Aborto. Relazione annuale: 70% ginecologi e' obiettore di coscienza
Il Ministro della Salute Livia Turco ha trasmesso al Parlamento la Relazione annuale sull'attuazione della legge 194/1978, contenente "Norme per la tutela sociale della maternità e per l'interruzione volontaria della gravidanza" che contiene i dati preliminari per l'anno 2007 e i dati definitivi per l'anno 2006.
I dati relativi al 2007, con un totale di 127.038 IVG, evidenziano un ulteriore calo del 3% rispetto al dato definitivo del 2006 (131.018 casi) e un decremento del 45,9% rispetto al 1982, anno in cui si è registrato il più alto ricorso all'IVG (234.801 casi).
Il tasso di abortività (numero delle IVG per 1.000 donne in età feconda tra 15-49 anni), l'indicatore più accurato per una corretta valutazione della tendenza al ricorso all'IVG, nel 2007 è risultato pari a 9,1 per 1.000, con una diminuzione del 3,1 rispetto al 2006 (9,4 per 1.000) e del 47,1% rispetto al 1982 (17,2 per 1.000).
Continua la diminuzione delle IVG tra le donne italiane: i dati definitivi relativi all'anno 2006 evidenziano infatti 90.587 IVG, con una riduzione del 3,7% rispetto al 2005 e di oltre il 60% rispetto al 1982, anno in cui più numerose sono state le IVG. Viceversa, le IVG sono incrementate tra le donne straniere: in totale 40.431 nel 2006 (+4,5% rispetto al 2005), pari al 31,6% del totale (nel 2005 erano il 29,6%).
In merito al fenomeno degli aborti clandestini, nella Relazione di quest'anno viene presentata una nuova stima aggiornata del 2005 che si ferma ad un'ipotesi massima di 15 mila aborti effettuati al di fuori della legge 194, correggendo al ribasso le precedenti stime che indicavano tale soglia attorno ai 20 mila aborti clandestini. Il dato riguarda solo le donne italiane, in quanto non si dispone di stime affidabili degli indici riproduttivi per le donne straniere. Si conferma, quindi, la contemporanea diminuzione dell'abortività legale e clandestina tra le donne italiane.
Rispetto all'aborto effettuato dopo i 90 giorni, la situazione è invariata. La percentuale di IVG dopo tale periodo è stata complessivamente nel 2006 del 2,9%. Di queste, il 2,2% è relativo alle IVG tra 13 e 20 settimane e lo 0,7% a quelle dopo 21 settimane.
Infine, sono stati presentati i dati reali relativi all'obiezione di coscienza, aggiornati dalle Regioni (i precedenti risalivano all'anno 2003, in taluni casi all'anno 1999), che mostrano un forte incremento in tutta Italia. L'obiezione è infatti aumentata per i ginecologi dal 58,7% al 69,2%; per gli anestesisti, dal 45,7% al 50,4%; per il personale non medico, dal 38,6% al 42,6%.
Nel Sud l'aumento è ancora maggiore e in alcune Regioni addirittura i dati raddoppiano. In Campania l'obiezione per i ginecologi passa dal 44,1% all' 83%.; per gli anestesisti dal 40,4% al 73,7%; per il personale non medico, dal 50% al 74%. In Sicilia, per i ginecologi dal 44,1% al 84,2%; per gli anestesisti dal 43,2% al 76,4%; per il personale non medico, dal 41,1% al 84,3%. Ma anche nel Nord, come ad esempio in Veneto, l'obiezione è superiore al dato nazionale: per i ginecologi, 79,1%; per gli anestesisti, 49,7%; per il personale non medico, 56,8%.
Nelle conclusioni alla sua relazione il Ministro della Salute Livia Turco sottolinea che: "la legge 194/78, con la legalizzazione dell'aborto, ha favorito la sostanziale riduzione della richiesta di IVG, grazie alla promozione di un maggiore e più efficace ricorso a metodi di procreazione consapevoli, alternativi all'aborto, secondo gli auspici della legge" e che "la legge 194/78 ha permesso un cambiamento sostanziale del fenomeno abortivo nel nostro paese, nonostante la sua applicazione possa essere ulteriormente migliorata".
Il Ministro Livia Turco, ribadendo che "il dettato della legge affida alle istituzioni centrali e regionali il compito del governo del sistema" e quindi sottolineando che "la relazione al Parlamento non intende essere un atto formale, ma lo strumento istituzionale per indirizzare coerentemente le scelte programmatorie di sanità pubblica, al fine di correggere e risolvere le criticità, pianificare gli interventi più adeguati di prevenzione, raccomandare le procedure più appropriate in termini di maggiore tutela della salute della donna e di maggiore efficienza, precisa che "come Ministro della Salute ho il compito di promuovere specifiche raccomandazioni alle Regioni su alcuni aspetti salienti".
In particolare "si raccomanda di adottare specifici interventi di prevenzione rivolti alle donne straniere, attraverso la formazione degli operatori socio-sanitari finalizzata ad approcci interculturali per la tutela della salute sessuale e riproduttiva; di organizzare i servizi per favorire l'accesso e il loro utilizzo; di promuovere una diffusa e capillare informazione per la popolazione immigrata."
"Si raccomanda altresì di promuovere il potenziamento dei consultori, quali servizi primari di prevenzione del fenomeno abortivo".
"Si raccomanda inoltre di adottare misure idonee a ulteriormente ridurre la morbilità da IVG e per il miglioramento dell'appropriatezza degli interventi, anche attraverso l'aggiornamento del personale preposto, come previsto dall'art. 15 della legge 194/78". "Si raccomanda ancora di monitorare l'adeguata offerta delle prestazioni, anche in relazione all'aumento del fenomeno dell'obiezione di coscienza da parte del personale dei servizi, al fine da una parte di garantire la libertà di obiezione -riconosciuta dall'articolo 9 della legge 194/1978- e dall'altra di garantire la continuità assistenziale. Infatti in alcune Regioni l'obiezione di coscienza ha raggiunto livelli tali da prefigurare un'oggettiva condizione di grave difficoltà per le donne nell'accesso ai servizi. In questo senso si ribadisce che sono le Regioni -in applicazione del medesimo articolo 9 della legge- che devono controllare e garantire l'attuazione della legge, anche attraverso la mobilità del personale".
"Si raccomanda anche l'adozione e il raggiungimento di standard uniformi su tutto il territorio nazionale in relazione all'appropriatezza e alla qualità nel percorso della diagnosi prenatale e in particolare nei casi di anomalie cromosomiche e malformazioni, al fine di garantire l'immediata e reale presa in carico dei bisogni della donna e della coppia, nel rispetto e in applicazione degli art. 6 e 7 della legge 194/78". "Si raccomanda, infine, in merito all'applicazione degli articoli 2 e 5 della legge 194/1978, l'implementazione delle misure necessarie alla rimozione delle cause che potrebbero indurre la donna all'IVG, sostenendo le maternità difficili e la promozione dell'informazione sul diritto a partorire in anonimato, nonché su tutta la legislazione a tutela della maternità".
In conclusione, il Ministro Livia Turco sottolinea che "assumendo la piena applicazione della legge 194/1978 come priorità delle scelte di sanità pubblica, non si ravvisa la necessità di una sua modifica, ma viceversa si sottolinea la necessità di un rinnovato impegno programmatorio e operativo da parte di tutte le istituzioni competenti e delle/degli operatrici/operatori dei servizi". Il Ministro Turco, inoltre, "evidenziando la complessità dei valori etici che i legislatori hanno consegnato alle istituzioni e alla società nel suo insieme, ribadisce che la legge è stata e continua a essere non solo efficace, ma saggia e lungimirante, profondamente rispettosa dei principi etici della tutela della salute della donna e della responsabilità femminile rispetto alla procreazione, del valore sociale della maternità e del valore della vita umana dal suo inizio".
Leggi la relazione
I dati 2006-2007
COMMENTI
Cosi' interviene Donatella Poretti, neo-senatrice radicale eletta nelle liste del Partito Democratico:
Rilevo con piacere che quest'anno la relazione al Parlamento sullo stato di attuazione della legge 194 e' stata consegnata dal ministro della Salute con un po' meno di ritardo rispetto alla "prassi" degli anni passati. La legge infatti prevede entro febbraio e la "prassi" ottobre.
A meta' febbraio a fronte di una dichiarazione del ministro che preannunciava come sarebbe spettato al prossimo Governo, noi radicali avevamo presentato un'interrogazione (clicca qui) per chiedere conto del ritardo, non giustificato neppure dai dati incompleti rispetto alla relazione precedente. In particolare citavamo i dati sull'obiezione di coscienza non aggiornati e che falsavano il dato complessivo. C'erano regioni come la Liguria che fornivano i dati del 1999.
Con piacere percio' registro di avere avuto ragione: la relazione poteva essere fatta da questo Governo, e finalmente un po' di numeri sono stati aggiornati, restano indietro solo due regioni: Lazio e Marche. E infatti i dati piu' aggiornati registrano un incremento vertiginoso degli obiettori. Ma non e' detto che la situazione non sia perfino peggiore!
Procediamo per ordine. L'obiezione e' infatti aumentata per i ginecologi dal 58,7% al 69,2%; per gli anestesisti, dal 45,7% al 50,4%; per il personale non medico, dal 38,6% al 42,6%.
Nel Sud l'aumento è ancora maggiore e in alcune Regioni addirittura i dati raddoppiano. In Campania l'obiezione per i ginecologi passa dal 44,1% all' 83%, in Sicilia dal 44,1% al 84,2%. E se questi numeri gia' sembrano impressionanti, e' probabile che siano ancora sottostimati.
Il caso della Basilicata resta ad oggi un giallo ancora irrisolto: nella relazione ministeriale dell'anno 2005 i ginecologi obiettori erano il 41,6%, mentre solo un anno prima, nel 2004, la relazione riferiva di un 92,6%. Nella relazione appena consegnata crescono di poco arrivando al 44,9%, dato da "isola felix" comparato alle altre regioni limitrofe (Campania 82,8, Puglia 79,9, Calabria 73,5%).
Su questo i Radicali Lucani hanno fatto un'inchiesta approfondita (clicca qui) consegnata al ministro Turco per segnalare come nell'indagine condotta nel 2007 l'obiezione era del 93%, mentre nell'anno in corso il numero di obiettori censiti e' pari all'88,5%.
Dal ministero nessuna risposta e nessuna valutazione sul dato quantomeno curioso statisticamente dell'unica regione che dimezza il numero di obbiettori (da 92 a 41-44) a fronte di una media in grossa crescita.
Piu' in generale la relazione mostra come la legge sia utile per far diminuire gli aborti, che infatti tra le donne italiane registra un -3,7%. Anche l'aumento di ivg (+4,5%) tra le straniere e' da leggersi positivamente, e' l'emersione dalla clandestinita' di un fenomeno che nell'immigrazione soprattutto irregolare e' perfino impossibile da stimare.
Un 'valore da rispettare e di cui prendere atto', ma va al contempo sottolineata la 'necessita' di garantire i servizi e la piena attuazione della legge 194 sull'interruzione volontaria di gravidanza'. Cosi' il presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei medici (Fnomceo), Amedeo Bianco. Quello dell'obiezione di coscienza, ha affermato Bianco, 'e' un fenomeno, un valore di cui prendere atto e che va rispettato, poiche' attiene all'esercizio della liberta' individuale. Probabilmente in tale scelta, esercitata da un numero crescente di medici, potrebbero pesare anche fattori di tipo ambientale, relativi all'organizzazione del lavoro'. Si tratta, ad ogni modo, di un dato che 'deve far riflettere': 'E' infatti necessario, al contempo migliorare l'organizzazione dei servizi poiche' va sempre garantita una rete di medici non obiettori che possano soddisfare tale domanda tutelata dalla legge'. Altro fronte, ha proseguito l'esperto, 'e' quello della messa in atto di misure che permettano una riduzione del ricorso all'aborto, cosa che gia' sta avvenendo, come segnala appunto la Relazione al Parlamento'. Cio', ha concluso Bianco, 'portera' dunque a limitare la necessita' di medici non obiettori, a fronte di un ricorso, si spera, sempre minore all'interruzione volontaria di gravidanza'.
La legge 194 sull'interruzione volontaria di gravidanza e' 'a rischio' e si configura 'sempre di piu' come un vero e proprio percorso ad ostacoli'. Lo afferma il ginecologo ed esponente radicale Silvio Viale. 'La 194 e' a rischio nel senso che, con il consistente aumento dei medici obiettori di coscienza, sara' sempre piu' difficile per le donne poter vedere soddisfatta la propria domanda, mentre aumenteranno gli ostacoli di ogni tipo'. Proprio l'obiezione di coscienza infatti, ha sottolineato l'esperto, 'rappresenta il punto debole della 194, e questo anche perche' e' in atto da anni un'azione strisciante che spinge all'obiezione da parte di un certo mondo politico reticente'. Il punto, ha proseguito, e' che 'bisogna garantire l'applicazione della legge nella sua interezza e, dunque, anche garantire un numero sufficiente di medici non obiettori'. Ma questa e' un'impresa difficile, secondo Viale, poiche' 'effettuare aborti non piace a nessuno: e' un lavoro non riconosciuto, non gratificante e soprattutto sempre al centro delle polemiche'. Per questo, ha concluso il ginecologo, 'non stupisce il dato relativo all'aumento dei medici obiettori, in primo luogo tra i professionisti piu' giovani. Essere obiettori, in un certo senso, e' piu' semplice, non fosse altro che per evitare problemi'.
"Rimango stupito da questo aumento di obiezioni, puo' darsi che il clima stia cambiando. Anche se pressioni in questo senso non ci sono, e' automatico ch,e in qualche regione, dove c'e' un assessore, o un direttore generale contrario all'aborto, indirettamente ci possano essere delle conseguenze". E' quanto afferma Giovanni Monni, presidente dell'Associazione ostetrici ginecologi ospedalieri italiani (Aogoi) in merito all'aumento dell'obiezione di coscienza che emerge dalla relazione sull'applicazione della legge 194 sull'interruzione volontaria di gravidanza. "Da un lato fare le interruzioni non piace a nessun ginecologo" spiega Monni, secondo cui "questi preferiscono fare i parti e dare la vita, ma significa anche che le donne sono lasciate sole e devono poter essere aiutare di piu'". Probabilmente, conclude il presidente della Aogoi, "la possibilita' di aborto con la Ru486 faciliterebbe, in certi casi, l'interruzione di gravidanza e aiuterebbe il ginecologo in queste situazioni".
"Tremila ginecologi non obiettori di coscienza non sono certo sufficienti a soddisfare i bisogni delle pazienti. E il problema e' che, anche fra gli specializzandi, nessuno vuole fare interruzioni volontarie di gravidanza (Ivg). Noi che invece ci siamo resi disponibili, oggi siamo relegati nei nostri reparti e non possiamo fare altro che aborti. Sono necessari incentivi per i ginecologi non obiettori, che si potrebbero ottenere, ad esempio, attraverso l'inserimento di un ticket sull'Ivg". E' la proposta di Giovanna Scassellati, responsabile del reparto Ivg dell'ospedale San Camillo di Roma, che commenta, all'Adnkronos Salute, i dati della Relazionale 'Quello dell'obiezione di coscienza e' un problema emergente e serio". Per l'esperta, lo stato dell'applicazione della normativa in alcune parti d'Italia "e' disastroso, come nel Lazio. A Roma, per esempio, non ci sono strutture che praticano Ivg nel centro storico. Anzi, in tutta la citta' molte sono state chiuse e ne rimangono attive solamente due: la mia e quella dell'ospedale San Filippo Neri. Ma non si tiene conto che l'aborto rappresenta ben il 40% dell'attivita' di ostetricia". "Bisogna fare qualcosa perche', oltre ai medici, mancano i letti, mancano gli spazi e quelli che ci sono appaiono fatiscenti, tristi. Non e' possibile che nel 2007 la situazione sia ancora questa. Ogni ospedale pubblico, laico dovrebbe avere il suo reparto Ivg, mentre oggi la situazione e' ancora ben lontana dall'essere risolta".
"L'aumento significativo dei medici obiettori di coscienza segnala un disagio profondo che non puo' essere in alcun modo sottovalutato". E i dati presentati oggi dal ministero della Salute "dimostrano che l'aborto e' una tragedia non solo per la donna che decide di sottoporsi volontariamente all'interruzione di gravidanza ma anche per chi e' chiamato materialmente ad eseguire la soppressione di una vita umana". È quanto afferma, in una nota, Isabella Bertolini, vicepresidente dei deputati di Forza Italia, secondo la quale nessuno puo' pensare "di piegare la volonta' di chi, secondo scienza e coscienza, decide liberamente di sottrarsi ad un compito cosi' drammaticamente difficile". Trovo aberrante, aggiunge l'esponente del partito delle Liberta', "che la responsabile del reparto di ivg del San Camillo di Roma proponga incentivi economici per risolvere il problema. In tal modo si tradisce il dettato della 194, la quale nasce con l'intento di regolamentare ma soprattutto contenere il numero di aborti". La societa' e le strutture sanitarie pubbliche, e' il parere della Bertolini, "devono utilizzare qualunque strumento a loro disposizione per eliminare gradualmente il problema dell'interruzione volontaria di gravidanza non certo approntare rimedi per favorirne la diffusione. I dati pubblicati oggi sull'obiezione di coscienza- conclude- rendono quantomai necessaria una riflessione approfondita, da parte di tutte le forze politiche, nella prossima legislatura".
"Pur apprezzando il calo degli aborti in questa misura, resto fermamente convinta che ogni aborto e' un dramma e sempre un segnale di grande disorientamento delle donne nel far fronte a difficolta' oggettive". E' il parere di Paola Binetti (Pd). "Auspico-aggiunge la senatrice teodem, deputata nel nuovo Parlamento- che la prossima legislatura sappia davvero leggere negli articoli della legge 194 quell'irrinunciabile esigenza di tutelare la vita dal suo inizio nell'articolo 1, e offrire alle donne risorse alternative in termini di aspetti economici, logistici e di sicurezza del posto lavoro, e aiuti per la tutela propria e del figlio". L'aumento del numero degli obiettori? "Risponde ad una consapevolezza maturata in molti medici che, di per se', l'aborto non e' una soluzione- risponde Binetti-, ma che vanno trovate risposte diverse". L'aumento dei medici obiettori, prosegue la senatrice, "pone il problema di come puo' essere accolta la donna quando arriva in una condizione drammatica come questa e quali sono le alternative che possono essere offerte per aumentare la sua linearita' nel prendere le decisioni, perche' non si presenti come l'unica possibilita'". Il dibattito di queste ultime settimane, conclude la parlamentare, "deve servire ad impegnare il Parlamento ed il governo a garantire piena applicazione della 194, leggendola nella chiave di tutela sociale della maternita'".
"La relazione della ministra Turco rappresenta un'autorevole conferma di dati e tendenze già in nostro possesso. La 194 si dimostra cioè una buona legge ed è assolutamente paradossale che qualcuno voglia mettere in discussione norme che dimostrano tutta la loro efficacia". Così Barbara Pollastrini. "Sono d'accordo con Livia Turco - aggiunge la Ministra uscente per i Diritti e le Pari Opportunità - Questa legge va applicata in tutte le sue parti e su tutto il territorio nazionale. Per questo mi rammarico ancora che le linee guida, attese da tanti, siano per il momento bloccate dal diktat, dal sapore così ideologico, del presidente della Regione Lombardia Formigoni e da quello della Regione Sicilia Raffaele Lombardo". "L'aborto - conclude Pollastrini - è un dramma che può essere ridotto ed eliminato soltanto aiutando le donne, soprattutto le più sole e povere, le migranti, tutelando nei luoghi di lavoro il diritto ad avere figli, tutelando le carriere, assicurando autonomia economica e dignità, tutti elementi che possono rendere serena la maternità".
L'obiezione di coscienza fra i medici e soprattutto i ginecologi e' in aumento: "finalmente", grazie alla Relazione annuale sulla legge 194 sull'aborto, "c'e' una fotografia aggiornata della situazione". E il ministro della Salute uscente, Livia Turco, "si e' finalmente accorta" che questi livelli sono tali da prefigurare 'un'oggettiva condizione di grave difficolta' per le donne nell'accesso ai servizi", come sottolineato dalla stessa Turco nel commentare i dati. Lo sostiene Mariella Parachini, vicepresidente della Federazione internazionale degli operatori di aborto e contraccezione (Fiapac) e componente della direzione dell'associazione Luca Coscioni. "La discrepanza tra i dati sull'aborto fra donne italiane e straniere (riduzione del 3,7% rispetto al 2005 per le prime e incremento del 4,5% per le seconde) - sottolinea Parachini - conferma la necessita' di attivare le misure di accesso alla contraccezione, sia da un punto di vista organizzativo che di 'promozione' della contraccezione. L'Italia e' il Paese dove si paga per la contraccezione, ma dove l'interruzione volontaria della gravidanza e' totalmente gratuita'. 'Ad esempio -osserva Parachini- per la cosiddetta pillola del giorno dopo, una donna che si rivolge al pronto soccorso paghera' 25 euro di prestazione come codice bianco e 11 euro per la confezione della pillola'.
'Per quanto riguarda la nuova stima degli aborti clandestini, aggiornata al 2005 con un'ipotesi massima di 15 mila interventi effettuati al di fuori della legge 194, correggendo al ribasso le precedenti stime che indicavano tale soglia attorno ai 20 mila - dice la ginecologa - avremmo voluto avere un dato piu' aggiornato e un'analisi accurata sulla persistenza del fenomeno".
Incoraggiante, invece, "a fronte dell'aumento vertiginoso della diagnostica prenatale", secondo la Parachini, "il numero degli aborti terapeutici, effettuati dopo il 90esimo giorno di gravidanza, che e' rimasto invariato".
Infine, per quanto riguarda l'iter burocratico che la pillola abortiva Ru486 sta seguendo in Italia per ottenere il via libera dell'Agenzia italiana del farmaco (Aifa), l'esperta si chiede: "cosa aspetta il consiglio di amministrazione dell'Aifa a esprimere il proprio parere finale?", dato che "la Commissione europea, come gia' riportato nell'ultima relazione presentata al Parlamento, ha anche approvato le raccomandazioni dell'Emea per uniformare le indicazioni del farmaco nell'Unione europea".
Obiettore di coscienza all'aborto, ma anche sostenitore della piena applicazione della legge 194 sull'interruzione volontaria di gravidanza. Il ginecologo Massimo Moscherini, direttore del Dipartimento di ginecologia dell'Azienda ospedaliera S.Andrea di Roma, non ha dubbi: 'Si puo' essere obiettori, ma questo non vuol dire mettere in discussione una legge che c'e' e va garantita'. L'obiezione, afferma Moscherini commentando il dato relativo all'aumento dei medici obiettori evidenziato nella Relazione 2007 sull'attuazione della legge 194 inviata al Parlamento, 'e' un fattio di coscienza e, dunque, strettamente personale. Per questo, e' molto difficile fare delle analisi generali del fenomeno'. Da medico obiettore 'convinto - spiega - non sono favorevole all'aborto per molte ragioni, ma la prima ragione sta nel fatto che ritengo che la 194 non sia gestita bene. Infatti, andrebbe sostanzialmente rinforzata la parte della legge relativa alla prevenzione del fenomeno aborto, mentre proprio la prevenzione sembra essere l'aspetto piu' carente. Insomma - prosegue il ginecologo - ci sono in questa legge troppi punti che, benche' fondamentali, rimangono trascurati'. E la conseguenza, commenta, e' che 'alla fine l'aborto finisce per diventare, in vari casi, un atto troppo semplicistico'. Inoltre, secondo Moscherini, 'oggi, sempre di piu', il medico spesso si sente 'costretto' ad effettuare interruzioni di gravidanza a seguito della pressione e dei condizionamenti che vengono dall'esterno; in altri termini, non si tratta piu' di un atto medico che egli effettua perche' ritiene necessario. E probabilmente - aggiunge - anche questa e' una ragione alla base dell'aumento del numero dei medici obiettori'. Ad ogni modo, rileva Moscherini, 'da obiettore, ritengo che il servizio e la domnda delle donne vada garantita. Gli ospedali devono, cioe', poter garantire l'effettuazione, dove e' prevista, delle interruzioni volontarie di gravidanza'. All'Ospedale S.Andrea, precisa, 'non vi e' un reparto di ostetricia e dunque non vengono praticate ivg, ma quando in passato ho diretto altri reparti ospedalieri ho sempre fatto in modo di garantire il funzionamento del servizio, perche' se c'e' una legge va rispettata'. Quanto al 'boom' dei medici obiettori, secondo Moscherini i circa 3.000 medici non obiettori presenti sul territorio nazionale (il 30% del totale) 'sono comunque in numero sufficiente per garantire l'attuazione della legge, anche alla luce, fortunatamente, della progressiva riduzione segnalata nel ricorso all'aborto'.
"Meglio tardi che mai: sono lieto di vedere che, pur con due anni di ritardo, anche il centrosinistra riconosca che sulla legge 194 avevamo ragione noi". Lo afferma Francesco Amoruso, eletto al Senato con il Pd. "Proprio sul finire della legislatura - sottolinea Amoruso - il ministro auspica una piena applicazione della legge anche nella sua parte iniziale riguardante la prevenzione e il sostegno alle future madri che versano in stato di difficolta'. Inoltre chiede in modo testuale 'il potenziamento dei consultori quali servizi primari di prevenzione del fenomeno abortivo'. E' quello che il centrodestra ha sostenuto negli ultimi due anni scontrandosi pero' con i veti imposti da un Governo che ha scontato l'ambigua convivenza tra teo-dem, radicali ed estrema sinistra".
"Suo obbiettivo essenziale è quello di sostenere che 'la legge non si tocca'. Perché sarebbe 'saggia e lungimirante'. Per questo sono censurate accuratamente le parole 'diritto alla vita' e 'fin dal concepimento', che invece dovrebbero indicare il criterio di giudizio su quanto sta accadendo nel nostro Paese". Lo afferma in una nota Carlo Casini, presidente del Movimento per la Vita. "L'unico elemento che merita apprezzamento - sottolinea Casini - è l'auspicio alla implementazione delle misure necessarie a rimuovere le cause che potrebbero indurre la donna alla Ivg, ma proprio questo avrebbe dovuto essere motivo per avviare una rivisitazione della legge 194 e bisogna ragionevolmente chiedersi quanto potrebbe essere determinante il riconoscimento del diritto alla vita fin dal concepimento ad ogni livello, in primo luogo educativo e culturale, nella rimozione delle cause dell'aborto". "A proposito di contraccezione il ministro sembra voler volutamente ignorare che in Paesi come la Francia e l'Inghilterra dove essa è certamente più diffusa che da noi, gli aborti sono in continua crescita, segno evidente che in Italia la auspicabile diminuzione, se è reale, non è legata certo alla diffusione dei metodi contraccettivi. Essa, sempre ammesso che non sia frutto di artifici contabili, è dovuta esclusivamente a fattori diversi collegabili, nonostante la legge, ad una crescente sensibilità verso il valore della vita, cui non è estranea l'azione della Chiesa e dello stesso Movimento per la vita. Ma questo fattore è talmente ignorato che nella Relazione ministeriale non vi è il minimo cenno all'attività del volontariato per la vita". "Il ministro ed i suoi esperti insistono nella indimostrabile diminuzione dell'abortività clandestina, dimenticando fatti anche recenti, come quello di Genova, che sembrerebbero andare esattamente nel verso opposto. E soprattutto ignorando che la distribuzione annuale di oltre 150mila confezioni della "pillola del giorno dopo" ha prodotto una quantità imprecisata di abortività non registrata, quindi clandestina e che - questa sì - ha certamente influenza sulla diminuzione dell'abortività 'ufficiale'. Il ministro mostra infine preoccupazione per la crescita dell'obiezione di coscienza - conclude Casini - mentre questa è la più autorevole testimonianza che il bambino è bambino anche prima della nascita e che quindi qualcosa nel suo interesse e nel suo diritto deve cambiare".
I dati sullo stato di attuazione della legge 194 diffusi oggi dal ministero della Salute "confermano quanto sapevamo, e cioe' che la normativa si e' dimostrata efficace e lungimirante, garantendo alle donne piu' diritti e piu' tutela della salute e determinando nel tempo la diminuzione degli aborti". Lo dice Vittoria Franco, senatrice del Pd, secondo cui "il netto decremento del ricorso all'interruzione volontaria di gravidanza tra le italiane, l'aumento tra le immigrate e il leggero aumento tra le adolescenti dimostrano qual e' l'orientamento giusto". Per ridurre ulteriormente il numero delle ivg, aggiunge Franco, "occorre puntare sulla prevenzione, sull'informazione e sull'educazione, come abbiamo sottolineato anche in altre occasioni. Ha ragione Livia Turco, la legge 194 va applicata meglio e in tutte le sue parti, soprattutto attraverso il potenziamento dei consultori sia dal punto di vista dei servizi offerti, come la mediazione culturale per le immigrate, che del numero delle strutture". Ma per l'esponente del partito Democratico, inoltre, "e' necessario indagare quali sono le ragioni del crescente numero di obiettori tra ginecologi, anestesisti e infermieri, al fine di verificare che questo fenomeno non sia dovuto a condizioni ambientali". In ogni caso, conclude Vittoria Franco, "e' necessario che il servizio sia garantito a tutte le donne che ne fanno richiesta in modo uniforme sul territorio".
L'associazione 'Scienza e vita' commenta i dati della relazione del ministero della Salute sull'applicazione della 194 e in un comunicato sottolinea come la riduzione registrata nel numero degli aborti non sia qualcosa di cui "essere soddisfatti", dato che si tratta di "127 mila esseri umani a cui è stata negata la possibilità di nascere". "Come cittadini italiani non riusciamo ad essere soddisfatti della riduzione degli aborti a 'soli' 127mila. Forse a qualcuno, ma non a noi, sfugge che si tratta di 127mila esseri umani a cui è stata negata la possibilità di nascere", così l`Associazione Scienza e Vita reagisce alla diffusione dei dati contenuti nella relazione annuale sull`attuazione della legge 194. "Senza dire - aggiunge l`associazione - che dietro quelle migliaia di aborti (il 2,9% del totale) che si realizzano dopo i 90 giorni, con ogni probabilità si annida una scelta eugenetica, causata da una malattia o da una malformazione del feto. Pensate al solo fatto che non nascono più bambini con la sindrome di Down". "In secondo luogo - sottolinea Scienza e Vita - anche in questa relazione prevale il giudizio, più volte espresso in passato, secondo il quale `gli aborti sono diminuiti, dunque la legge funziona`. Un giudizio a dir poco sommario se non cinico, considerata la natura stessa di una legge che oggettivamente sopprime la vita umana. Del resto - prosegue l`Associazione - c`è una ferrea coerenza nel ragionamento del ministro Turco, laddove afferma che l`unico valore etico da difendere è la salute della donna. Al ministro chiediamo: ma l`embrione non merita tutela?". "Infine è interessante - conclude Scienza e Vita - il dato sull`obiezione di coscienza e come questa sia cresciuta tanto al Sud quanto in alcune aree del Nord. Ora, questa scelta viene fatta sempre più non solo dai ginecologi, ma anche da parte degli anestesisti e del personale non medico. A noi appare evidente che, per tutti questi soggetti, la misura ormai sia colma e che sia sempre più difficile e problematico chiedere o pretendere prestazioni professionali che violino il principio della difesa della vita. Forse sta maturando la convinzione che il no alla vita, mediante l`aborto, faccia davvero male al Paese".
"Fin dal primo giorno di legislatura presenteremo la nostra proposta di legge sull'obiezione di coscienza. Intendiamo confrontarci con le altre forze politiche partendo da un presupposto fondamentale: la liberta' di coscienza come diritto di tutti i cittadini, compresi medici e farmacisti. Su tale diritto si e' scatenata nelle scorse settimane una furente polemica laicista, di stampo politicamente ben definito, che pretende di restringere la liberta' di coscienza a favore della commercializzazione di farmaci contraccettivi e abortivi". E' quanto afferma il capogruppo Udc alla Camera, Luca Volonte', a commento dei dati emersi dalla relazione annuale sulla 194.
La relazione annuale sulla legge 194 presentata dal ministro Turco sottolinea "alcuni dati, in primo luogo l'aumento, in alcune regioni molto consistente, dell'obiezione di coscienza". Lo afferma l'esponente del Pdl, Eugenia Roccella, sottolineando che "in realta' le regioni in cui l'obiezione appare molto aumentata (si citano in particolare Campania e Sicilia) sono quelle che nella relazione dell'anno scorso presentavano dati vecchi o parziali". Per esempio, evidenzia, "il 44% di obiettori in Sicilia riportato nella relazione 2006 risaliva in realta' al 2002 e copriva solo i due terzi circa delle strutture. Sempre nella relazione dell'anno scorso, i dati della Campania sull'obiezione erano fermi addirittura al '99: l'aumento dell'obiezione non e' dunque un fenomeno improvviso, ma una tendenza che va spalmata su un lungo arco di tempo". L'obiezione, "fenomeno articolato e frastagliato" per Roccella "non sembra correlata comunque al rapporto di abortivita' nelle diverse regioni: per esempio Liguria e Puglia hanno lo stesso rapporto di abortivita' ma un tasso di obiezione molto diverso (79% la Puglia e 56% la Liguria)". Piu' in generale, aggiunge l'esponente del partito delle Liberta', "si conferma la tendenza italiana alla diminuzione delle Ivg". Mentre alle regioni con il piu' alto numero di aborti (Liguria, Puglia, Emilia Romagna, Piemonte, Toscana, Umbria e Lazio), conclude, "e' urgente chiedere pero' uno sforzo per individuare politiche di prevenzione e di sostegno alle maternita' difficili".
"Nella maggior parte dei casi non c'e' scelta morale o ideologica dietro la decisione di essere medico obiettore in tema di aborto". Lo afferma Claudio Giorlandino, ginecologo, presidente della SIDIP, Societa' Italiana di Diagnosi Prenatale e Medicina Materno Fetale riflettendo sul dato secondo il quale in Italia, nel 2007, i ginecologi obiettori hanno raggiunto quasi il 70 per cento contro il 58,7 per cento del 2003. "L'aumento dei ginecologi obiettori - afferma Giorlandino - si spiega con l'incremento delle strutture sanitarie religiose dove per forza di cose, se un medico ginecologo vuole lavorare, deve essere obiettore. Inoltre i medici che si occupano di aborto non sono ben pagati. Non hanno alcuna gratificazione. E' un lavoro condannato dall'opinione pubblica e deprimente professionalmente. Infine c'e' molta meno richiesta di aborti quindi non c'e' bisogno di tanti medici che li pratichino".
I dati relativi al 2007, con un totale di 127.038 IVG, evidenziano un ulteriore calo del 3% rispetto al dato definitivo del 2006 (131.018 casi) e un decremento del 45,9% rispetto al 1982, anno in cui si è registrato il più alto ricorso all'IVG (234.801 casi).
Il tasso di abortività (numero delle IVG per 1.000 donne in età feconda tra 15-49 anni), l'indicatore più accurato per una corretta valutazione della tendenza al ricorso all'IVG, nel 2007 è risultato pari a 9,1 per 1.000, con una diminuzione del 3,1 rispetto al 2006 (9,4 per 1.000) e del 47,1% rispetto al 1982 (17,2 per 1.000).
Continua la diminuzione delle IVG tra le donne italiane: i dati definitivi relativi all'anno 2006 evidenziano infatti 90.587 IVG, con una riduzione del 3,7% rispetto al 2005 e di oltre il 60% rispetto al 1982, anno in cui più numerose sono state le IVG. Viceversa, le IVG sono incrementate tra le donne straniere: in totale 40.431 nel 2006 (+4,5% rispetto al 2005), pari al 31,6% del totale (nel 2005 erano il 29,6%).
In merito al fenomeno degli aborti clandestini, nella Relazione di quest'anno viene presentata una nuova stima aggiornata del 2005 che si ferma ad un'ipotesi massima di 15 mila aborti effettuati al di fuori della legge 194, correggendo al ribasso le precedenti stime che indicavano tale soglia attorno ai 20 mila aborti clandestini. Il dato riguarda solo le donne italiane, in quanto non si dispone di stime affidabili degli indici riproduttivi per le donne straniere. Si conferma, quindi, la contemporanea diminuzione dell'abortività legale e clandestina tra le donne italiane.
Rispetto all'aborto effettuato dopo i 90 giorni, la situazione è invariata. La percentuale di IVG dopo tale periodo è stata complessivamente nel 2006 del 2,9%. Di queste, il 2,2% è relativo alle IVG tra 13 e 20 settimane e lo 0,7% a quelle dopo 21 settimane.
Infine, sono stati presentati i dati reali relativi all'obiezione di coscienza, aggiornati dalle Regioni (i precedenti risalivano all'anno 2003, in taluni casi all'anno 1999), che mostrano un forte incremento in tutta Italia. L'obiezione è infatti aumentata per i ginecologi dal 58,7% al 69,2%; per gli anestesisti, dal 45,7% al 50,4%; per il personale non medico, dal 38,6% al 42,6%.
Nel Sud l'aumento è ancora maggiore e in alcune Regioni addirittura i dati raddoppiano. In Campania l'obiezione per i ginecologi passa dal 44,1% all' 83%.; per gli anestesisti dal 40,4% al 73,7%; per il personale non medico, dal 50% al 74%. In Sicilia, per i ginecologi dal 44,1% al 84,2%; per gli anestesisti dal 43,2% al 76,4%; per il personale non medico, dal 41,1% al 84,3%. Ma anche nel Nord, come ad esempio in Veneto, l'obiezione è superiore al dato nazionale: per i ginecologi, 79,1%; per gli anestesisti, 49,7%; per il personale non medico, 56,8%.
Nelle conclusioni alla sua relazione il Ministro della Salute Livia Turco sottolinea che: "la legge 194/78, con la legalizzazione dell'aborto, ha favorito la sostanziale riduzione della richiesta di IVG, grazie alla promozione di un maggiore e più efficace ricorso a metodi di procreazione consapevoli, alternativi all'aborto, secondo gli auspici della legge" e che "la legge 194/78 ha permesso un cambiamento sostanziale del fenomeno abortivo nel nostro paese, nonostante la sua applicazione possa essere ulteriormente migliorata".
Il Ministro Livia Turco, ribadendo che "il dettato della legge affida alle istituzioni centrali e regionali il compito del governo del sistema" e quindi sottolineando che "la relazione al Parlamento non intende essere un atto formale, ma lo strumento istituzionale per indirizzare coerentemente le scelte programmatorie di sanità pubblica, al fine di correggere e risolvere le criticità, pianificare gli interventi più adeguati di prevenzione, raccomandare le procedure più appropriate in termini di maggiore tutela della salute della donna e di maggiore efficienza, precisa che "come Ministro della Salute ho il compito di promuovere specifiche raccomandazioni alle Regioni su alcuni aspetti salienti".
In particolare "si raccomanda di adottare specifici interventi di prevenzione rivolti alle donne straniere, attraverso la formazione degli operatori socio-sanitari finalizzata ad approcci interculturali per la tutela della salute sessuale e riproduttiva; di organizzare i servizi per favorire l'accesso e il loro utilizzo; di promuovere una diffusa e capillare informazione per la popolazione immigrata."
"Si raccomanda altresì di promuovere il potenziamento dei consultori, quali servizi primari di prevenzione del fenomeno abortivo".
"Si raccomanda inoltre di adottare misure idonee a ulteriormente ridurre la morbilità da IVG e per il miglioramento dell'appropriatezza degli interventi, anche attraverso l'aggiornamento del personale preposto, come previsto dall'art. 15 della legge 194/78". "Si raccomanda ancora di monitorare l'adeguata offerta delle prestazioni, anche in relazione all'aumento del fenomeno dell'obiezione di coscienza da parte del personale dei servizi, al fine da una parte di garantire la libertà di obiezione -riconosciuta dall'articolo 9 della legge 194/1978- e dall'altra di garantire la continuità assistenziale. Infatti in alcune Regioni l'obiezione di coscienza ha raggiunto livelli tali da prefigurare un'oggettiva condizione di grave difficoltà per le donne nell'accesso ai servizi. In questo senso si ribadisce che sono le Regioni -in applicazione del medesimo articolo 9 della legge- che devono controllare e garantire l'attuazione della legge, anche attraverso la mobilità del personale".
"Si raccomanda anche l'adozione e il raggiungimento di standard uniformi su tutto il territorio nazionale in relazione all'appropriatezza e alla qualità nel percorso della diagnosi prenatale e in particolare nei casi di anomalie cromosomiche e malformazioni, al fine di garantire l'immediata e reale presa in carico dei bisogni della donna e della coppia, nel rispetto e in applicazione degli art. 6 e 7 della legge 194/78". "Si raccomanda, infine, in merito all'applicazione degli articoli 2 e 5 della legge 194/1978, l'implementazione delle misure necessarie alla rimozione delle cause che potrebbero indurre la donna all'IVG, sostenendo le maternità difficili e la promozione dell'informazione sul diritto a partorire in anonimato, nonché su tutta la legislazione a tutela della maternità".
In conclusione, il Ministro Livia Turco sottolinea che "assumendo la piena applicazione della legge 194/1978 come priorità delle scelte di sanità pubblica, non si ravvisa la necessità di una sua modifica, ma viceversa si sottolinea la necessità di un rinnovato impegno programmatorio e operativo da parte di tutte le istituzioni competenti e delle/degli operatrici/operatori dei servizi". Il Ministro Turco, inoltre, "evidenziando la complessità dei valori etici che i legislatori hanno consegnato alle istituzioni e alla società nel suo insieme, ribadisce che la legge è stata e continua a essere non solo efficace, ma saggia e lungimirante, profondamente rispettosa dei principi etici della tutela della salute della donna e della responsabilità femminile rispetto alla procreazione, del valore sociale della maternità e del valore della vita umana dal suo inizio".
Leggi la relazione
I dati 2006-2007
COMMENTI
Cosi' interviene Donatella Poretti, neo-senatrice radicale eletta nelle liste del Partito Democratico:
Rilevo con piacere che quest'anno la relazione al Parlamento sullo stato di attuazione della legge 194 e' stata consegnata dal ministro della Salute con un po' meno di ritardo rispetto alla "prassi" degli anni passati. La legge infatti prevede entro febbraio e la "prassi" ottobre.
A meta' febbraio a fronte di una dichiarazione del ministro che preannunciava come sarebbe spettato al prossimo Governo, noi radicali avevamo presentato un'interrogazione (clicca qui) per chiedere conto del ritardo, non giustificato neppure dai dati incompleti rispetto alla relazione precedente. In particolare citavamo i dati sull'obiezione di coscienza non aggiornati e che falsavano il dato complessivo. C'erano regioni come la Liguria che fornivano i dati del 1999.
Con piacere percio' registro di avere avuto ragione: la relazione poteva essere fatta da questo Governo, e finalmente un po' di numeri sono stati aggiornati, restano indietro solo due regioni: Lazio e Marche. E infatti i dati piu' aggiornati registrano un incremento vertiginoso degli obiettori. Ma non e' detto che la situazione non sia perfino peggiore!
Procediamo per ordine. L'obiezione e' infatti aumentata per i ginecologi dal 58,7% al 69,2%; per gli anestesisti, dal 45,7% al 50,4%; per il personale non medico, dal 38,6% al 42,6%.
Nel Sud l'aumento è ancora maggiore e in alcune Regioni addirittura i dati raddoppiano. In Campania l'obiezione per i ginecologi passa dal 44,1% all' 83%, in Sicilia dal 44,1% al 84,2%. E se questi numeri gia' sembrano impressionanti, e' probabile che siano ancora sottostimati.
Il caso della Basilicata resta ad oggi un giallo ancora irrisolto: nella relazione ministeriale dell'anno 2005 i ginecologi obiettori erano il 41,6%, mentre solo un anno prima, nel 2004, la relazione riferiva di un 92,6%. Nella relazione appena consegnata crescono di poco arrivando al 44,9%, dato da "isola felix" comparato alle altre regioni limitrofe (Campania 82,8, Puglia 79,9, Calabria 73,5%).
Su questo i Radicali Lucani hanno fatto un'inchiesta approfondita (clicca qui) consegnata al ministro Turco per segnalare come nell'indagine condotta nel 2007 l'obiezione era del 93%, mentre nell'anno in corso il numero di obiettori censiti e' pari all'88,5%.
Dal ministero nessuna risposta e nessuna valutazione sul dato quantomeno curioso statisticamente dell'unica regione che dimezza il numero di obbiettori (da 92 a 41-44) a fronte di una media in grossa crescita.
Piu' in generale la relazione mostra come la legge sia utile per far diminuire gli aborti, che infatti tra le donne italiane registra un -3,7%. Anche l'aumento di ivg (+4,5%) tra le straniere e' da leggersi positivamente, e' l'emersione dalla clandestinita' di un fenomeno che nell'immigrazione soprattutto irregolare e' perfino impossibile da stimare.
Un 'valore da rispettare e di cui prendere atto', ma va al contempo sottolineata la 'necessita' di garantire i servizi e la piena attuazione della legge 194 sull'interruzione volontaria di gravidanza'. Cosi' il presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei medici (Fnomceo), Amedeo Bianco. Quello dell'obiezione di coscienza, ha affermato Bianco, 'e' un fenomeno, un valore di cui prendere atto e che va rispettato, poiche' attiene all'esercizio della liberta' individuale. Probabilmente in tale scelta, esercitata da un numero crescente di medici, potrebbero pesare anche fattori di tipo ambientale, relativi all'organizzazione del lavoro'. Si tratta, ad ogni modo, di un dato che 'deve far riflettere': 'E' infatti necessario, al contempo migliorare l'organizzazione dei servizi poiche' va sempre garantita una rete di medici non obiettori che possano soddisfare tale domanda tutelata dalla legge'. Altro fronte, ha proseguito l'esperto, 'e' quello della messa in atto di misure che permettano una riduzione del ricorso all'aborto, cosa che gia' sta avvenendo, come segnala appunto la Relazione al Parlamento'. Cio', ha concluso Bianco, 'portera' dunque a limitare la necessita' di medici non obiettori, a fronte di un ricorso, si spera, sempre minore all'interruzione volontaria di gravidanza'.
La legge 194 sull'interruzione volontaria di gravidanza e' 'a rischio' e si configura 'sempre di piu' come un vero e proprio percorso ad ostacoli'. Lo afferma il ginecologo ed esponente radicale Silvio Viale. 'La 194 e' a rischio nel senso che, con il consistente aumento dei medici obiettori di coscienza, sara' sempre piu' difficile per le donne poter vedere soddisfatta la propria domanda, mentre aumenteranno gli ostacoli di ogni tipo'. Proprio l'obiezione di coscienza infatti, ha sottolineato l'esperto, 'rappresenta il punto debole della 194, e questo anche perche' e' in atto da anni un'azione strisciante che spinge all'obiezione da parte di un certo mondo politico reticente'. Il punto, ha proseguito, e' che 'bisogna garantire l'applicazione della legge nella sua interezza e, dunque, anche garantire un numero sufficiente di medici non obiettori'. Ma questa e' un'impresa difficile, secondo Viale, poiche' 'effettuare aborti non piace a nessuno: e' un lavoro non riconosciuto, non gratificante e soprattutto sempre al centro delle polemiche'. Per questo, ha concluso il ginecologo, 'non stupisce il dato relativo all'aumento dei medici obiettori, in primo luogo tra i professionisti piu' giovani. Essere obiettori, in un certo senso, e' piu' semplice, non fosse altro che per evitare problemi'.
"Rimango stupito da questo aumento di obiezioni, puo' darsi che il clima stia cambiando. Anche se pressioni in questo senso non ci sono, e' automatico ch,e in qualche regione, dove c'e' un assessore, o un direttore generale contrario all'aborto, indirettamente ci possano essere delle conseguenze". E' quanto afferma Giovanni Monni, presidente dell'Associazione ostetrici ginecologi ospedalieri italiani (Aogoi) in merito all'aumento dell'obiezione di coscienza che emerge dalla relazione sull'applicazione della legge 194 sull'interruzione volontaria di gravidanza. "Da un lato fare le interruzioni non piace a nessun ginecologo" spiega Monni, secondo cui "questi preferiscono fare i parti e dare la vita, ma significa anche che le donne sono lasciate sole e devono poter essere aiutare di piu'". Probabilmente, conclude il presidente della Aogoi, "la possibilita' di aborto con la Ru486 faciliterebbe, in certi casi, l'interruzione di gravidanza e aiuterebbe il ginecologo in queste situazioni".
"Tremila ginecologi non obiettori di coscienza non sono certo sufficienti a soddisfare i bisogni delle pazienti. E il problema e' che, anche fra gli specializzandi, nessuno vuole fare interruzioni volontarie di gravidanza (Ivg). Noi che invece ci siamo resi disponibili, oggi siamo relegati nei nostri reparti e non possiamo fare altro che aborti. Sono necessari incentivi per i ginecologi non obiettori, che si potrebbero ottenere, ad esempio, attraverso l'inserimento di un ticket sull'Ivg". E' la proposta di Giovanna Scassellati, responsabile del reparto Ivg dell'ospedale San Camillo di Roma, che commenta, all'Adnkronos Salute, i dati della Relazionale 'Quello dell'obiezione di coscienza e' un problema emergente e serio". Per l'esperta, lo stato dell'applicazione della normativa in alcune parti d'Italia "e' disastroso, come nel Lazio. A Roma, per esempio, non ci sono strutture che praticano Ivg nel centro storico. Anzi, in tutta la citta' molte sono state chiuse e ne rimangono attive solamente due: la mia e quella dell'ospedale San Filippo Neri. Ma non si tiene conto che l'aborto rappresenta ben il 40% dell'attivita' di ostetricia". "Bisogna fare qualcosa perche', oltre ai medici, mancano i letti, mancano gli spazi e quelli che ci sono appaiono fatiscenti, tristi. Non e' possibile che nel 2007 la situazione sia ancora questa. Ogni ospedale pubblico, laico dovrebbe avere il suo reparto Ivg, mentre oggi la situazione e' ancora ben lontana dall'essere risolta".
"L'aumento significativo dei medici obiettori di coscienza segnala un disagio profondo che non puo' essere in alcun modo sottovalutato". E i dati presentati oggi dal ministero della Salute "dimostrano che l'aborto e' una tragedia non solo per la donna che decide di sottoporsi volontariamente all'interruzione di gravidanza ma anche per chi e' chiamato materialmente ad eseguire la soppressione di una vita umana". È quanto afferma, in una nota, Isabella Bertolini, vicepresidente dei deputati di Forza Italia, secondo la quale nessuno puo' pensare "di piegare la volonta' di chi, secondo scienza e coscienza, decide liberamente di sottrarsi ad un compito cosi' drammaticamente difficile". Trovo aberrante, aggiunge l'esponente del partito delle Liberta', "che la responsabile del reparto di ivg del San Camillo di Roma proponga incentivi economici per risolvere il problema. In tal modo si tradisce il dettato della 194, la quale nasce con l'intento di regolamentare ma soprattutto contenere il numero di aborti". La societa' e le strutture sanitarie pubbliche, e' il parere della Bertolini, "devono utilizzare qualunque strumento a loro disposizione per eliminare gradualmente il problema dell'interruzione volontaria di gravidanza non certo approntare rimedi per favorirne la diffusione. I dati pubblicati oggi sull'obiezione di coscienza- conclude- rendono quantomai necessaria una riflessione approfondita, da parte di tutte le forze politiche, nella prossima legislatura".
"Pur apprezzando il calo degli aborti in questa misura, resto fermamente convinta che ogni aborto e' un dramma e sempre un segnale di grande disorientamento delle donne nel far fronte a difficolta' oggettive". E' il parere di Paola Binetti (Pd). "Auspico-aggiunge la senatrice teodem, deputata nel nuovo Parlamento- che la prossima legislatura sappia davvero leggere negli articoli della legge 194 quell'irrinunciabile esigenza di tutelare la vita dal suo inizio nell'articolo 1, e offrire alle donne risorse alternative in termini di aspetti economici, logistici e di sicurezza del posto lavoro, e aiuti per la tutela propria e del figlio". L'aumento del numero degli obiettori? "Risponde ad una consapevolezza maturata in molti medici che, di per se', l'aborto non e' una soluzione- risponde Binetti-, ma che vanno trovate risposte diverse". L'aumento dei medici obiettori, prosegue la senatrice, "pone il problema di come puo' essere accolta la donna quando arriva in una condizione drammatica come questa e quali sono le alternative che possono essere offerte per aumentare la sua linearita' nel prendere le decisioni, perche' non si presenti come l'unica possibilita'". Il dibattito di queste ultime settimane, conclude la parlamentare, "deve servire ad impegnare il Parlamento ed il governo a garantire piena applicazione della 194, leggendola nella chiave di tutela sociale della maternita'".
"La relazione della ministra Turco rappresenta un'autorevole conferma di dati e tendenze già in nostro possesso. La 194 si dimostra cioè una buona legge ed è assolutamente paradossale che qualcuno voglia mettere in discussione norme che dimostrano tutta la loro efficacia". Così Barbara Pollastrini. "Sono d'accordo con Livia Turco - aggiunge la Ministra uscente per i Diritti e le Pari Opportunità - Questa legge va applicata in tutte le sue parti e su tutto il territorio nazionale. Per questo mi rammarico ancora che le linee guida, attese da tanti, siano per il momento bloccate dal diktat, dal sapore così ideologico, del presidente della Regione Lombardia Formigoni e da quello della Regione Sicilia Raffaele Lombardo". "L'aborto - conclude Pollastrini - è un dramma che può essere ridotto ed eliminato soltanto aiutando le donne, soprattutto le più sole e povere, le migranti, tutelando nei luoghi di lavoro il diritto ad avere figli, tutelando le carriere, assicurando autonomia economica e dignità, tutti elementi che possono rendere serena la maternità".
L'obiezione di coscienza fra i medici e soprattutto i ginecologi e' in aumento: "finalmente", grazie alla Relazione annuale sulla legge 194 sull'aborto, "c'e' una fotografia aggiornata della situazione". E il ministro della Salute uscente, Livia Turco, "si e' finalmente accorta" che questi livelli sono tali da prefigurare 'un'oggettiva condizione di grave difficolta' per le donne nell'accesso ai servizi", come sottolineato dalla stessa Turco nel commentare i dati. Lo sostiene Mariella Parachini, vicepresidente della Federazione internazionale degli operatori di aborto e contraccezione (Fiapac) e componente della direzione dell'associazione Luca Coscioni. "La discrepanza tra i dati sull'aborto fra donne italiane e straniere (riduzione del 3,7% rispetto al 2005 per le prime e incremento del 4,5% per le seconde) - sottolinea Parachini - conferma la necessita' di attivare le misure di accesso alla contraccezione, sia da un punto di vista organizzativo che di 'promozione' della contraccezione. L'Italia e' il Paese dove si paga per la contraccezione, ma dove l'interruzione volontaria della gravidanza e' totalmente gratuita'. 'Ad esempio -osserva Parachini- per la cosiddetta pillola del giorno dopo, una donna che si rivolge al pronto soccorso paghera' 25 euro di prestazione come codice bianco e 11 euro per la confezione della pillola'.
'Per quanto riguarda la nuova stima degli aborti clandestini, aggiornata al 2005 con un'ipotesi massima di 15 mila interventi effettuati al di fuori della legge 194, correggendo al ribasso le precedenti stime che indicavano tale soglia attorno ai 20 mila - dice la ginecologa - avremmo voluto avere un dato piu' aggiornato e un'analisi accurata sulla persistenza del fenomeno".
Incoraggiante, invece, "a fronte dell'aumento vertiginoso della diagnostica prenatale", secondo la Parachini, "il numero degli aborti terapeutici, effettuati dopo il 90esimo giorno di gravidanza, che e' rimasto invariato".
Infine, per quanto riguarda l'iter burocratico che la pillola abortiva Ru486 sta seguendo in Italia per ottenere il via libera dell'Agenzia italiana del farmaco (Aifa), l'esperta si chiede: "cosa aspetta il consiglio di amministrazione dell'Aifa a esprimere il proprio parere finale?", dato che "la Commissione europea, come gia' riportato nell'ultima relazione presentata al Parlamento, ha anche approvato le raccomandazioni dell'Emea per uniformare le indicazioni del farmaco nell'Unione europea".
Obiettore di coscienza all'aborto, ma anche sostenitore della piena applicazione della legge 194 sull'interruzione volontaria di gravidanza. Il ginecologo Massimo Moscherini, direttore del Dipartimento di ginecologia dell'Azienda ospedaliera S.Andrea di Roma, non ha dubbi: 'Si puo' essere obiettori, ma questo non vuol dire mettere in discussione una legge che c'e' e va garantita'. L'obiezione, afferma Moscherini commentando il dato relativo all'aumento dei medici obiettori evidenziato nella Relazione 2007 sull'attuazione della legge 194 inviata al Parlamento, 'e' un fattio di coscienza e, dunque, strettamente personale. Per questo, e' molto difficile fare delle analisi generali del fenomeno'. Da medico obiettore 'convinto - spiega - non sono favorevole all'aborto per molte ragioni, ma la prima ragione sta nel fatto che ritengo che la 194 non sia gestita bene. Infatti, andrebbe sostanzialmente rinforzata la parte della legge relativa alla prevenzione del fenomeno aborto, mentre proprio la prevenzione sembra essere l'aspetto piu' carente. Insomma - prosegue il ginecologo - ci sono in questa legge troppi punti che, benche' fondamentali, rimangono trascurati'. E la conseguenza, commenta, e' che 'alla fine l'aborto finisce per diventare, in vari casi, un atto troppo semplicistico'. Inoltre, secondo Moscherini, 'oggi, sempre di piu', il medico spesso si sente 'costretto' ad effettuare interruzioni di gravidanza a seguito della pressione e dei condizionamenti che vengono dall'esterno; in altri termini, non si tratta piu' di un atto medico che egli effettua perche' ritiene necessario. E probabilmente - aggiunge - anche questa e' una ragione alla base dell'aumento del numero dei medici obiettori'. Ad ogni modo, rileva Moscherini, 'da obiettore, ritengo che il servizio e la domnda delle donne vada garantita. Gli ospedali devono, cioe', poter garantire l'effettuazione, dove e' prevista, delle interruzioni volontarie di gravidanza'. All'Ospedale S.Andrea, precisa, 'non vi e' un reparto di ostetricia e dunque non vengono praticate ivg, ma quando in passato ho diretto altri reparti ospedalieri ho sempre fatto in modo di garantire il funzionamento del servizio, perche' se c'e' una legge va rispettata'. Quanto al 'boom' dei medici obiettori, secondo Moscherini i circa 3.000 medici non obiettori presenti sul territorio nazionale (il 30% del totale) 'sono comunque in numero sufficiente per garantire l'attuazione della legge, anche alla luce, fortunatamente, della progressiva riduzione segnalata nel ricorso all'aborto'.
"Meglio tardi che mai: sono lieto di vedere che, pur con due anni di ritardo, anche il centrosinistra riconosca che sulla legge 194 avevamo ragione noi". Lo afferma Francesco Amoruso, eletto al Senato con il Pd. "Proprio sul finire della legislatura - sottolinea Amoruso - il ministro auspica una piena applicazione della legge anche nella sua parte iniziale riguardante la prevenzione e il sostegno alle future madri che versano in stato di difficolta'. Inoltre chiede in modo testuale 'il potenziamento dei consultori quali servizi primari di prevenzione del fenomeno abortivo'. E' quello che il centrodestra ha sostenuto negli ultimi due anni scontrandosi pero' con i veti imposti da un Governo che ha scontato l'ambigua convivenza tra teo-dem, radicali ed estrema sinistra".
"Suo obbiettivo essenziale è quello di sostenere che 'la legge non si tocca'. Perché sarebbe 'saggia e lungimirante'. Per questo sono censurate accuratamente le parole 'diritto alla vita' e 'fin dal concepimento', che invece dovrebbero indicare il criterio di giudizio su quanto sta accadendo nel nostro Paese". Lo afferma in una nota Carlo Casini, presidente del Movimento per la Vita. "L'unico elemento che merita apprezzamento - sottolinea Casini - è l'auspicio alla implementazione delle misure necessarie a rimuovere le cause che potrebbero indurre la donna alla Ivg, ma proprio questo avrebbe dovuto essere motivo per avviare una rivisitazione della legge 194 e bisogna ragionevolmente chiedersi quanto potrebbe essere determinante il riconoscimento del diritto alla vita fin dal concepimento ad ogni livello, in primo luogo educativo e culturale, nella rimozione delle cause dell'aborto". "A proposito di contraccezione il ministro sembra voler volutamente ignorare che in Paesi come la Francia e l'Inghilterra dove essa è certamente più diffusa che da noi, gli aborti sono in continua crescita, segno evidente che in Italia la auspicabile diminuzione, se è reale, non è legata certo alla diffusione dei metodi contraccettivi. Essa, sempre ammesso che non sia frutto di artifici contabili, è dovuta esclusivamente a fattori diversi collegabili, nonostante la legge, ad una crescente sensibilità verso il valore della vita, cui non è estranea l'azione della Chiesa e dello stesso Movimento per la vita. Ma questo fattore è talmente ignorato che nella Relazione ministeriale non vi è il minimo cenno all'attività del volontariato per la vita". "Il ministro ed i suoi esperti insistono nella indimostrabile diminuzione dell'abortività clandestina, dimenticando fatti anche recenti, come quello di Genova, che sembrerebbero andare esattamente nel verso opposto. E soprattutto ignorando che la distribuzione annuale di oltre 150mila confezioni della "pillola del giorno dopo" ha prodotto una quantità imprecisata di abortività non registrata, quindi clandestina e che - questa sì - ha certamente influenza sulla diminuzione dell'abortività 'ufficiale'. Il ministro mostra infine preoccupazione per la crescita dell'obiezione di coscienza - conclude Casini - mentre questa è la più autorevole testimonianza che il bambino è bambino anche prima della nascita e che quindi qualcosa nel suo interesse e nel suo diritto deve cambiare".
I dati sullo stato di attuazione della legge 194 diffusi oggi dal ministero della Salute "confermano quanto sapevamo, e cioe' che la normativa si e' dimostrata efficace e lungimirante, garantendo alle donne piu' diritti e piu' tutela della salute e determinando nel tempo la diminuzione degli aborti". Lo dice Vittoria Franco, senatrice del Pd, secondo cui "il netto decremento del ricorso all'interruzione volontaria di gravidanza tra le italiane, l'aumento tra le immigrate e il leggero aumento tra le adolescenti dimostrano qual e' l'orientamento giusto". Per ridurre ulteriormente il numero delle ivg, aggiunge Franco, "occorre puntare sulla prevenzione, sull'informazione e sull'educazione, come abbiamo sottolineato anche in altre occasioni. Ha ragione Livia Turco, la legge 194 va applicata meglio e in tutte le sue parti, soprattutto attraverso il potenziamento dei consultori sia dal punto di vista dei servizi offerti, come la mediazione culturale per le immigrate, che del numero delle strutture". Ma per l'esponente del partito Democratico, inoltre, "e' necessario indagare quali sono le ragioni del crescente numero di obiettori tra ginecologi, anestesisti e infermieri, al fine di verificare che questo fenomeno non sia dovuto a condizioni ambientali". In ogni caso, conclude Vittoria Franco, "e' necessario che il servizio sia garantito a tutte le donne che ne fanno richiesta in modo uniforme sul territorio".
L'associazione 'Scienza e vita' commenta i dati della relazione del ministero della Salute sull'applicazione della 194 e in un comunicato sottolinea come la riduzione registrata nel numero degli aborti non sia qualcosa di cui "essere soddisfatti", dato che si tratta di "127 mila esseri umani a cui è stata negata la possibilità di nascere". "Come cittadini italiani non riusciamo ad essere soddisfatti della riduzione degli aborti a 'soli' 127mila. Forse a qualcuno, ma non a noi, sfugge che si tratta di 127mila esseri umani a cui è stata negata la possibilità di nascere", così l`Associazione Scienza e Vita reagisce alla diffusione dei dati contenuti nella relazione annuale sull`attuazione della legge 194. "Senza dire - aggiunge l`associazione - che dietro quelle migliaia di aborti (il 2,9% del totale) che si realizzano dopo i 90 giorni, con ogni probabilità si annida una scelta eugenetica, causata da una malattia o da una malformazione del feto. Pensate al solo fatto che non nascono più bambini con la sindrome di Down". "In secondo luogo - sottolinea Scienza e Vita - anche in questa relazione prevale il giudizio, più volte espresso in passato, secondo il quale `gli aborti sono diminuiti, dunque la legge funziona`. Un giudizio a dir poco sommario se non cinico, considerata la natura stessa di una legge che oggettivamente sopprime la vita umana. Del resto - prosegue l`Associazione - c`è una ferrea coerenza nel ragionamento del ministro Turco, laddove afferma che l`unico valore etico da difendere è la salute della donna. Al ministro chiediamo: ma l`embrione non merita tutela?". "Infine è interessante - conclude Scienza e Vita - il dato sull`obiezione di coscienza e come questa sia cresciuta tanto al Sud quanto in alcune aree del Nord. Ora, questa scelta viene fatta sempre più non solo dai ginecologi, ma anche da parte degli anestesisti e del personale non medico. A noi appare evidente che, per tutti questi soggetti, la misura ormai sia colma e che sia sempre più difficile e problematico chiedere o pretendere prestazioni professionali che violino il principio della difesa della vita. Forse sta maturando la convinzione che il no alla vita, mediante l`aborto, faccia davvero male al Paese".
"Fin dal primo giorno di legislatura presenteremo la nostra proposta di legge sull'obiezione di coscienza. Intendiamo confrontarci con le altre forze politiche partendo da un presupposto fondamentale: la liberta' di coscienza come diritto di tutti i cittadini, compresi medici e farmacisti. Su tale diritto si e' scatenata nelle scorse settimane una furente polemica laicista, di stampo politicamente ben definito, che pretende di restringere la liberta' di coscienza a favore della commercializzazione di farmaci contraccettivi e abortivi". E' quanto afferma il capogruppo Udc alla Camera, Luca Volonte', a commento dei dati emersi dalla relazione annuale sulla 194.
La relazione annuale sulla legge 194 presentata dal ministro Turco sottolinea "alcuni dati, in primo luogo l'aumento, in alcune regioni molto consistente, dell'obiezione di coscienza". Lo afferma l'esponente del Pdl, Eugenia Roccella, sottolineando che "in realta' le regioni in cui l'obiezione appare molto aumentata (si citano in particolare Campania e Sicilia) sono quelle che nella relazione dell'anno scorso presentavano dati vecchi o parziali". Per esempio, evidenzia, "il 44% di obiettori in Sicilia riportato nella relazione 2006 risaliva in realta' al 2002 e copriva solo i due terzi circa delle strutture. Sempre nella relazione dell'anno scorso, i dati della Campania sull'obiezione erano fermi addirittura al '99: l'aumento dell'obiezione non e' dunque un fenomeno improvviso, ma una tendenza che va spalmata su un lungo arco di tempo". L'obiezione, "fenomeno articolato e frastagliato" per Roccella "non sembra correlata comunque al rapporto di abortivita' nelle diverse regioni: per esempio Liguria e Puglia hanno lo stesso rapporto di abortivita' ma un tasso di obiezione molto diverso (79% la Puglia e 56% la Liguria)". Piu' in generale, aggiunge l'esponente del partito delle Liberta', "si conferma la tendenza italiana alla diminuzione delle Ivg". Mentre alle regioni con il piu' alto numero di aborti (Liguria, Puglia, Emilia Romagna, Piemonte, Toscana, Umbria e Lazio), conclude, "e' urgente chiedere pero' uno sforzo per individuare politiche di prevenzione e di sostegno alle maternita' difficili".
"Nella maggior parte dei casi non c'e' scelta morale o ideologica dietro la decisione di essere medico obiettore in tema di aborto". Lo afferma Claudio Giorlandino, ginecologo, presidente della SIDIP, Societa' Italiana di Diagnosi Prenatale e Medicina Materno Fetale riflettendo sul dato secondo il quale in Italia, nel 2007, i ginecologi obiettori hanno raggiunto quasi il 70 per cento contro il 58,7 per cento del 2003. "L'aumento dei ginecologi obiettori - afferma Giorlandino - si spiega con l'incremento delle strutture sanitarie religiose dove per forza di cose, se un medico ginecologo vuole lavorare, deve essere obiettore. Inoltre i medici che si occupano di aborto non sono ben pagati. Non hanno alcuna gratificazione. E' un lavoro condannato dall'opinione pubblica e deprimente professionalmente. Infine c'e' molta meno richiesta di aborti quindi non c'e' bisogno di tanti medici che li pratichino".
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