Martedì 9 giugno 2026
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Smart working... I love You?

Articolo · Redazione ·
GIÙ LE MANI DALLO SMART WORKING
«Tante aziende si sono organizzate bene e stanno rispondendo in maniera positiva al cambiamento... Ma ci sono anche tanti manager che professano il cambiamento, ma poi tornano alla preistoria... Molti nei mesi scorsi hanno obbligato al ritorno fisico in azienda, senza un bisogno effettivo». A raccontarlo è Andrea Malacrida, country manager Italia del Gruppo Adecco, che avverte: «Se le aziende non si svegliano neanche dopo la seconda ondata, diventerà un problema cronico». 
 
I paladini della scrivania Secondo l’Osservatorio smart working del Politecnico di Milano, a settembre sono rientrati in ufficio 1,5 milioni di lavoratori sui 6,5 milioni che hanno lavorato a distanza nel picco della pandemia. Non sono bastati i risparmi economici e i benefici sull’ambiente a convincere i manager. E così, anche se Milano oggi è ufficialmente zona rossa, in tanti sono costretti a prendere tram, metro e bus per andare in ufficio, come racconta Business Insider. Ma anche negli Stati Uniti, spiega il New York Times, si discute del rientro in presenza, dopo che un’azienda di giocattoli ha deciso che era ora di richiamare i dipendenti in ufficio. 
 
Le tifoserie In questi mesi, in Italia il dibattito si è schierato su due tifoserie: da una parte i sindaci spaventati dalle città vuote e i manager desiderosi del controllo a vista, dall’altra i sostenitori della rinascita dei borghi e del Sud Italia. Mentre il tavolo sullo smart working al ministero del Lavoro si è riunito a fine settembre e poi non se n’è sentito più parlare. 
 
Fisco smart? Intanto anche la Grecia punta sugli smart worker per il rilancio economico. L’offerta è di uno sconto del 50% sulle tasse ai nomadi digitali che si trasferiranno a lavorare sotto il Partenone, come già hanno fatto Bermuda, Barbados, Georgia ed Estonia. Deutsche Bank propone invece una tassa del 5% a carico dei lavoratori per ogni giorno in cui scelgono di lavorare a distanza. Idea che non piace affatto ai sindacati. 

(da Linkiesta del 16/11/2020)

 
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