Germania. "Tra qualche anno sono probabili degli esperimenti terapeutici con cellule staminali"
Ernst Ludwig Winnacker e' biochimico, esperto di tecniche genetiche nonche' presidente del Comitato per la Ricerca. Ha fatto parte del Comitato Etico Nazionale, voluto dal cancelliere Schroeder, ma ne e' uscito perche' -dice- gli porta via troppo tempo.Ha concesso un'intervista al quotidiano "Sueddeutsche Zeitung", di cui riportiamo la parte che tocca il tema delle cellule staminali.
D. Lei non si arrende di fronte al manifesto scetticismo espresso dal Bundestag in materia di bioetica?
R. Assolutamente no. La discussione e' stata tutto sommato buona e io apprezzo che il Bundestag sappia discutere per giorni di temi come quello sulle cellule staminali: non succede spesso per un argomento scientifico. E mi sta anche bene che il dibattito abbia avuto qualche asprezza poiche' riflette l'insicurezza dell'opinione pubblica rispetto a questi argomenti. Ad irritarmi e' invece un certo modo manicheo di argomentare, e rimango esterrefatto quando sento parlare di cannibalismo o quando si arriva all'esaltazione del mondo naturale fino a farlo coincidere con cio' che e' moralmente etico. Si vuole forse tornare alla mortalita' infantile di medioevale memoria? E i progressi ottenuti con la fecondazione in vitro non sono forse una cosa buona anche se non rientrano nella categoria del "naturale"?
D. Esiste una corrispondenza tra le istanze della ricerca e la legislazione tedesca attuale?
R. Per ora direi di si'. L'autorizzazione a importare determinate cellule staminali e' una risposta sufficiente ai quesiti fin qui posti. Pero' potrebbe capitare qualcosa che ci costringa a ridiscutere il problema.
D. Che cosa potrebbe capitare?
R. Per esempio che si riuscisse a trasformare delle cellule staminali embrionali in cellule preziose per la clinica medica. Messi di fronte a questa possibilita', bisognerebbe chiedersi se le cellule importate siano sufficienti e adeguate. Se improvvisamente degli studi clinici richiedessero l'impiego di centinaia di linee cellulari, bisognerebbe per forza rivedere il tutto. Ma, ripeto, allo stato attuale della ricerca sono sufficienti le linee cellulari disponibili. Comunque ho gia' proposto delle banche di cellule staminali come possibile alternativa alla clonazione terapeutica. Banche di cellule staminali ce ne sono in Inghilterra gia' dal primo gennaio scorso e tutti vi possono inviare nuove linee. Nelle banche si procede a standardizzare e a esaminare la purezza delle linee cellulari per renderle poi disponibili a tutti. Per la Germania c'e' da fare una precisazione: i ricercatori tedeschi sono autorizzati a usare solo le linee cellulari prodotte prima del primo gennaio 2002.
D. Lei vedrebbe dunque di buon occhio la creazione in Germania di queste banche, anche se per ora la legge le proibisce?
R. Se ci fossero delle possibilita' terapeutiche reali, allora bisognerebbe presentarsi davanti all'opinione pubblica e al legislatore e dire che il limite del primo gennaio 2002 non e' piu' adeguato e che servono linee cellulari migliori.
D. Quanto tempo ci vorra' ancora prima di sperimentare le cellule staminali sull'uomo?
R. Penso che fra tre o quattro anni ci dovremo interrogare se utilizzare o no le cellule staminali per curare il diabete o per riparare il cuore.
D. Allora nella prossima legislatura?
R. Si', e' senz'altro possibile.
D. A quel punto tornerebbe d'attualita' la clonazione terapeutica.
R. In questo campo bisogna continuare a sperimentare sugli animali per meglio comprendere il processo di riprogrammazione dei genomi -un tipo di ricerca autorizzata gia' oggi in Germania. Per quanto riguarda l'uomo io vedo tre problemi.
Il primo e' l'entita' del rischio. Fintanto che non avremo capito come sia gestibile il processo del trapianto del nucleo cellulare, gli esperimenti sull'uomo sono impensabili. Occorre essere sicuri che le cellule prodotte non siano tumorali o che non invecchino prematuramente.
Il secondo e' il prodotto intermedio, utilizzabile sia per fini terapeutici sia per la fecondazione.
Il terzo e' quello che mi preoccupa maggiormente ed e' la donazione degli ovuli. Dove reperire tutti gli ovuli necessari? Teniamo presente che la stimolazione a produrre ovuli comporta di per se' un certo rischio per la donna. Non e' pensabile che basti il consenso delle donatrici per ottenere un gran numero di ovuli.
D. Quale possibilita' vede per la clonazione terapeutica?
R. La giudico una via sbagliata. Mi chiedo se sara' mai possibile controllare la lunga catena di passaggi che dal trapianto del nucleo portano alla produzione di una cellula staminale. Mi sembra piu' saggio partire dalle staminali che si possono ricavare da embrioni normali. Oltre tutto non sarebbe necessario produrre cellule di ricambio per ogni singolo individuo. Gli immunologi sostengono che 300 linee cellulari sono una copertura sufficiente per due terzi della popolazione. Per gli altri si tratterebbe di intervenire con le tecniche anti-rigetto, come avviene oggi dopo un trapianto di midollo osseo. Rispetto alla clonazione individuale, le linee di cellule staminali hanno il vantaggio di poter essere standardizzate e poi autorizzate come succede con i farmaci. Mi sembra una via piu' realistica.
Ad ogni modo la peculiarita' della scienza e' il suo continuo progredire e il sapersi adeguare ai nuovi livelli di conoscenza, cio' che comporta l'interrogarsi sempre sulle alternative possibili. Ecco perche' il dibattito sulla tutela dell'embrione e sulla bioetica non e' affatto chiuso.
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