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La quarta rivoluzione televisiva???
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Editoriale di Vincenzo Donvito
1 settembre 2003 0:00
 
Cambieranno le nostre abitudini, e' l'inizio della quarta rivoluzione televisiva . e' "l'occhiello" di uno dei tanti titoli dei giornali che in questi giorni si stanno occupando dell'avvio della pay-tv Sky che, con la partenza dei tg, nonche' del calcio, dovrebbe entrare a pieno ritmo.
Glielo auguriamo.
Perche' se la partenza di questa rivoluzione presentera' tutti i disastrosi problemi tecnico-commerciali di quando c'e' stato il passaggio a fine luglio dalle vecchie Tele+ e Stream (chi non ne fosse stato vittima e avesse voglia di documentarsi, in Cara Aduc, in questo mese, oltre ad essere sommersi di richieste di consigli sui viaggi bidone/truffa, gli eterni disservizi TelecomItalia o Wind/Infostrada, ha fatto capolino "alla grande" l'incapacita' di Sky di far fronte ai suoi impegni .) . se la partenza sara' uguale . apriti cielo.
Tutti ne parlano, e c'e' anche chi le ha fatto due conti in tasca ed ha scoperto che sara' un business coi fiocchi, altroche' le tv del presidente del Consiglio (si e' fatto sfuggire questo business?).
Insomma, come titolava un quotidiano: "Un telecomando, mille canali .. Il futuro e' oggi"!
Se questo e' il futuro, mi vien da dire: fermate il mondo, voglio scendere.
Eppure sono un cultore dell'informazione e di qualunque forma di intrattenimento via televisiva. Quella a pagamento, poi, mi stimola ancor di piu', perche' mi da' l'idea di scelta, di liberta', della cosa giusta al momento giusto. Questo si', questo no. Altro che il solito "cosa c'e' stasera in tv?" oppure "ma stasera non c'e' proprio nulla" e giu' con l'imbarbarimento di una tv fatta solo di venditori di qualcosa, di film visti e rivisti, di spettacoli d'intrattenimento che sembra d'essere in Argentina trent'anni fa, di tg dove primeggiano conduttori buoni solo a leggere le traduzioni (talvolta fatte male) della Cnn o della Bbc o della Abc o di Fox-tv e relative immagini con la telecamera italiana che le riprende da un altro televisore . insomma tutto quello che si puo' avere non pagando se non la tassa/truffa di possesso della televisione (il cosiddetto canone Rai).
E allora perche' mi lamento? Perche' voglio fermare questo mondo?
"Un telecomando, mille canali .".
Avrei preferito dieci telecomandi, mille canali: dove ad ogni telecomando corrispondesse un diverso proprietario, in gara con gli altri nove per accaparrarsi clienti.
Non credo alla leggenda del dittatore buono, cosi' come non credo alla leggenda dello Stato buono rispetto a quello cattivo. Il dittatore e' tale, ovviamente, per il bene dei suoi sudditi (nelle loro diversita' ne erano convinti sia Mussolini che Stalin, sia Pol Pot che Pinochet, e ne sono convinti oggi sia Fidel Castro che Gheddafi), e quindi anche nell'etere - anche se in un regime democratico come il nostro (tale pur nelle sue numerose imperfezioni)- chi comanda in assoluto senza discussione, lo fa si' per il suo business, ma e' sicuramente convinto di stare svolgendo una missione per il bene dei suoi clienti (lo spirito, comunque, di qualunque business di successo). Ma e' pur sempre una dittatura che, tutte le esperienze storiche ed economiche, ci hanno additato come l'avvio di un sistema di imbarbarimento che porta all'appiattimento, nonche' all'innovazione solo per mantenere se stesso in vita piuttosto che stimolare, soddisfare e incuriosire chi deve usufruire dei suoi servizi. Discorso che vale anche quand'anche, invece di un signor Murdoch ci fosse lo Stato -quello buono, ovviamente, non quello cattivo-, perche' lo Stato non dovrebbe essere ne' buono ne' cattivo, ma solo occuparsi, per esempio, che tutti siano uguali di fronte alla legge in modo che se qualcuno volesse fare un pay-tv, lo potrebbe fare rispondendo a certi requisiti e dando certe garanzie.
Invece lo Stato buono ci fa pagare una tassa per il solo fatto che possediamo un televisore (quand'anche fosse solo per far giocare i ragazzini ai videogiochi o vederci dei pornazzi in videocassette comprate in Internet), e con questa tassa si paga il suo sistema di informazione e di intrattenimento facendo concorrenza a chi ha altre tv e radio e si deve accontentare (non tutti, ma diversi) solo di alcuni piccoli regali di soldi pubblici grazie alla legge sull'editoria. Ma siccome lo Stato buono ritiene di non avere mezzi, teste e soldi anche per fare una pay-tv di Stato, allora prende il piu' rinomato imprenditore del mondo nel settore, e gli affida questo tesoro in gestione unica.
"Se non e' zuppa e' pan bagnato?"
A mio avviso la qualita' e l'economicita' non nascono dall'avere mille canali di un solo gestore, ma da mille gestori di mille canali. Qualcuno ricorda la telefonia mobile? C'e' un motivo per cui prezzi, qualita' e offerte sono su un mercato che vede prezzi si' bassi che solo dieci anni fa erano impensabili. Ve l'immaginate se ci fosse solo Tim a darci le 1000 offerte di questo mercato?
Tutti zitti, tutti con dei sorrisi a dentiera piena: destra, sinistra, centro, sopra, sotto, liberisti, statalisti, e chi piu' ne ha piu' ne metta.
Mi sembra di rivivere l'epopea dell'Eni di Enrico Mattei: chi avrebbe detto mezza parola di dissenso in quello che appariva l'astro nascente dell'avventura italiana del petrolio. Solo che allora eravamo negli anni '60 e le monopolizzazioni erano quasi una curiosita' per un Paese che veniva dalla sconfitta della guerra, nonche' dal disastro economico e umano di una dittatura.
Oggi siamo nel 2003, siamo uno dei Paesi fondatori dell'Ue, siamo nel G8, animiamo gli incontri del Wto (l'Organizzazione mondiale del commercio), secondo quanto dice il nostro presidente del Consiglio siamo uno dei partner preferiti degli Usa ... e i monopoli abbiamo visto che disastri hanno fatto e continuano a fare ..
Ne riparliamo tra qualche annetto ..
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