Sabato 20 giugno 2026
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Scelte e Regione. Lo stallo dell’economia in Toscana

Articolo · Stefano Fabbri ·

Dopo i non pochi segnali di allarme lo stallo dell’economia toscana registra adesso anche quello lanciato dai sindacati, che hanno convocato per il 9 luglio uno sciopero generale dell’industria e del manifatturiero. E quando uno sciopero è regionale, come questo, nessuno può sentirsi non chiamato in causa: le politiche del governo centrale, la cautela di parte datoriale, le stesse pregresse titubanze in alcuni settori delle organizzazioni dei lavoratori, ma questa volta anche la Regione è chiamata a dare conto del proprio ruolo di governo della programmazione di un intero territorio. I processi di reindustrializzazione della Toscana sono rimasti allo stato di annuncio, mentre l’economia perde competitività e le industrie toscane capaci di «correre», secondo Nomisma, sono abbondantemente sotto la media nazionale. Lo stato delle politiche per il lavoro, invece, è ancora quello gassoso, non riuscendo a tenere il passo con la flessione occupazionale in interi comparti: 8 persone al giorno perdono il lavoro nel solo settore della pelletteria, considerato fino a poco tempo fa uno dei primari asset toscani di competenza e tradizione. Le principali crisi industriali disseminate in tutta la regione sono da anni in attesa di una definizione. La più grave, forse, quella del polo siderurgico di Piombino i cui stop-and-go delle partnership internazionali sono supportati (ma per quanto ancora?) solo dagli ammortizzatori sociali. E si potrebbe continuare.


Ma del resto ci aveva pensato già la Banca d’Italia pochi giorni fa a mettere in guardia su una crescita del Pil regionale inferiore a quello della media nazionale. E senza export e farmaceutica il valore sarebbe stato addirittura negativo. Ma Bankitalia aveva anche fornito alcune indicazioni, tra cui quella di concentrare gli investimenti attualmente più ispirati alla visione «diffusa» della politica regionale. Che può avere le sue ragioni, purchè non diventino un alibi per non decidere quali siano i settori su cui puntare forze e risorse. E soprattutto suggerendo la necessità di una accelerazione nei processi di innovazione, senza i quali addio competitività. Nel documento con cui i sindacati annunciano lo sciopero c’è un importante passaggio riferito all’intelligenza artificiale.


Non più e non solo lo spettro del suo uso per la sostituzione del lavoro umano, ma la richiesta — politica — di gestirla come una delle leve dell’innovazione e della crescita poiché, proprio se lasciata cavalcare libera e felice, l’unico esito è la flessione irreversibile dell’occupazione. E la Toscana ha eccellenze che possono offrire importanti contributi: la Scuola Sant’Anna di Pisa e il Mit di Lucca, giusto per fare due esempi. Già adesso il presidente della Regione Eugenio Giani ha dato la disponibilità all’apertura di quel tavolo che i sindacati chiedono. Ma sarebbe importante che uno dei piatti forti sia proprio la questione della IA. Prima che questa presenti il conto ai commensali. Oppure finisca per essere il convitato di pietra che si mangia i vicini di tavolo.

 

(articolo pubblicato su Corriere  fiorentino - Corriere della Sera del 19/06/2026)

 

 

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