Francia. Il Governo privilegia la risposta sanitaria
Mostrare fermezza, ma privilegiare la risposta sanitaria: e' questo lo spirito della politica penale scelta dal Governo in materia di repressione del consumo di droghe. In una circolare "relativa alla lotta alla tossicomania e alle dipendenze", datata 8 aprile, il ministro della Giustizia Dominique Perben, auspica "una risposta penale sistematica nei confronti di ogni atto d'uso di stupefacenti", allo scopo di non banalizzare l'assunzione di droghe. Il testo, teso a riaffermare "il divieto legale" dell'uso di droghe, raccomanda tuttavia ai tribunali d'indirizzare le persone fermate verso le strutture di cura: le citazioni presso la sezione penale della Pretura e le incarcerazioni dovranno costituire solo l'eccezione.In base alla legge del 31 dicembre 1970, l'uso semplice di qualsiasi droga illegale e' punito con un anno di carcere e 3.750 euro di multa. Secondo il rapporto 2004 dell'Osservatorio francese sulle droghe e le tossicomanie, nel 2003 sono stati registrati 90.630 fermi, di cui nove su dieci riguardanti i consumatori di cannabis. Nel 2002 furono incarcerate 483 persone per la semplice assunzione, contro le 1.213 del 1993. In effetti, nel 2003, vista l'inadeguatezza della detenzione per chi fa uso di cannabis, il Governo era intenzionato ad abolirla. Ma dopo un aspro confronto tra ministeri, nell'estate del 2004 decise di rinunciarvi. E subito dopo, nel piano governativo 2004-2008, spiegava che la riforma della legge del 1970 "urta contro determinati ostacoli giuridici e attualmente non appare opportuna". La circolare dell'8 aprile e' la prima posizione ufficiale da allora. Essa propone "una risposta penale graduale", ossia commisurata al consumo. Per esempio, per i maggiorenni senza precedenti penali e trovati con una quantita' minima di sostanza si auspica una semplice notifica, mentre l'ingiunzione terapeutica che implica un trattamento medico rigoroso, riguardera' i consumatori di droghe "pesanti" o i politossici. Comunque la cancelleria non precisa che cosa intenda per uso regolare o occasionale, mentre si sa di limiti ufficiosi e differenti a seconda dei tribunali. Nella circolare si legge che bisognerebbe evitare il carcere e comminare pene "altrettanto efficaci" quali la sospensione del permesso di guida o la confisca del veicolo. Per contro, la nuova infrazione di guida sotto uso di stupefacenti, entrata in vigore il 15 giugno 2003, dovra' essere repressa con grande rigore.
Se gli orientamenti contenuti nella circolare non divergono molto dalla precedente del 1999 a firma Elisabeth Gigou, il testo del ministro Perben si appella a una repressione piu' severa del reato di istigazione all'uso di stupefacenti. Ci si riferisce in particolare ai negozi che offrono grani di cannabis e materiale per coltivarla a domicilio, a quelli che vendono capi d'abbigliamento all'odore di cannabis o articoli che ne vantino i pregi.
Riduzione del danno
Il principio della riduzione del danno e' inserito nel codice della sanita' pubblica con un decreto del 14 aprile. Avviata negli anni 1980, questa politica e' volta a limitare i guai sanitari indotti dall'uso di droghe, in particolare attraverso i servizi di scambio delle siringhe e dei trattamenti di sostituzione. Il decreto precisa che i professionisti della sanita' o dell'assistenza sociale che operano in quest'ambito siano messi al riparo da incriminazioni per uso o istigazione all'uso nell'esercizio delle loro funzioni. Questa politica ha permesso di ridurre i morti per overdose, scesi da 465 del 1995 a 89 nel 2003, e ha fatto quasi sparire l'infezione da Hiv tra gli eroinomani. Eppure, nel dibattito del 14 aprile, alcuni deputati conservatori l'hanno qualificata come una politica rinunciataria.
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