Martedì 9 giugno 2026
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Nuova Zelanda. Il Partito dei Verdi, la fecondazione assistita e la clonazione

Articolo · a cura di Cinzia Colosimo ·
In un lungo articolo apparso sul quotidiano The New Zeland Herald, la portavoce dei Verdi Sue Kedgley, ha espresso opinioni, pareri e perplessita' sulle proposta di legge in materia di fecondazione assistita e clonazione umana. Ne riportiamo di seguito alcuni stralci.

"Ad una prima occhiata, le leggi proposte renderebbero la Nuova Zelanda uno dei Paesi piu' permissivi al mondo riguardo all'uso delle biotecnologie. Per alcuni aspetti sono promettenti, perche' viene sancita la priorita' della salute e del benessere dei bambini nati tramite tecniche di fecondazione artificiale, ma dall'altro lato, non forniscono informazioni sufficienti tali da permettere all'opinione pubblica di giudicare correttamente alcune procedure discutibili.
Il Human Assisted Reproductive Technology Bill ha aperto un vaso di Pandora sulle implicazioni etiche della ricerca, e su quanto l'uomo puo' permettersi di fare quando e' in gioco la razza umana. Le tecniche di fecondazione artificiale hanno drasticamente cambiato il mondo negli ultimi 20 anni, e c'e' da ammettere che, in questo, le nostre leggi sono antiquate. L'attuale proposta pero' non e' che un tentativo tardivo di regolarizzare il tutto, ma da come e' formulata, rischia solo di creare una porta aperta agli abusi. Si parla di embrioni ibridi, di ingegneria genetica sugli umani, di selezione prenatale, di designer babies in toni promettenti. Ma queste tecniche potenzialmente possono alterare l'evoluzione naturale degli uomini, ed e' sorprendente scoprire che, se la legge venisse approvata, il ministero della Salute avrebbe l'autorita' di dare il via ad alcune di queste procedure senza il diretto consenso della popolazione. Soprattutto per quanto riguarda un tipo di ingegneria genetica, la Nuova Zelanda dovrebbe adottare misure analoghe a quelle del Canada o della Gran Bretagna, dove ad esempio sono vietate tecniche che alterano gli aspetti somatici di una persona tramite il dna, aspetti che oltretutto verrebbero alterati anche per le generazioni successive. [.]
Il problema e' che nelle proposte di legge non e' prevista una diretta interferenza del pubblico nelle decisioni cruciali. Al contrario e' previsto un piccolo organo consultivo, un Comitato Consultivo Ministeriale, le cui sessioni saranno chiuse al pubblico, ma che avra' pero' l'autorita' di prendere decisioni a tutti gli effetti. Non avra' lo stesso potere il Comitato di Bioetica ad esempio, ne' sono previsti controlli e monitoraggi sull'operato di singole aziende o compagnie biotech. Tutte queste carenze devono essere prese in seria considerazione prima che la proposta divenga legge. Cio' di cui abbiamo realmente bisogno e' un organo di controllo che si basi su linee guida simili a quelle della Human Fertilisation and Embriology Authority inglese. Questo organo prenderebbe in esame i vari progetti di ricerca, e li bloccherebbe laddove l'opinione pubblica li riterrebbe moralmente inaccettabili. Come nel caso delle cellule staminali embrionali, ad esempio. Alcuni infatti sostengono che il coinvolgimento dell'embrione nella ricerca e la conseguente distruzione sono aspetti eticamente scorretti. Ora, al di la' di questo problema, e' importante che non venga permesso alle compagnie di brevettare le linee di staminali. Alla lunga un provvedimento del genere infatti, darebbe la possibilita' alle compagnie di monopolizzare la ricerca e strangolarla all'interno di regole economiche ben precise".
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