Ristoranti, cani e dog menù

Secondo Jfc, nell’estate 2026 quasi quattro milioni di famiglie italiane partiranno in vacanza con il proprio animale, generando un valore stimato di 9,5 miliardi di euro. Nello stesso momento, sul Lago di Garda, qualcuno fotografava un menù rilegato dedicato ai cani: stessa grafica del menù principale, stessa cura tipografica, quattro voci semplici — acqua, crocchette, biscottini, osso da masticare — e una copertina con scritto “Dog Menù”.
La coincidenza – scrive Primaonline.it – racconta più di qualsiasi analisi. Come ha spiegato Massimo Feruzzi di Jfc, l’offerta italiana del pet tourism spesso si promuove in silenzio, quasi con pudore, per non disturbare gli altri clienti. Ma è proprio questo il punto: non basta essere dog‑friendly, bisogna comunicarlo con la stessa lingua visiva con cui si comunica tutto il resto. Un cartello scritto a mano produce un effetto; un menù rilegato ne produce un altro. Nel secondo caso stai dicendo che il cane del tuo ospite è un commensale, non una concessione.
Il tema non è il cane, ma il modo in cui un servizio diventa racconto. Quel piccolo menù è un oggetto fisico, ma funziona come contenuto editoriale: ha una copertina, un tono, una promessa implicita. Non dice solo “qui i cani possono entrare”, ma “abbiamo pensato anche a loro”.
È il principio del remarkable: non chiedere al cliente di parlare di te, dagli qualcosa che abbia voglia di fotografare. Un dettaglio ben progettato può generare più visibilità di una campagna.
L’8,9% degli italiani segnala difficoltà nel trovare ristoranti che accettino animali, mentre una parte altrettanto reale preferisce locali senza cani. Vietarli è una scelta legittima; comunicarlo male non lo è. Il problema non è la policy, ma il tono: un cartello aggressivo, l’assenza di alternative, la sensazione di gestire un’eccezione invece di presidiare un segmento.
Il potenziale del pet tourism potrebbe arrivare a 15,8 miliardi di euro se l’offerta smettesse di trattarlo come un fastidio e iniziasse a considerarlo un asset.
(FoodAffairs.it)