso".
ADUC è indipendente
Nessun finanziamento pubblico né pubblicità. Solo le donazioni ci rendono liberi.
Sostienici →