Giovedì 4 giugno 2026
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Portogallo. Programmi di riduzione del danno e distribuzione di siringhe

Articolo · Donatella Poretti ·
L'anno scorso il ministro della Salute, Luis Filipe Pereira al momento di esprimere le sue valutazioni sul programma di riduzione del danno "Di' di no ad una siringa di seconda mano", si espresse chiaramente per estendere questo tipo di programmi anche all'interno delle carceri.
"E' intenzione di questo Governo, non solo mantenere il programma, ma anche di estenderlo all'ambiente carcerario, dove la situazione e' da tutti ritenuta molto grave", riferiva la rivista dell'Associazione Nazionale delle Farmacie. Ma molto piu' recentemente il ministro sembra avere cambiato radicalmente la sua posizione. In una intervista rilasciata alla rivista l'Expresso spiega la posizione del Governo in merito ai programmi di scambio delle siringhe e del consumo in sale apposite: "Non abbiamo mai visto questo come un mezzo positivo; in questo campo, condivido la responsabilita' con la ministra della Giustizia". E la ministra Celeste Cardona del resto ha sempre avuto le idee chiare: "su questo, non contate su di me ".
Il quotidiano Publico in un articolo cercava di fare chiarezza e non riuscendo a intervistare il ministro si e' dovuto accontentare delle dichiarazioni di un portavoce. La scommessa del Governo e' quella di dare un'opportunita' alle persone che vogliono liberarsi dalla droga: "prevenire e' meglio che curare, curare e' meglio che fare riduzione del danno".
Il programma di distribuzione delle siringhe e' in atto dal 1993, e viene portato avanti dalla rete delle farmacie e da diverse organizzazioni non governative. Fino all'agosto 2001 aveva distribuito 23 milioni di siringhe, le stime parlano di avere cosi' evitato 7 mila infezioni da Hiv ogni 10 mila assuntori di droghe iniettabili. L'investimento avra' un ritorno equivalente a 70 volte il costo della distribuzione. A conti fatti, oltre ad avere salvato migliaia di vite, ha fatto risparmiare 400 milioni di euro in trattamenti. Secondo questo stesso studio, se il programma fosse stato avviato anche in carcere avrebbe evitato 638 nuove contaminazioni tra i detenuti, e 177 milioni di euro in trattamenti.
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