Il nuovo vertice del Dipartimento Nazionale Politiche Antidroga. Per andare dove e fare cosa?
Lode al settimanale "Vita" che ci fa conoscere cio' che dovremmo aver saputo attraverso altre fonti, cioe' quelle ufficiali della presidenza del Consiglio dei ministri: la nomina del nuovo capo del Dipartimento nazionale Politiche Antidroga, il generale del Sismi Antonio Ragusa, che sostituisce Nicola Carlesi, dimessosi qualche giorno fa dopo meno di un anno dall'investitura.Chissa' perche' la notizia non e' stata data in forma ufficiale, eppure stiamo parlando di un incarico di una certa importanza, visto che si tratta di un Dipartimento che deve sovrintendere alla lotta contro uno dei fenomeni sanitari e criminosi che piu' scombussola la vita di ognuno, mettendo in pericolo anche le nostre istituzioni.
Cosi' apprendiamo anche che il ministro Carlo Giovanardi ha avuto la delega per la lotta alle tossicodipendenze, e che ha tenuto a precisare che il generale Ragusa e' "un tecnico privo di colorazione politica". Un tecnico per un incarico prettamente politico non e' proprio quello che si auspicherebbe. Ma visto che il suo predecessore, lo psichiatra Carlesi, aveva dato risultati pari allo zero (quindi negativi, visto l'ambito in cui lo star fermi e' tutto a vantaggio della delinquenza organizzata e del diffondersi delle dipendenze), forse un generale del Sismi si adattera' meglio al ruolo di politico.
Ma per quale politica?
Dove vuole andare questo Dipartimento? Il ministro Giovanardi crede che un tossicodipendente sia essenzialmente un malato o solo un delinquente, per cui, arrestato, non debba finire in carcere ma in ospedale? Ce lo chiarisce il nostro ministro o dobbiamo aspettare il prossimo tossicodipendente che muore in carcere, com'e' successo pochi giorni fa?
Il generale Ragusa, vista la sua non indifferente esperienza come agente segreto, ritiene che le forze di polizia del nostro Paese debbano continuare a disperdere le loro energie nei migliaia di rivoli del fenomeno (inclusi i ragazzini che si fanno gli spinelli e coloro che si coltivano in casa una piantina di marijuana) o non debbano piuttosto seguire l'esempio dei loro colleghi britannici, concentrando le iniziative sui traffici di droghe pesanti e relativa malavita organizzata che li gestisce?
Le nostre non sono due domande secondarie, e non intendono mettere in discussione le attuali normative, anche perche' ci rendiamo conto che i compiti di un Dipartimento del genere sono strettamente legati alle leggi che ci sono e non ha il compito di rimetterle in discussione. Sono due domande che presuppongono una scelta di priorita', decidendo di concentrarsi li' dove maggiormente il fenomeno sta distruggendo il tessuto sociale, economico e civico, cioe' traffici e delinquenza organizzata. Se ci si rispondera' che invece bisognera' occuparsi di entrambe le cose, possiamo solo ricordare che Carlesi c'e' gia' stato.
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