Domande frequenti (FAQ) sugli investimenti finanziari
Domande sul servizio di informazione e consulenza finanziaria di Aduc-Investire Informati
1. Quali sono gli obiettivi di Aduc-Investire Informati?
2. A che genere di domande rispondete?
3. Chi sono gli esperti che rispondono alle domande?
4. È necessario essere iscritti all'Aduc per avere le risposte?
5. Entro quanto tempo rispondete?
6. È possibile contattare gli esperti per approfondimenti?
Domande comuni sugli investimenti finanziari
7. Mi potete consigliare su come investire una certa somma di denaro?
8. Mi consigliate un buon titolo sul quale investire?
9. Cosa ne pensate dell'azione "x" o dell'obbligazione "y"?
10. Cosa ne pensate dei fondi comuni d'investimento e dell'industria del risparmio gestito in genere?
11. Cosa ne pensate degli ETF? Come scegliere quelli migliori?
12. Cosa ne pensate dei Buoni Postali Fruttiferi Ordinari?
13. Cosa ne pensate dei Piani Integrativi Pensionistici (PIP)?
14. Cosa ne pensate dei Piani di Accumulo di Capitale (PAC)?
15. Cosa ne pensate delle polizze assicurative sulla vita?
16. Cosa ne pensate delle obbligazioni strutturate e dei prodotti a capitale garantito?
17. Cosa ne pensate dei conti di deposito?
18. Quali sono le migliori banche con le quali operare?
1. Quali sono gli obiettivi di Aduc-Investire Informati?
Il primo obiettivo è aiutare i risparmiatori a evitare fregature nel mondo degli investimenti. Chi lo desidera, prima di sottoscrivere un investimento, può chiederci informazioni sui costi e sui rischi degli strumenti che gli vengono proposti, in modo da valutarli con il supporto del parere di un professionista disinteressato.
Il secondo obiettivo è dare il nostro contributo per elevare la cultura finanziaria dei risparmiatori, in modo da renderli sempre più consapevoli sulle regole per scegliere gli investimenti adatti alle proprie caratteristiche, sui propri diritti come investitori non professionisti e sugli obblighi degli intermediari finanziari. A questo scopo pubblichiamo regolarmente articoli sul sito: aduc.it/investire
2. A che genere di domande rispondete?
Il servizio ha come oggetto principale l'informazione sui costi e sui rischi degli specifici prodotti di risparmio gestito che vengono proposti ai risparmiatori. Spesso queste informazioni sono pubbliche e disponibili sui siti delle società di gestione, ma gli investitori non professionisti non hanno il background necessario per orientarsi nella mole di documenti disponibili. Quando le informazioni non sono pubblicamente disponibili, invitiamo i lettori a farsi consegnare la documentazione dal proponente l'investimento e a inviarcela, in modo che possiamo fornire indicazioni sui costi e sui rischi del prodotto.
Attraverso lo stesso servizio rispondiamo a domande di approfondimento sui temi trattati negli articoli pubblicati sul sito.
Non rispondiamo a domande riguardanti singoli titoli azionari o obbligazionari, perché è impossibile fornire informazioni accurate su tutti i titoli presenti sul mercato (e sarebbe anche dannoso fornirle a investitori non esperti). Non possiamo inoltre fornire consigli su come investire le proprie disponibilità finanziarie, perché per farlo in modo professionale è necessario conoscere approfonditamente la situazione personale e patrimoniale del singolo investitore: questo richiede il lavoro di un consulente. Lo scopo di Investire Informati è permettere a ciascun investitore non professionista di compiere da solo le proprie scelte d'investimento, attraverso la lettura degli articoli che pubblichiamo nell'archivio: aduc.it/investire
3. Chi sono gli esperti che rispondono alle domande?
L'Aduc si avvale della collaborazione di liberi professionisti che si occupano di consulenza agli investimenti privati. Sono rigorosamente professionisti indipendenti, senza alcuna forma di rapporto di dipendenza con banche o intermediari finanziari. Il sito ospita inoltre i contributi di esperti del settore.
4. È necessario essere iscritti all'Aduc per avere le risposte?
No. Tutti i servizi che l'Aduc offre sono gratuiti, ma il sostegno degli utenti è prezioso e necessario perché l'associazione possa continuare il proprio lavoro. Per maggiori informazioni su come sostenerci: aduc.it/sostienici
5. Entro quanto tempo rispondete?
Nel minor tempo possibile, tenuto conto della complessità della domanda e del numero di domande pervenute in quel periodo: mediamente 3-5 giorni. Le risposte vengono inviate per posta elettronica all'indirizzo indicato nell'apposito modulo e, di norma il giorno successivo, vengono pubblicate sul sito (omettendo il nome del lettore). È importante che l'indirizzo di posta elettronica indicato sia corretto. Invitiamo inoltre a compilare tutti i campi del modulo, perché le informazioni richieste possono essere utili a fornire il miglior servizio possibile.
Qualora dopo qualche giorno non si riceva risposta, suggeriamo di compilare di nuovo la domanda o di cercare la risposta tra quelle già pubblicate sul sito: probabilmente si è verificato un errore tecnico che ha impedito a noi di ricevere la domanda o al lettore di ricevere la risposta.
6. È possibile contattare gli esperti per approfondimenti?
In linea di massima è preferibile utilizzare la posta elettronica. Per chi desidera una consulenza personalizzata, indipendente e svincolata dalla vendita di prodotti finanziari, rimandiamo alla nostra pagina dedicata: aduc.it/info/consulenza.php
I professionisti che collaborano con Investire Informati non possono fornire telefonicamente consigli circa l'opportunità di fare questo o quell'investimento. Sono pianificatori finanziari indipendenti, che forniscono consulenze sugli investimenti solo dopo aver acquisito tutte le informazioni necessarie. Chi voglia avvalersi della loro consulenza può farlo al di fuori del rapporto con l'Aduc, secondo le rispettive tariffe professionali.
Domande comuni sugli investimenti finanziari
7. Mi potete consigliare su come investire una certa somma di denaro?
Non possiamo fornire suggerimenti specifici su come investire il proprio patrimonio finanziario, perché non esiste "l'investimento migliore" in assoluto: esiste soltanto l'investimento più adeguato alle specifiche caratteristiche e agli obiettivi del singolo investitore. Non ha senso fornire indicazioni senza conoscere approfonditamente la situazione personale, la composizione complessiva di redditi e patrimonio e gli obiettivi finanziari reali.
Ciò che Aduc-Investire Informati può sicuramente fare è aiutare a evitare fregature, sconsigliando gli investimenti palesemente inefficienti, cioè carichi di costi e rischi che potrebbero essere eliminati. Scegliere un investimento finanziario, una volta scartati i prodotti inefficienti, si traduce nel determinare il grado e la forma di rischio che si è disposti ad accettare per massimizzare le probabilità di raggiungere i propri obiettivi.
È un lavoro che, in larga parte, può essere svolto autonomamente, specialmente per i patrimoni meno complessi, dedicando un po' di tempo a studiare i principi fondamentali dell'investimento finanziario. A questo scopo consigliamo caldamente la lettura degli articoli che pubblichiamo nella sezione aduc.it/investire e in particolare di quelli dedicati ai principi base, agli errori più comuni, al concetto di rischio finanziario e alle regole per la vendita.
Chi ritenga di non essere in grado di prendere decisioni adeguate (perché non ha tempo, o perché il proprio patrimonio è particolarmente consistente e giustifica l'intervento di un esperto), può valutare di rivolgersi a un consulente finanziario indipendente, ovvero non legato a banche o intermediari. Maggiori informazioni nella nostra pagina: aduc.it/info/consulenza.php
8. Mi consigliate un buon titolo sul quale investire?
Non esistono titoli "buoni". Investire in singoli titoli, specialmente azionari, è una scommessa non adatta agli investitori non professionisti. Nei mercati finanziari evoluti, i prezzi dei singoli titoli incorporano la valutazione di tutte le informazioni disponibili sul mercato. In altre parole, e con un po' di semplificazione, non è possibile guadagnare un extra-rendimento rispetto al rendimento medio del mercato avvalendosi di informazioni pubblicamente disponibili.
Questo significa che chiunque consigli "buoni titoli" — compresi giornali e sedicenti esperti — fa un lavoro che non ha alcuna base scientifica.
9. Cosa ne pensate dell'azione "x" o dell'obbligazione "y"?
Non parliamo mai di singoli titoli, né azionari né obbligazionari. L'investimento in singoli titoli è fortemente sconsigliabile per gli investitori non esperti per molte ragioni, prima fra tutte il rischio specifico che questo tipo di investimento comporta. Non rispondiamo quindi a domande sui singoli titoli.
I fondi comuni d'investimento hanno fondamentalmente un solo grande pregio: permettono di diversificare i rischi specifici. Invece di investire in pochi singoli titoli azionari, è possibile investire in un portafoglio composto da decine o centinaia di titoli. In questo modo l'investimento subisce le fluttuazioni del mercato di riferimento (ad esempio le azioni europee) e non è esposto al rischio derivante dall'andamento di una singola azienda. Questo è particolarmente utile per i mercati azionari e per quelli obbligazionari rischiosi (obbligazioni corporate o di Paesi emergenti). I fondi comuni, grazie a una buona legislazione, sono inoltre strumenti molto sicuri e trasparenti.
Se l'industria del risparmio gestito si limitasse a offrire questo servizio, farebbe un'opera molto utile. Purtroppo, per massimizzare le commissioni, ha costruito una grande narrazione: la favola dell'esperto che saprebbe quali azioni comprare e vendere, e quando. Questa narrazione è amplificata dai giornali finanziari, che proprio su di essa fondano una delle ragioni del proprio successo. Lo scopo dichiarato della stragrande maggioranza dei fondi venduti in Italia è quello di offrire un rendimento, ponderato per il rischio, superiore alla media del mercato di riferimento: è la cosiddetta "gestione attiva". In pratica al cliente viene detto: siccome la banca dispone di esperti di finanza che sanno cosa comprare e cosa vendere, e soprattutto quando, non si limita a investire i suoi soldi diversificandoli sul mercato; per farle guadagnare di più decide anche cosa e quando comprare e vendere, e per farlo si trattiene delle commissioni.
Con questo meccanismo, la filiera distributiva si trattiene mediamente una quota significativa del capitale ogni anno. Ma poiché, mediamente, il rendimento lordo dei gestori di fondi è pari a quello del mercato (anche perché la maggior parte del mercato è fatto proprio dai gestori professionisti), il rendimento medio netto che finisce nelle tasche dei risparmiatori è il rendimento del mercato meno i costi trattenuti.
Questa è la ragione per cui, sistematicamente, la media dei fondi comuni d'investimento ha un rendimento inferiore a quello del mercato. C'è sempre qualche gestore che fa meglio del mercato, ma per ogni gestore che fa meglio ce ne sono altri che fanno peggio, e poiché non c'è alcun modo di sapere in anticipo quale gestore farà meglio in futuro, è molto più razionale puntare sulla media del mercato, garantendosi un risparmio di costi che si traduce in rendimento aggiuntivo. Per la stessa ragione, le gestioni patrimoniali in quote di fondi (GPF) sono particolarmente svantaggiose: a fronte di commissioni doppie (sui fondi e sulla gestione), non offrono una diversificazione superiore a quella ottenibile acquistando i fondi in autonomia.
In sintesi: gran parte dell'industria del risparmio gestito si fonda sulla presunta capacità degli esperti di battere sistematicamente la media del mercato. In termini più tecnici, prospera grazie all'asimmetria informativa fra produttori e utenti del servizio. Uno degli scopi di Investire Informati è proprio quello di contribuire a ridurre questo divario di conoscenza.
11. Cosa ne pensate degli ETF? Come scegliere quelli migliori?
Gli ETF sono un'ottima cosa, perché permettono di diversificare gli investimenti senza acquistare il "servizio-bidone" della cosiddetta gestione attiva, risparmiando ogni anno una quota significativa di costi.
È importante ribadire che investire in ETF azionari non è un investimento "sicuro": è a tutti gli effetti un investimento azionario. Gli ETF sono eccellenti sostituti dei fondi azionari, ma al pari di questi devono ricoprire solo una parte del proprio patrimonio (quanta dipende da considerazioni soggettive, vedi la domanda 7) e hanno senso solo in un'ottica di lungo termine. Il lungo termine permette di ridurre drasticamente la probabilità di subire perdite, ma non offre alcuna garanzia. Certamente, grazie al risparmio di commissioni, dopo molti anni è più probabile non subire perdite rispetto a un fondo azionario tradizionale.
Per scegliere autonomamente un ETF è necessaria una minima conoscenza dei mercati nei quali si vuole investire e degli indici di riferimento che gli ETF replicano. In linea di massima, è preferibile scegliere ETF che replicano indici il più diversificati possibile, con commissioni di gestione contenute e con volumi di scambio elevati, perché questo garantisce minori costi impliciti in fase di negoziazione.
Chi è del tutto a digiuno di finanza ha difficoltà a scegliere gli ETF (così come, in misura anche maggiore, ne avrebbe a scegliere fondi comuni). In questo caso la scelta migliore è probabilmente quella di non investire nei mercati azionari: si perderanno opportunità di guadagno, ma investire senza un'adeguata preparazione espone al rischio di errori grossolani, soprattutto in fase di gestione successiva all'acquisto.
12. Cosa ne pensate dei Buoni Postali Fruttiferi Ordinari?
I Buoni Postali Fruttiferi sono una forma di risparmio ingiustamente screditata dalle stesse Poste Italiane (oltre che dal sistema finanziario in generale), perché vendendoli non si guadagnano commissioni significative.
I rendimenti variano nel tempo a seconda dell'andamento dei tassi, ma si tratta di una forma di investimento sicura, con una struttura tecnica particolarmente vantaggiosa per gli investitori non esperti. Lo strumento ha infatti un rendimento medio annuo crescente con il passare del tempo ed è rimborsabile in qualsiasi momento senza alcuna penalizzazione dopo il primo anno. Questa caratteristica, rara se non unica nel mercato obbligazionario, mette al riparo il risparmiatore dalle oscillazioni dei prezzi delle obbligazioni a tasso fisso.
Le emissioni dei Buoni Postali variano nel tempo. È buona norma consultare i fogli informativi delle emissioni in corso sul sito di Cassa Depositi e Prestiti: cdp.it
13. Cosa ne pensate dei Piani Integrativi Pensionistici (PIP)?
Riteniamo che sia molto importante, in molti casi indispensabile, accantonare risorse per la propria pensione. La normativa sulla previdenza complementare (d.lgs. 252/2005 e successive modifiche) prevede incentivi fiscali per le forme di risparmio con finalità esclusivamente previdenziali. Questi strumenti (Fondi Pensione Negoziali, Fondi Pensione Aperti, PIP) presentano vincoli che assicurano allo Stato che le somme servano effettivamente a integrare le pensioni pubbliche, sempre più magre rispetto al passato.
In linea generale, quindi, riteniamo che utilizzare questi strumenti sia una buona idea. Il problema, come sempre in finanza, sono i costi. I PIP, di solito di emanazione di compagnie assicurative, sono in media sensibilmente più costosi dei Fondi Pensione, sia in fase di accumulo sia in fase di erogazione della rendita. Spesso la convenienza fiscale del prodotto (peraltro più modesta di quanto i venditori facciano credere, dato che le rendite sono comunque tassate) viene erosa dai costi.
Se si decide di sottoscrivere una forma di previdenza complementare è essenziale scegliere uno strumento con costi contenuti, non solo in fase di versamento e di erogazione, ma anche in fase di gestione del capitale. In genere i Fondi Pensione Negoziali (laddove disponibili in base alla categoria lavorativa) e i Fondi Pensione Aperti sono meno costosi dei PIP. Per un confronto trasparente fra i costi dei diversi prodotti è utile consultare l'Indicatore Sintetico dei Costi (ISC) pubblicato da COVIP: covip.it
L'idea di investire con regolarità, specialmente nei mercati azionari, una cifra anche modesta è certamente fra le più intelligenti per gestire i risparmi in divenire. Ci sono molte ragioni, sia psicologiche sia tecnico-finanziarie, per le quali l'investimento dilazionato nel tempo è un vero affare. Purtroppo lo sanno bene anche le banche e gli intermediari finanziari, che hanno costruito una serie di formule per "impegnare" il risparmiatore a versare una cifra mensile finalizzata all'investimento. Quasi tutte queste formule sono inutilmente costose.
La più diffusa è il PAC su fondi comuni. I fondi comuni sono già di per sé inutilmente costosi, e la formula del PAC tipicamente aggrava le commissioni d'ingresso. Esistono oggi società di gestione che non applicano commissioni d'ingresso sui PAC: dovendo proprio scegliere fondi comuni, è bene privilegiare queste società.
Non vanno trascurati i costi impliciti. Un bonifico può costare diversi euro, e la società di gestione spesso applica commissioni fisse per ogni versamento. Su importi piccoli, questi costi possono incidere fra il 5% e il 10% di ogni versamento: una percentuale assolutamente inaccettabile. In questi casi conviene effettuare 3 o 4 versamenti annui di importo più elevato, anziché 12.
Un modo intelligente di accantonare una cifra mensile in investimenti azionari è quello di utilizzare gli ETF. Per chi non ha sufficiente dimestichezza con il mercato azionario, una buona alternativa è disporre di un conto a basso costo sul quale depositare ogni mese una parte dello stipendio: quando la cifra accantonata lo permette, si possono acquistare titoli di Stato o Buoni Postali. Chi ha competenze adeguate può costruirsi un portafoglio diversificato di obbligazioni non governative; in questo caso, più basso è il rating del titolo, più importante è che l'investimento rappresenti una piccola percentuale del capitale complessivo (1-2% per obbligazioni con rating sotto la tripla B).
15. Cosa ne pensate delle polizze assicurative sulla vita?
Una forma di risparmio purtroppo ancora molto diffusa sono le assicurazioni sulla vita. Questi prodotti vengono spesso venduti in Italia come investimenti, mentre nascono come forme di copertura previdenziale: servono cioè a trasferire i cosiddetti "rischi demografici" alla compagnia assicurativa, dietro pagamento di un premio.
Usare le assicurazioni sulla vita come strumento per accantonare risparmi è in genere un errore dal punto di vista finanziario. Sempre nel ramo assicurativo (che, ricordiamo, è in media più costoso e meno trasparente dei già costosi fondi comuni d'investimento) si sono diffuse le polizze unit-linked, che spesso prevedono versamenti mensili: anche queste sono formule da cui stare alla larga.
Le assicurazioni, se utilizzate con intelligenza, sono molto utili. Purtroppo in Italia gli assicuratori che non sono meri venditori sono una rara eccezione. Le compagnie hanno calibrato la loro offerta all'interno di un sistema in cui la polizza viene "rifilata" al cliente con pressioni di tipo commerciale: questo ha sostanzialmente compromesso un settore che invece sarebbe estremamente utile per la tranquillità economica delle famiglie. In sintesi: le polizze vita finalizzate a "mettere da parte dei soldi" sono da evitare.
16. Cosa ne pensate delle obbligazioni strutturate e dei prodotti a capitale garantito?
Ne pensiamo tutto il male possibile. Questi prodotti servono esclusivamente ad aggravare costi e rischi del risparmiatore attraverso lo "specchietto delle allodole" del capitale garantito a scadenza. Ogni forma di garanzia ha un costo, in qualche forma. Si tratta di prodotti sostanzialmente invendibili fino alla scadenza (o vendibili con penalizzazione, spesso implicita nel prezzo) e poco trasparenti.
Il fatto che garantiscano il capitale non significa che siano un buon investimento. Non ha senso investire per molti anni con la prospettiva concreta di recuperare solo il capitale iniziale: in termini reali (cioè al netto dell'inflazione) la maggioranza di questi prodotti produce perdite. Sono prodotti dai quali stare alla larga.
17. Cosa ne pensate dei conti di deposito?
I conti di deposito sono un buono strumento per la gestione della liquidità. Non vanno confusi con una forma di investimento a medio-lungo termine (come obbligazioni, ETF, Buoni Postali Fruttiferi e simili). Per la gestione della liquidità sono una valida alternativa rispetto ai fondi monetari, ai BOT e ad altre forme equivalenti. Se si decide di parcheggiare una parte della propria liquidità su questi strumenti, può essere utile dedicare un po' di tempo a confrontare le offerte promozionali in corso, prestando attenzione alle differenze fra conti liberi e conti vincolati e alla solidità della banca emittente (con riferimento, in particolare, alla copertura del Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi, oggi pari a 100.000 euro per depositante per banca).
18. Quali sono le migliori banche con le quali operare?
Purtroppo questa domanda non ha una risposta univoca. Il sistema bancario italiano resta in larga parte inefficiente e poco competitivo. Per le esigenze di base (RID/SDD, bonifici, pagamenti), un conto online — per chi è in grado di utilizzarlo — permette di accedere a servizi più avanzati e meno costosi rispetto alle banche tradizionali. Per i servizi di investimento, invece, è bene aver chiaro che la consulenza offerta dalle banche si svolge in un contesto di palese conflitto di interessi: massima attenzione quindi ai prodotti proposti, ai costi impliciti e al rispetto delle norme a tutela del risparmiatore (in particolare la disciplina MiFID II). Anche per la gestione del conto titoli, operare attraverso il canale online consente di norma condizioni più vantaggiose in termini di commissioni.