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LENTENZZA DEI PROCEDIMENTI AMMINISTRATIVI. L'ADUC SCRIVE AL MINISTRO DI GRAZIA E GIUSTIZIA, CHE RISPONDE.
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Editoriale 
15 marzo 1999 0:00
 
Lo scorso 1 marzo il presidente dell'Aduc ha inviato una lettera al ministro di Grazia e Giustizia, on. Oliviero Diliberto. Questo il testo:

Le sottoponiamo una questione molto delicata e -come sempre piu' spesso le capitera' nell'ambito del suo ufficio- urgente: i tempi della giustizia. In particolare di quella amministrativa, che, essendo tra i piu' lunghi, creano danni irreversibili a chi vi ricorre e, crediamo, al sistema Giustizia nel suo complesso.
Alcuni giorni fa il quotidiano "IlSole24Ore" faceva il punto della situazione, e titolava "Dodici anni per una sentenza del Tar", e faceva un quadro sconsolante e senza speranza, in particolare rispetto alla legge 67/97, la cosiddetta sblocca cantieri.
Ma c'e' anche un altro aspetto: il cittadino che, sentendosi vessato dall'amministrazione, per capire se ha ragione o meno ricorre al Tar e, in attesa lunghissima di risposta, subisce danni materiali ingenti e si allontana sempre piu' da un rapporto di fiducia verso Giustizia e Stato.
E' quanto sta succedendo a molti cittadini che in questi mesi si sono rivolti alla nostra associazione. Unici in Italia, in decine di migliaia, per una disposizione della Finanziaria del '97 interpretata a cuor leggero da parte dell'amministrazione locale, ricevono richieste di oblazione da parte del Comune di Firenze su pratiche di condoni edilizi gia' chiuse da tempo o comunque gia' oblate sullo specifico.
E' ovvio, signor ministro, che non le chiediamo di entrare nello specifico, ma sull'impossibilita', a mesi di distanza, di avere una risposta dal Tar, a cui ci siamo rivolti con dei casi-pilota.
Le scriviamo perche', ci creda, e' proprio sconfortante avere nei propri uffici, ogni giorno, processioni di cittadini che unanimemente concludono maledendo il giorno in cui hanno deciso, con il condono, di mettersi in regola con la legge.
La nostra funzione di associazione che fa da tramite, per una corretta interpretazione delle leggi e per stimolarne l'approvazione di nuove o la cancellazione di altre, si sta trasformando nella gestione di un cimitero del Diritto: un continuo far fronte a contribuenti/utenti con desideri di rivolta violenta e piani di deresponsabilizzazione totale nella vita civica.
Ci rendiamo conto che non siamo i primi in queste condizioni e, crediamo, neanche gli ultimi. Ma e' uno spaccato, signor ministro, che abbiamo voluto sottoporle, perche' abbiamo una percezione sviluppata di una situazione che sta diventando irrecuperabile.
Non crediamo nei miracoli e non glieli chiediamo. Ma crediamo in autorevolezza e fermezza delle funzioni di un ministro, lei in questo caso.

Questa la risposta, del 3 marzo, di Oliviero Diliberto:
Ho letto con attenzione la sua lettera. Mi creda, da quando sono stato nominato ministro l'assillo maggiore e' stato ed e' quello di fare tutto cio' che e' in mio potere perche' la giustizia superi la lentezza delle decisioni. Ma, come lei, neanch'io credo nei miracoli. Credo nella pazienza, nella tenacia, nel lavoro quotidiano e questi, da parte mia, deve credermi, non mancheranno. Un cordiale saluto.

Il commento:
Punto e a capo!
(Vincenzo Donvito)
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