Martedì 4 agosto 2026
Menu

Remigrazione: la promessa impossibile dei populisti, nei costi e nei diritti

Articolo ·
Annika Gordon - Unsplash
Foto: Annika Gordon — Unsplash (Unsplash License (libero uso))

Negli ultimi due anni una nuova parola d'ordine ha conquistato il populismo europeo: "remigrazione". Come riporta Linkiesta, il termine indica la richiesta di espulsione sistematica dei migranti privi di documenti, con una frangia crescente che vorrebbe estenderla anche ai migranti regolari accusati di "reati gravi".

 

L'idea non è nuova: le sue origini risalgono al 2010, inizialmente confinata in gruppi di nicchia legati alla teoria complottista della cosiddetta Grande Sostituzione. Oggi, però, ha fatto ingresso nel dibattito politico mainstream europeo, al punto che diversi esponenti politici hanno annunciato apertamente l'avvio di una "era delle deportazioni". Uno degli esiti più concreti di questa tendenza è stata l'approvazione del Regolamento europeo sui rimpatri al Parlamento europeo il 17 giugno scorso, votato grazie a un'alleanza tra i gruppi di centrodestra ed estrema destra, con l'apporto decisivo di alcuni eurodeputati liberali.

Ma i numeri smontano la narrazione: con una media di circa 4.500 rimpatri effettuati ogni anno, ci vorrebbero circa 75 anni per rimpatriare tutti i migranti irregolari presenti sul territorio italiano. Se si volesse comprimere l'operazione in cinque anni — la durata di un ciclo elettorale, come auspicano i sostenitori della remigrazione — l'Italia dovrebbe costruire 154 nuovi Centri di permanenza per il rimpatrio (Cpr), con costi che lieviterebbero a diversi miliardi di euro.

 

Anche la strada degli hub offshore si rivela tutt'altro che una scorciatoia. I centri costruiti dall'Italia in Albania, a Shengjin e Gjader, hanno già superato il budget iniziale di 39 milioni di euro arrivando a circa 74 milioni, quasi il doppio di quanto preventivato, con una capacità di appena 1.024 posti.

 

Secondo Linkiesta, la remigrazione va quindi definita una vera e propria "truffa" politica: uno slogan capace di raccogliere consensi, ma privo di qualsiasi concreta possibilità di attuazione, sia per i costi economici e logistici insostenibili, sia per le inevitabili violazioni dei diritti fondamentali che comporterebbe.

ADUC è indipendente
Nessun finanziamento pubblico né pubblicità. Solo le donazioni ci rendono liberi.
Sostienici →