Domenica 9 agosto 2026
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Le migrazioni, arma geopolitica: come l'Europa viene ricattata

Articolo · Redazione ·

Decine di migliaia di persone che nuotano, corrono o galleggiano su camere d'aria. È con queste immagini che si è aperta la recente crisi di Ceuta, l'enclave spagnola sulla costa nordafricana circondata dal Marocco. Le forze di sicurezza spagnole sono state sopraffatte, i centri di accoglienza saturi, e quella che sembrava un'emergenza locale si è rapidamente trasformata in una crisi con ripercussioni in tutta Europa. Come riporta Ynet News, l'episodio ha messo in luce un fenomeno geopolitico sempre più preoccupante: la migrazione trasformata in strumento di pressione e ricatto contro l'Unione Europea.

 

Ceuta, insieme all'enclave spagnola di Melilla, costituisce uno dei confini più particolari al mondo: territorio europeo situato nel continente africano, circondato dal Marocco. Per chiunque riesca ad attraversarla, significa entrare nel territorio spagnolo e, di fatto, nell'Unione Europea. Ma per Madrid e Bruxelles, le alte recinzioni, le telecamere e le pattuglie rappresentano solo l'ultimo strato di difesa. La barriera più importante si trova dall'altra parte, nelle mani delle forze di sicurezza marocchine.

 

Le cause dell'ondata più recente restano incerte. Inizialmente imputata a voci circolate sui social media, a reti di trafficanti e a una lettura distorta di una sentenza spagnola che limitava la possibilità di rimpatriare immediatamente i migranti arrivati via mare, nei giorni successivi sono cresciuti i sospetti che anche il comportamento di Rabat abbia avuto un ruolo decisivo. La ministra della Difesa spagnola Margarita Robles ha accusato il Marocco di "ricatto", sostenendo che usasse migranti e minori per fare pressione sulla Spagna. Il Parlamento europeo ha condannato quello che ha descritto come l'impiego marocchino del controllo delle frontiere — e in particolare dei minori non accompagnati — come strumento di pressione politica nei confronti di uno Stato membro dell'UE. Il Marocco ha respinto le accuse.

 

Il messaggio, però, era inequivocabile per Madrid: la tenuta dei confini spagnoli dipendeva non solo dal numero di agenti, militari e recinzioni sul lato spagnolo, ma anche dallo stato dei rapporti con Rabat. L'anno successivo alla crisi del 2021, la Spagna ha modificato la propria posizione di lunga data sul Sahara occidentale, appoggiando il piano di autonomia marocchino come base per risolvere il conflitto. Le relazioni sono migliorate e la cooperazione nella gestione dei confini si è rafforzata.

 

Il Marocco è uno dei partner centrali in questa strategia. Secondo i dati della Commissione europea, tra il 2015 e il 2021 l'UE ha stanziato 234 milioni di euro per progetti legati alla migrazione nel regno nordafricano. I fondi hanno finanziato la gestione delle frontiere, la lotta al contrabbando e alla tratta di esseri umani, la protezione dei migranti, i programmi di rimpatrio volontario e il miglioramento della politica migratoria marocchina. Nel 2023, l'UE ha lanciato un altro programma da 152 milioni di euro per rafforzare la capacità del Marocco di gestire i propri confini, smantellare le reti di trafficanti e rimpatriare i migranti nei paesi d'origine. Tale programma faceva parte di un pacchetto di cooperazione molto più ampio con Rabat, del valore di 624 milioni di euro.

 

La logica europea è semplice: è meno costoso bloccare una barca prima che lasci la riva, o un gruppo prima che raggiunga la recinzione, che gestirne le conseguenze una volta arrivati. Ma questo sistema ha anche consegnato a governi terzi una leva di pressione potente. La crisi di Ceuta ha rivelato come Bruxelles paghi Marocco, Tunisia, Egitto, Libia e Mauritania per bloccare i migranti prima che raggiungano l'Europa: un meccanismo che ha però trasformato la migrazione in una risorsa strategica, lasciando l'UE vulnerabile alle pressioni di governi al di là dei suoi confini.

 

Il caso marocchino non è isolato. Nel febbraio 2020, la minaccia è diventata politica concreta: la Turchia ha annunciato che avrebbe smesso di fermare i migranti diretti verso i confini greci e bulgari, e migliaia di persone si sono dirette verso i valichi. La mossa è arrivata nel mezzo dei combattimenti in Siria e delle richieste turche di un sostegno europeo più deciso. L'Europa ha così scoperto che l'accordo del 2016, il quale aveva drasticamente ridotto gli arrivi sulle isole greche, aveva anche creato una profonda dipendenza da Ankara. Le dispute su denaro, visti, Siria o i rapporti con il presidente Erdoğan potevano trasformarsi improvvisamente in minacce dirette al confine esterno europeo.

 

Alla frontiera orientale dell'Europa, l'uso dei migranti ha assunto connotazioni ancora più conflittuali. Nel 2021, l'UE, la Polonia, la Lituania e la Lettonia hanno accusato il governo del presidente bielorusso Alexander Lukashenko di aver favorito il trasporto di migranti, in particolare dal Medio Oriente, a Minsk, per poi indirizzarli verso il confine con l'UE. L'Agenzia europea per l'asilo ha concluso che la Bielorussia aveva adottato misure deliberate per facilitare la migrazione irregolare, inizialmente verso la Lituania e successivamente verso la Lettonia e la Polonia, in risposta alle sanzioni imposte dall'Unione europea dopo la controversa rielezione di Lukashenko nel 2020.

 

Il quadro che emerge è quello di una "dipendenza reciproca" sempre più sbilanciata: i paesi cuscinetto dipendono dagli aiuti finanziari europei, mentre l'UE dipende dalla loro volontà di mantenere i migranti lontani dal suolo europeo. Ma, come dimostra il caso di Ceuta, questa dipendenza non è più equilibrata: i partner dell'Europa stanno imparando l'arte del ricatto, e il continente — nonostante le alte recinzioni e le telecamere — si ritrova strutturalmente esposto.

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