Venerdì 5 giugno 2026
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OBBLIGO ISCRIZIONE ORDINE GIORNALISTI PER DIRIGERE GIORNALE

Comunicato ·

LA LEGGE ITALIANA ALLA MATRICIANA, DEGNA DEGLI AZZECCAGARBUGLI CHE DIFENDONO L'OBBLIGO DEL PRIVILEGIO CORPORATIVO
Firenze, 26 Maggio 2003. L'interrogazione alla Commissione Europea dell'eurodeputato Benedetto Della Vedova in materia di obbligo di iscrizione all'albo dei giornalisti per dirigere un periodico italiano, e' quella che giornalisticamente potrebbe essere definita "una chicca". Ma che, visto l'ambito e la materia e l'attenzione che suscita in chi sostiene di informare, corre il rischio di restare li' come un simulacro alla liberta' di stampa: in mezzo ad un deserto di scorpioni pronti a mordere chiunque si avvicini e cerchi di capire.
Il caso sollevato dall'eurodeputato e' quello di un giornalista francese, Claude Jeancolais che, chiamato a dirigere due periodici italiani, non l'ha potuto fare perche' non iscritto all'Ordine dei Giornalisti. E fin qui la questione ha una sua logica: non condivisibile da chi scrive, ma conforme alla realta' delle leggi. Ma e' quest'ultima che, filtrata attraverso il costume provinciale, arrogante e pusillanime dell'italica consapevolezza che "bisogna tira' a campa'", per l'occasione si manifesta con una soluzione alla "matriciana". Ed ecco che il giornalista Jeancolas si ritrova iscritto all'albo dei "giornalisti pubblicisti": un surrogato dell'albo dei professionisti dove vengono parcheggiati gli aspiranti e, soprattutto, dove e' iscritto chiunque, pur di avere un minimo di collaborazione con questa o quell'altra testata senza essere guardato come un paria dai suoi colleghi, o chiunque voglia approfittare delle prebende pubbliche della corporazione strappate ad uno Stato che non gli par vero di concedere: ma solo se c'e' la benevolenza corporativa di quelli iscritti all'albo dei professionisti. Che nel nostro caso, vista la figura "cacina" nei confronti del giornalista "europeo" chiamato a dirigere dei periodici italiani, si e' subita manifestata.
Trovata la soluzione alla "matriciana", ecco che il nostro giornalista puo' dirigere un periodico (giammai un quotidiano). Immaginiamo che la procedura per l'iscrizione sia stata seguita come di dovere: tot articoli in tot tempo con tanto di remunerazione dimostrabile . anche se dall'interrogazione dell'on. Della Vedova si potrebbe evincere il contrario, ma a noi questo aspetto interessa poco, perche' non siamo riverenti di una procedura per iscriversi a qualcosa che, di per se', e' la negazione del diritto all'informazione e della liberta' di stampa: se per procrastinare il potere della corporazione, quest'ultima fa carte false fra di se', sono solo i suoi iscritti riverenti che dovrebbero porsi il problema. Per quanto ci riguarda raccogliamo i risultati, li mettiamo alla berlina, li narriamo per cio' che appaiono e per la funzione che svolgono massacrando diritto e liberta', di chi lavora e di chi consuma.
Mentre auspichiamo che all'interrogazione dell'on. Della Vedova la Commissione sia in grado di rispondere nero su bianco (viene chiesto se questa imposizione della legislazione italiana non limiti la liberta' di circolazione dei lavoratori all'interno dell'Unione), ci chiediamo se l'occasione possa servire per un confronto tra pro e contro (non della soluzione all'amatriciana, perche' -come gia' detto- riguarda solo i riverenti), ma tra i fautori di una economia in cui i soggetti siano liberi di lavorare, consumare e informarsi, e di un'economia in cui questa decisione e' demandata ad un'autorita' che ha come principale attivita' quella di rinnovare il suo potere.
L'equilibrio e il controllo tra poteri e la negazione della continuita' degli stessi e' uno di quei fondamenti che, a nostro avviso, fanno la differenza: dove sono i poteri dei consumatori d'informazione?
Vincenzo Donvito, presidente Aduc
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