Venerdì 3 luglio 2026
Menu

NO alle gabelle di ingresso per i turisti nelle città d’arte. Priorità di base

Articolo · Vincenzo Donvito Maxia ·
szeke - Openverse
Foto: szeke — Openverse (CC BY-SA 2.0)

Per la gabella che i turisti “mordi e fuggi” dovrebbero pagare per entrare in una città, fa  sicuramente scuola Venezia. Dove proprio in questi giorni si disquisisce se deve arrivare a 50 euro. Ma la lista di gabelle reali e desiderate è lunga. Vuoi che qualche Sindaco, come Firenze, non stia pensando a modifiche strutturali urbanistiche per impedire che l’assetto urbano in vigore non debba essere superato?

Ci sono due priorità alla base.

La prima è che città fondate essenzialmente sul turismo, sono destinate a fallire. Basare l'economia - di un città - sull’attrazione più o meno storica, significa affidarsi alla casualità di un mondo le cui logiche sono altre. Dipendere da altro e altri. Covid docet. Come a suo modo docet la crisi geopolitica in atto. Non vorremmo, per esempio, essere al posto dei dirigenti turistici di Israele, Libano, Dubai, Emirati Arabi, Iran, etc. (anche Turchia, pur se al momento se ne stanno zitti zitti “in patria”). Sarebbe come dipendere da un re bizzarro (tipo Trump) che decide la tua buona e cattiva sorte, e tu non puoi far altro che adeguarti visto che non hai in mano nessun potere decisionale.

La seconda è che le città non sono dei musei in cui vivono casualmente delle persone, ma agglomerati civici in cui ci sono anche dei musei. Mettersi quindi all’ingresso per far pagare i biglietti di accesso, non è come stare al botteghino della Galleria degli Uffizi. Le città, anche se turisticamente rilevanti, sono e restano tali. Per cui, se si crede che il turismo debba essere l’economia prevalente di quel territorio, o si diventa come alcuni parchi a tema che hanno degli spazi in cui ricostruiscono le città famose (tipo Epcot in Florida) o si amministra la città con tutto ciò che contiene, ovviamente mettendo al primo posto vivibilità e felicità dei residenti. Quest’ultima opzione è ineluttabile, perché dove si è fatto altrimenti, la quasi totalità dell’economia turistica non è più della città in sé, ma prevalentemente dei gruppi economici che se la possono permettere che, non a caso, vengono essenzialmente da lì dove il denaro circola a iosa (multinazionali, con paesi arabi in prima linea).

 

Queste due priorità dovrebbero diventare “base”, intorno alle quali decidere e scegliere le politiche.

Oggi invece andiamo avanti “arruffandoci”, con decisioni giorno per giorno, problemi che si fa finta  che non esistano… tutti gli amministratori con un unico obiettivo: far incassare soldi il più possibile all’amministrazione, cercando di assecondare gli operatori turistici e dando meno fastidio possibile ai residenti sopravvissuti. Tutto comunque a breve termine e senza lungo respiro.

 

Per chi, aministratore o decisore che sia, non capisce queste priorità è bene che smetta di fare politica e si prepari ad un concorso per entrare nella gestione di un qualche museo.

 

Va da sè che le discussioni sui particolari delle gabelle, gli incontri con le cosiddette categorie degli operatori turistici di varia tacca per trovare punti di incontro, non hanno senso… chi opera nel turismo pensa solo a far soldi non ad amministrare una città (non è un caso che per l’ipotesi di gabella a 50 euro a Venezia per chi non dorme in albergo, siano molto favorevoli le corporazioni degli albergatori). Le città devono essere amministrate da politici eletti dai cittadini, a cui gli eletti devono dar conto per come hanno gestito la città.

Per cui diventano ridicole le gabelle, ma potrebbero aver valore i numeri chiusi, per chi prenota e arriva prima, come musei o discoteche, ma senza imposte.

 

Se i principi ispiratori della gestione del turismo fossero questi, avrebbero vita molto limitata gli affitti brevi, il grande interesse delle multinazionali su tutto ciò che è “centro”. Il turismo di massa sarebbe gestibile senza trasformarsi in overtourism, grazie anche all'impegno delle specifiche istituzioni locali a non abbandonare territori e patrimoni al miglior offerente economico ma organizzandoli per l’accoglienza di tutti, che verrebbero a visitare luoghi vivi e non parchi gioco. 

Certamente non è una  bacchetta magica, ma un cambio di direzione rispetto all'attuale strada ad alta velocità che distrugge città, territori, popolazioni e patrimoni.

 

 

Quii il video sul canale YouTube di Aduc

 

ADUC è indipendente
Nessun finanziamento pubblico né pubblicità. Solo le donazioni ci rendono liberi.
Sostienici →