Giovedì 4 giugno 2026
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La legge 40 ed una bimba che non doveva essere nata

Articolo · Marco Bazzichi ·
Nell'arte antica, introduceva il solitario viandante in un mondo di purezza e innocenza. Ai giorni nostri può capitare che una bimba radiosa, sorridente e serena introduca nell'odissea delle tantissime coppie che la legge italiana costringe a volare all'estero. Quando Micole, con un inchino reverenziale -atto, a dire il vero, a mostrarci l'eleganza della sua ampia gonna- ci lascia entrare nella sala stracolma di persone, quasi tutte donne, venute a sentire la storia di Ilaria Barontini, non sappiamo ancora che sta per andare in scena proprio la storia di Micole.
E' soltanto a metà del racconto quando capiamo che se Ilaria, col sostegno del compagno, non avesse avuto la forza, il coraggio e l'amore necessari a superare, nell'ordine, la sconfitta referendaria del 2005 ("uno dei giorni più brutti della mia vita"), due cicli di fecondazione assistita senza esito e i tentativi all'estero, rivelatisi inizialmente inutili anch'essi, quella bambina oggi non esisterebbe. Lo spazio e il tempo occupati da Micole sarebbero vuoti. Una legge che vieta, o perlomeno rende particolarmente ardua, la via della fecondazione assistita, obbliga ad andare all'estero, le coppie che possono permetterselo, e, alla maggior parte di esse, a rinunciare a diventare padre e madre. Niente Micole, insomma.
In sala, attorno al microfono vediamo ed ascoltiamo le varie componenti senza le quali Micole non esisterebbe: la ginecologia, la legge, la scienza e una donna fuori-legge (quaranta), riunite da Cristiana Bianucci della Associazione Luca Coscioni nel dibattito bello e completo ("la salute della donna tra legge e scienza") svolto a Pistoia durante la festa della donna e che dà continuità al "coordinamento laico" pistoiese, nato mesi addietro in occasione del passaggio di Monsignor Bagnasco. Del coordinamento fanno parte, tra gli altri, Arci, Arcigay, Giovani Comunisti e radicali pistoiesi.

La ginecologia, dunque, Riccardia Triolo, che ci spiega la prima delle follie italiane: "la contraccezione d'emergenza", vedi la pillola del giorno dopo, "passa per un abortivo". E non è vero. "Molte volte genera delle obiezioni di coscienza", inutili e pretestuose perché la pillola del giorno dopo non è una pillola abortiva, ma di "contraccezione di emergenza". L'Organizzazione Mondiale della Sanità ha espressamente dichiarato che "la contraccezione d'emergenza è una pillola che intercetta la fecondazione".

La scienza, dunque, Carlo Flamigni, portabandiera della laicità nel comitato nazionale di bioetica.

La legge, dunque, Lidia Martini, che ci spiega perché sia "così difficile procreare con l'aiuto di medici che intervengano laddove ci siano problemi di sterilità o di infertiltà". Tecnicamente mal scritto, "perché unisce vizi di tecnica normativa ad enunciati di natura ideologica", l'articolo 1 della legge 40 contraddice il codice civile, per il quale la capacità giuridica si acquista con la nascita. Secondo l'articolo 1 invece, al fine di favorire la soluzione dei problemi riproduttivi derivanti dalla sterilità o dalla infertilità umana è consentito il ricorso alla procreazione medicalmente assistita, alle condizioni e secondo le modalità previste dalla presente legge, che assicura i diritti di tutti i soggetti coinvolti, compreso il concepito. Per tanto, sentenzia Lidia, questo "riferimento alla soggettività" non ha altro che "valore enfatico". Vero capolavoro delle legge 40 è l'articolo 4, che tocca il cosiddetto accesso alle tecniche:
"Il ricorso alle tecniche di procreazione medicalmente assistita è consentito solo quando sia accertata l'impossibilità di rimuovere altrimenti le cause impeditive della procreazione ed è comunque circoscritto ai casi di sterilità o di infertilità inspiegate documentate da atto medico nonché ai casi di sterilità o di infertilità da causa accertata e certificata da atto medico".
Inaccettabile soprattutto è la disinvoltura con cui la legge assimila "sterilità" e "infertilità". Ancora, la legge presenta delle vere e proprie dichiarazioni programmatiche e ideologiche che non si capisce quale concreta applicazione possano avere. Il secondo comma dell'articolo 4 se ne esce con i principi in base ai quali le tecniche di procreazione medicalmente assistita debbano essere applicate:
a) gradualità, al fine di evitare il ricorso ad interventi aventi un grado di invasività tecnico e psicologico più gravoso per i destinatari, ispirandosi al principio della minore invasività; e
b) consenso informato
Meno programmatica e più chiara è la legge quando si tratta di proibire (comma terzo sempre dell'articolo 4) il ricorso a tecniche di procreazione medicalmente assistita di tipo eterologo. L'orrore giuridico, scientifico e umano, e che dimostra l'ostinata cecità dei teo-mostri, riguarda l'analisi pre-impianto: la legge 40 vieta di analizzare l'embrione, al fine di individuare malattie genetiche, prima di impiantarlo nella donna. Questo, al fine di tutelare l'esistenza dell'embrione. D'altra parte, una volta accertata l'eventuale malformazione del feto, alla donna è consentito di abortire, con la legge 194. “Fino a qualche tempo fa la possibilità di individuare le malattie genetiche era affidata ad analisi prenatale come l'amniocentesi”, continua Lidia Martini, “mentre oggi questa possibilità è scientificamente validità, anche attraverso l'analisi genetica pre-impianto. Però proprio a seguito dell'esclusione prevista dalla legge, la coppia fertile ma portatrice di malattie genetiche, non può ricorrere alle tecniche di procreazione medicalmente assistita”. Eclusa la via medicalmente assistita, alla coppia resta la via naturale e quindi un'analisi che costringa, a posteriori, la donna ad abortire specialmente laddove si manifesti un pericolo per lei. Da embrione a feto: “allo scopo di tutelare l'embrione, si espone a rischio il feto, perché il ricorso all'aborto, che sarebbe stato sicuramente disincentivato ampliando la fecondazione assistita alle coppie non sterili, torna ad essere l'unico strumento, cui poter ricorrere nel caso di accertamento di gravi malattie genetiche. E quindi la legge 40 finisce coll'accordare al feto una protezione inferiore a quella riconosciuta all'embrione” e coll'impedire la nascita di una bimba come Micole. Oltretutto, “la legge 40 sacrifica la libertà di autodeterminazione della donna, che è prevista dalla Costituzione”.

La madre, infine. Racconta Ilaria Barontini: “il giorno della sconfitta referendaria è stato uno dei più brutti della mia vita, perché mi sentivo in un Paese che è totalmente indifferente, indifferente di fronte a delle problematiche che toccano sì me, ma anche tanta altra gente. Eravamo stati chiamati a cercare di capire, e non lo abbiamo voluto fare. Chi si rivolge ad un centro per farsi aiutare a risolvere un problema di sterilità, non sta cercando una scorciatoia per avere un figlio sano, magari anche bello. Infatti spesso ci si rivolge ad un centro perché molto spesso ci si trova di fronte ad un muro, ad un ostacolo, il più delle volte imprevisto e che si rivela insuperabile senza l'aiuto della scienza. I medici dunque possono talvolta offrirti, con i metodi di procreazione assistita, la possibilità di andare avanti con i propri progetti di vita, la possibilità di farsi una famiglia propria e di realizzare i desideri fondamentali di ogni individuo, quelli di paternità e di maternità. E' un percorso dagli esiti incerti e difficili, ma che vale comunque la pena di affrontare. Io e il mio compagno abbiamo aspettato il responso del referendum, e poi abbiamo tentato due cicli di procreazione assistita, in Italia, andati male. E abbiamo deciso di andare all'estero perché volevamo provare ad avere le possibilità massime. E' un viaggio che ci potevamo permettere, a differenza di moltissime coppie. Sono costi alti: del trattamento e del centro, in primo luogo. Noi eravamo a Bruxelles, in un ospedale pubblico, che a noi però è costato caro perché stranieri. A questo aggiungiamo i costi dei viaggi e dei medicinali. Un medicinale che serve per la stimolazione ovarica costa, una fialetta, intorno ai 600 euro, e per un ciclo ne servono almeno tre. In più si devono pagare gli esami del sangue giornalieri, i monitoraggi, poi ovviamente il volo, l'albergo ecc. All'estero non si è sicuri di riuscire ad avere un figlio, ci sono solo molte più probabilità. Al primo tentativo, neanche all'estero siamo riusciti. Andare all'estero comporta un impegno ancora più gravoso, rispetto all'essere seguiti in un cento vicino a casa, e molte persone non se la sentono di affrontare questo, indipendentemente dai costi. La prima volta che siamo andati a parlare con dei medici a Bruxelles, nello stesso nostro residence, c'erano altre cinque coppie di italiani. Mi sono chiesta: quanti italiani ci saranno a Bruxelles in questi cinque giorni che ci siamo? O per caso eravamo tutti nello stesso residence. Mi sono chiesta: quanti italiani ci saranno in questo momento in tutti i centri europei? In Austria, in Spagna? Le coppie con cui ho passato più tempo hanno avuto tutte test positivi, mancavo solo io e, ancora una volta, avevo avuto un risultato, l'ennesimo negativo. Una ragazza belga incontrata in ospedale non si capacitava del perché fossi lì, lontana da casa. Quando ho cercato di spiegarglielo, era ancora più sorpresa. La cosa peggiore sono i tanti centri nati nell'Europa dell'est, dove gli italiani vanno per i costi pià bassi, ma dove c'è molta meno sicurezza e sono inaffidabili. Io posso dire che se oggi Micole, la mia bambina, è con noi, è perché siamo stati fortunati. Sì, siamo stati fortunati. Sono una donna fortunata perché abbiamo potuto affrontare gli alti costi di queste tecniche, perché ho avuto accanto il mio compagno, i miei familiari e i miei amici, perché ho trovato dei medici che mi hanno sorretto durante il cammino e che hanno unito capacità professionale e una buona dose di umanità. Siamo stati fortunati!”

Fortunati... e, aggiungiamo noi, dotati di quella determinazione e di quell'amore per la vita che sono in grado di far girare il caso dalla propria parte. “Ancora col ciuccio?" chiediamo a Micole con aria di finto rimprovero. Ed eccola, qualche minuto dopo, distoglierci dalla conversazione con gli adulti, ripresentandosi non più col ciuccio in bocca, ma tenuto in mano. Rapiti dalla tenerezza di questa scena, non sentiremmo alcuna esigenza ulteriore di giustificare le tecniche di fecondazione assistita, ma la triste realtà italiana ci obbliga a tornare ai motivi che animano incontri come questo. E' che, cara Micole, nei sogni di questi personaggi terribili che popolano i nostri incubi, da Volonté alla Roccella, da Buttiglione a Formigoni, da Carlo Casini a Giuliano Ferrara, tu non dovevi nascere: qualcosa di autenticamente inconcepibile.
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