Venerdì 12 giugno 2026
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Petro: la Colombia è alleata degli USA contro il narcotraffico

Irriverente · Redazione ·

Il presidente colombiano Gustavo Petro ha pubblicato un editoriale di opinione sul Washington Post in cui difende la partnership con Washington nella lotta al traffico di droga e alla criminalità organizzata, respingendo le accuse mosse dall'amministrazione Trump nei confronti di Bogotà.

Nell'articolo Petro descrive il suo incontro con Donald Trump alla Casa Bianca all'inizio dell'anno come un momento decisivo: al contrario di quanto molti osservatori si aspettassero, i due presidenti sarebbero usciti dall'incontro con un obiettivo condiviso, vale a dire fermare il flusso di droga e la violenza criminale transnazionale che colpisce entrambi i paesi.

 

Il presidente colombiano afferma che nei mesi successivi il suo governo ha lavorato a stretto contatto con Washington per portare pace e stabilità nella regione, e che i risultati congiunti si starebbero facendo sentire tanto in Colombia quanto negli Stati Uniti. A pochi mesi dalla fine del suo mandato — il governo Petro si conclude il 6 agosto 2026 — il capo dello stato colombiano dice di essere grato a Trump per la collaborazione e orgoglioso dei risultati raggiunti insieme.

Sul fronte interno, Petro rivendica i progressi dell'agenda denominata Pace Totale, che prevede negoziati dove possibile e azioni militari quando necessario. Nel 2026, sostiene, il governo ha intensificato le operazioni militari e i raid aerei contro gruppi armati come il Clan del Golfo, l'Esercito di Liberazione Nazionale (ELN) e i dissidenti delle FARC, pur aprendo trattative con alcune fazioni scissioniste per impedire la formazione di nuovi gruppi criminali.

 

L'editoriale si inserisce in un contesto di relazioni bilaterali molto tese. Nel settembre 2025 Washington aveva "decertificato" la Colombia — ovvero dichiarato che il paese non aveva rispettato i propri impegni internazionali antidroga — per la prima volta in quasi trent'anni. Trump aveva revocato il visto a Petro e imposto sanzioni personali nei suoi confronti, arrivando a definirlo pubblicamente un "trafficante di droga illegale". La crisi era preceduta dal gennaio 2025, quando Petro aveva rifiutato di accettare rimpatri forzati di migranti colombiani dagli USA, scatenando la rappresaglia immediata di Washington con dazi del 25% sulle importazioni dalla Colombia.

 

Nonostante questi scontri, il governo Petro ha più volte rivendicato risultati storici nella lotta al narcotraffico: oltre 2.840 tonnellate di cocaina sequestrate durante il suo mandato, 700 boss estradati (di cui 500 negli Stati Uniti) e un aumento dei sequestri pari al 150% rispetto all'amministrazione precedente. A novembre 2025 la polizia colombiana aveva confiscato 14 tonnellate di cocaina nel porto di Buenaventura, il maggior sequestro in un decennio.

Con l'editoriale sul Washington Post, Petro tenta di ricucire pubblicamente i rapporti con Washington a pochi mesi dalle elezioni presidenziali colombiane del maggio 2026, presentando la Colombia come un partner strategico affidabile degli Stati Uniti nella regione latinoamericana.

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