Sabato 6 giugno 2026
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I narcos messicani sono attore geopolitico che influenzano finanza, industria e sicurezza

Articolo · Redazione ·

I cartelli della droga operano con strutture aziendali sofisticate, contabilità interna e sistemi di welfare per affiliati. Controllano territori, corrompono istituzioni a ogni livello e si inseriscono in settori legali legati a energia e agricoltura

 

A differenza di molte famiglie messicane che non possono seppellire i propri cari perché scomparsi — migliaia di persone risultano ancora disperse, spesso in fosse comuni non identificate — il potente narcotrafficante Nemesio Oseguera Cervantes è stato sepolto in una bara placcata oro nel cimitero Panteón Recinto de la Paz a Zapopan, nello Stato di Jalisco. Un cimitero che mantiene un’estetica sobria, con ampi prati, sentieri acciottolati e giardini curati; non come l’appariscente Jardines del Humaya, nello Stato di Sinaloa, famoso per i suoi mausolei a forma di ville, a due o tre piani, con terrazze, aria condizionata, TV, internet e persino vetri antiproiettile.

 

Questa non è l’unica differenza tra i cartelli di Sinaloa e Jalisco Nueva Generación (CJNG). I due gruppi criminali più potenti del Messico funzionano infatti in modo opposto. Il cartello di Sinaloa è una rete orizzontale e decentralizzata, con fazioni semi-autonome attive in oltre cento comuni, capaci di gestire rotte e mercati diversi. Il CJNG è invece verticistico e centralizzato, con presenza in oltre 350 comuni, forte in armi e addestramento paramilitare e con capacità di reclutamento attraverso videogiochi e social media, costruendo una forte coesione e un marchio potente e violento.

 

Per il resto sono identici agli altri 37 cartelli principali e a oltre 130 gruppi minori attivi nel Paese. Sradicarli è estremamente difficile e non basta “tagliare le teste” di queste organizzazioni criminali, servirebbe smantellarle completamente. La strategia prevalente, invece, è colpire i capi più che le strutture. Così si favorisce semplicemente l’emergere di nuovi leader. 

 

I primi cartelli criminali si formarono negli anni Settanta, vicino a Medellín, inizialmente legati al contrabbando di marijuana verso gli Stati Uniti. Era il periodo della “bonanza marimbera”, quando l’ingresso di grandi quantità di dollari dalla marijuana trasformò il traffico in una vera industria criminale. Poi, negli anni Ottanta, la cocaina divenne centrale con il Cartello di Medellín, che organizzò il traffico su larga scala attraverso rotte marittime verso la Florida. Quando queste vennero bloccate dalle autorità statunitensi alla fine del decennio i trafficanti colombiani si rivolsero al Messico come nuova via d’accesso. E così si formarono i primi cartelli anche lì. Da allora non sono più soltanto organizzazioni del narcotraffico, ma veri attori strategici. 

 

Nel lussuoso Tapalpa Country Club, dove si nascondeva ed è stato colpito mortalmente El Gallo- altro alias di El Mencho, questa volta dovuto alla passione per i combattimenti tra “pennuti”- le autorità messicane hanno trovato la documentazione più dettagliata mai vista sulla contabilità interna di un cartello: numeri, nomi in codice e spiegazioni precise su come il denaro veniva distribuito tra operazioni, tangenti e controllo sociale.

 

I pagamenti garantivano lealtà e dominio sul territorio, persino dentro le carceri. La struttura era maniacale: fogli manoscritti e file Excel tracciavano stipendi settimanali e mensili, dalle vedette (110–175 euro) ai sicari e comandanti (175–305 euro), fino agli operatori chiave (fino a 13.000 euro). Il welfare del cartello era totale, invidiabile, uno Stato nello Stato. Pensavano a tutto: carburante, cibo, affitti, officine e veicoli blindati, manutenzione di antenne, rituali religiosi… perfino il taglio dei capelli degli affiliati. Solo a dicembre 2025 il CJNG ha guadagnato circa 410.000 euro dalla vendita di droga e slot machine, con spese operative di 65.000 euro. 

 

Redditi, spese e pagamenti confermavano una rete di corruzione su tre livelli — municipale, statale e federale — che coinvolgeva poliziotti, Guardia Nazionale, militari e procuratori, il tutto sostenuto dai miliardi del narcotraffico.  Ma in Messico la criminalità non è più solo droga. Il vecchio paradigma di cocaina, marijuana ed eroina nelle zone rurali ha lasciato il posto a un sistema molto più complesso. Qualsiasi economia diventa un terreno di gioco, dagli avocado e lime, alle bancarelle dei mercati, alle rotte di trasporto, fino al furto di carburante dagli oleodotti della Pemex.

 

Dove c’è denaro c’è criminalità, e quindi estorsioni, furto di carburante, traffico di migranti e sfruttamento sessuale, rapimenti, traffico di armi, furti di camion, controllo di filiere agricole e traffici marittimi come la vescica di totoaba, la cocaina del mare. Il riciclaggio è essenziale, spesso tramite reti cinesi che spostano i profitti dagli Stati Uniti al Messico. La filiera del fentanil mostra la logica: precursori dalla Cina, cartelli messicani li trasformano in droga e gli Stati Uniti subiscono gli effetti. Nessun coordinamento diretto ma la struttura stessa produce conseguenze strategiche. Lo stesso vale per estrazione mineraria illegale. Un esempio pratico sono le miniere d’argento. 

 

Il Messico produce circa un quarto dell’argento mondiale, fondamentale oggi per elettronica, semiconduttori, pannelli solari e tecnologie energetiche avanzate. Quando i prezzi salgono, controllare le miniere diventa strategico. A febbraio 2026 sul Shanghai Futures Exchange un’ondata di vendite di argento cartaceo per 1,3 miliardi di once ha fatto crollare i prezzi del 17-22 per cento, mentre sul mercato fisico in Asia la domanda era altissima e i premi superavano di 20 dollari lo spot.

 

La fame di metallo fisico mostra quanto sia prezioso: il cartello che controlla la miniera decide chi lavora, quanto paga e come circola il metallo, con impatto diretto su industria e finanza globale. Per questo ciò che accade nelle miniere messicane non è un problema locale. Riguarda la sicurezza delle catene globali di approvvigionamento di una materia prima sempre più strategica per l’industria tecnologica e per la transizione energetica. Secondo la Camara Minera de Mexico il 97% delle compagnie minerarie ha subito almeno un reato, soprattutto furti ed estorsioni.

 

La produzione di argento è concentrata soprattutto negli stati di Durango, Zacatecas, Guanajuato e Sinaloa, aree dove la presenza della criminalità organizzata è significativa. In queste regioni la sicurezza è diventata un fattore decisivo per qualsiasi pianificazione industriale. Dal 2025, inoltre, gli Stati Uniti hanno inserito alcuni cartelli, tra cui il Sinaloa Cartel e il CJNJ, nella lista delle organizzazioni terroristiche. Questo significa che per le aziende pagare estorsioni può trasformarsi anche in un rischio legale.

 

Ciò che accade nelle regioni minerarie controllate dai cartelli non incide soltanto sulla sicurezza del Messico. Incide anche sulla stabilità dei mercati internazionali delle materie prime e, indirettamente, su interi settori industriali che vanno dall’elettronica alle energie rinnovabili. Quando influenzano decisioni politiche, incidono sull’operato di polizia, esercito, e controllano porti, corridoi e reti finanziarie sarebbero anche in grado di aggirare sanzioni, creare colli di bottiglia commerciali e dare accesso a operazioni di spionaggio o influenza. Anche senza volerlo, sono potenziali piattaforme per altri attori statali.

 

(Costantino Pistilli su Linkiesta del 19/03/2026)

 

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