Martedì 11 agosto 2026
Menu

Patto UE su migrazione e asilo: le tensioni sovraniste frenano una politica comune

Articolo · Redazione ·

Il Patto europeo sulla migrazione e l'asilo, entrato in vigore il 12 giugno 2026, è al centro di un acceso dibattito politico in tutta l'Unione europea. A fotografare la situazione è AgenSIR, che ha interpellato Bruno Marasà, già funzionario del Parlamento europeo e già responsabile dell'Ufficio di Milano dell'Europarlamento.

 

Secondo AgenSIR, i flussi migratori continuano a dividere profondamente l'Unione: governi dei 27 Stati membri, partiti politici e società civile faticano a trovare una linea condivisa. Il caso di Ceuta ha riportato il tema al centro dell'attenzione mediatica, scatenando polemiche, ritorsioni e scaramucce diplomatiche tra i paesi membri — in particolare tra Spagna, Italia e Germania.

Marasà è critico sul Patto: istituzioni UE e governi nazionali ne hanno decantato la portata risolutiva, ma secondo lui è "destinato a non funzionare" perché lascia in ultima istanza la leva delle decisioni ai singoli governi. La struttura prevede, di fatto, un meccanismo in cui uno Stato può "pagare per limitare gli accessi nel proprio territorio", mettendo sullo stesso piatto della bilancia finanziamenti e quote di migranti — una logica che Marasà definisce assurda, ricordando che si parla di persone in carne e ossa, non di merci.

 

Un ulteriore segnale delle difficoltà politiche riguarda il linguaggio stesso del dibattito pubblico: come sottolinea AgenSIR, non si parla più di "asilo" ma di "immigrazione clandestina", con tutto ciò che questo slittamento semantico comporta per i valori e la credibilità dell'Unione europea.

Sul fronte dei numeri, il Patto introduce il Regolamento sulla gestione dell'asilo e della migrazione (AMMR), che sostituisce il vecchio Regolamento di Dublino III conservandone però il principio fondamentale: la domanda di asilo resta a carico del paese di primo ingresso. Per l'Italia questo significa un aggravio, con la responsabilità legata all'ingresso irregolare che passa da 12 a 20 mesi. Nel 2025 l'Italia ha registrato il 19% dei richiedenti asilo totali nell'UE, seconda solo alla Spagna (21%), superando per la prima volta Germania e Francia, entrambe ferme al 17%.

 

La tensione tra approcci sovranisti e necessità di una governance comune rimane il nodo irrisolto. Come osserva AgenSIR, se ogni paese agisce in modo autonomo e nazionalista, il fenomeno dell'immigrazione rischia di sfuggire a qualsiasi controllo collettivo, rendendo impossibile costruire soluzioni sostenibili nel medio-lungo periodo.

ADUC è indipendente
Nessun finanziamento pubblico né pubblicità. Solo le donazioni ci rendono liberi.
Sostienici →