Sabato 6 giugno 2026
Menu

Mondo. Le campagne antifumo invogliano a fumare

Articolo · Rosa a Marca ·
Il fattore subliminale e' piu' importante di quanto s'immagini, rivela "Buyology", il nuovo libro di Martin Lindstrom, che e' un noto esperto di mercato (di neuromarketing precisamente). Il libro tratta di come reagiscono i consumatori all'impatto dei marchi. Ad esempio, se una campagna antifumo mette in guardia dai rischi del consumo di sigarette, il messaggio ha senz'altro senso da un punto di vista razionale, eppure e' controproducente, secondo le tesi di Lindstrom: ottiene che i fumatori sentano potentemente il desiderio di fumare e non il contrario. Il volume "Buyology: verita' e menzogne su cio' che compriamo" e' frutto di una ricerca durata tre anni e costata 7 milioni di dollari (5.436.000 euro), come segnala il rapporto Advertising Age. Lindstrom e la sua equipe hanno applicato le ultime tecniche neurologiche a duemila persone di cinque Paesi, allo scopo di decifrare il comportamento dell'essere umano quando si tratta di fare acquisti. Tra le evidenze emerse, spicca il fatto che i consumatori non si fanno guidare solo da motivazioni coscienti, ma anche da quelle inconsapevoli. "La maggior parte delle decisioni quotidiane si formano in una parte del cervello di cui non siamo neanche coscienti", ha spiegato Lindstrom. Il responsabile del libro e dello studio voleva scoprire "che cosa rende attraente un marchio", ma la risposta e' risultata complicata. Soprattutto riguardo alle sigarette. Quando chiedeva ai soggetti del campione se gli allarmi antifumo funzionano, la maggioranza rispondeva "Si'" senza nessuna esitazione. Era il loro lato cosciente... ma quello subcosciente li contraddiceva. Infatti, i risultati mostrano che se la domanda si accompagnava alle immagini, i fumatori avevano piu' voglia di prendere una sigaretta dal pacchetto.
Giudizi sulla pubblicita' indiretta.
Un altro dei risultati interessanti dell'indagine di Lindstrom e' la sottrazione dell'importanza dei loghi dei marchi, giacche' il libro assicura che gli altri sensi, come l'olfatto o l'udito, incidono anche di piu' sulla decisione finale del consumatore. Inoltre, lo studio smitizza il potere del product placement o pubblicita' indiretta -la tecnica pubblicitaria che consiste nel piazzare un prodotto di marca in un programma televisivo. Nel reality American Idol, Coca-Cola e Ford hanno speso la stessa cifra, ma i consumatori memorizzavano molto meglio le immagini dell'azienda di bibite essendo piu' intrecciata all'azione.
L'autore, il cui libro sta per essere pubblicato, raccomanda il neuromarketing per scoprire questi segreti, che sicuramente segneranno le indagini pubblicitarie del futuro.
ADUC è indipendente
Nessun finanziamento pubblico né pubblicità. Solo le donazioni ci rendono liberi.
Sostienici →