Martedì 21 luglio 2026
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Tramvia Firenze. Città distrutta. Il tempo non si ferma in attesa del futuro 

Clandestino · Vincenzo Donvito Maxia ·

Smosse le prime zolle per la costruzione della nuova tramvia di Firenze, tra la stazione Leopolda e le Piagge. Annunciate con ottimismo le future linee per Campi Bisenzio e Sesto Fiorentino, mentre è “lì lì” il progetto per Rovezzano. "Dimensione metropolitana” dice il presidente della Regione.

Questo mentre la città soffre da troppo tempo i dolori per la costruzione della tramvia verso Campo di Marte e verso Bagno a Ripoli. Sofferenze che, mescolate alle tante altre di “manutenzione quotidiana” stradale, tlc, energia, etc, hanno reso Firenze invivibile. Se poi pensiamo a cosa succederà in zona Circondaria/Corsica per la stazione ferroviaria ad Alta Velocità che, a parte la galleria “finita”, per mobilità pubblica e privata è tutto un “chissà”.... ci vengono i brividi.

Ok, poi dovremmo avere una città del futuro. Ma anche qui “chissà” e “quando”. Per il “chissà” è tutto da vedere e capire. Per il “quando” -esperienza docet - sappiamo già che è un disastro.

Quando saranno ultimate le tramvie in costruzione, la città avrà un altro problema: sarà sparita. Il tessuto umano ed urbanistico che è già stravolto, lo sarà ulteriormente, lasciando un segno indelebile. Con, per esempio, attività commerciali che hanno dovuto chiudere a causa dei lavori che lasceranno un deserto, che forse e in parte sarà rianimato da qualche grande capitale a cui già oggi l’amministrazione affida le costruzioni del patrimonio demaniale dismesso…. quindi non “Firenze” ma "Disneyland" per ricchi e per mordi e fuggi. Mentre i residenti scappati dalle zone dei lavori, non vi torneranno perché le case, rivalutate per la presenza della tramvia, saranno accessibili solo per gli affitti brevi e per residenzialità e turismo ricco.

 

Quando gli amministratori hanno avviato i lavori, pur ricordandoci  che avremmo sofferto “lacrime e sangue”, hanno sottovalutato che il tempo non si sarebbe fermato in attesa del futuro, ma avrebbe continuato ad andare avanti lasciando un deserto umano, sociale, urbanistico ed economico.

Per impedire che ciò accadesse c’era una possibilità, ma è - culturalmente e in pratica - talmente fuori della portata fiorentina,  toscana e italica, che neanche è stata presa in considerazione: lavori veloci, 24 ore su 24 sì da terminare in un decimo del tempo oggi previsto. Possibilità la cui fattibilità era da prendere in seria considerazione (tipo “conditio sine qua non”) e che - oggi - solo per  farsi un pochino meno male, potrebbe essere utilizzata per i lavori in corso e, soprattutto, per quelli futuri.

 

Ricordiamo che l’alternativa è il deserto che oggi è costruito con una velocità anche maggiore dei lavori in corso.

 

 

Qui il video sul canale YouTube di Aduc

 

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