Martedì 9 giugno 2026
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Antitrust: Regione Lombardia ostacola apertura phone-center

U.E. - ITALIA
Notizia ·
La Regione Lombardia sta regolamentando l'apertura dei phone-center con modalita' ingiustificatamente restrittive della concorrenza. Lo afferma l'Antitrust, in una segnalazione approvata il 3 agosto 2007, con la quale chiede ai vertici regionali di modificare la normativa eliminandone gli aspetti anti-concorrenziali, anche per evitare aumenti dei prezzi per i consumatori.
Secondo l'Autorita' Garante della Concorrenza e del Mercato la legge regionale n. 6 del 3 marzo 2006 impone ai gestori dei phone-center requisiti igienico-sanitari e di sicurezza dei locali gravosi e ingiustificati, pena la chiusura dei locali stessi. Inoltre affida ai Comuni la localizzazione dei phone-center attraverso il Piano di governo del territorio (PGT) vietando, in attesa dell'adozione dei PGT, l'apertura di nuovi centri di telefonia in sede fissa, nonche' di rilocalizzare i centri preesistenti.
Secondo l'Antitrust i requisiti igienico-sanitari richiesti sono gravosi e ingiustificati in quanto privi di qualsiasi collegamento con la qualita' del servizio offerto, e determineranno un incremento non trascurabile dei costi di apertura e di mantenimento dei phone-center.
La regolamentazione avra' l'effetto di limitare la competizione tra gli operatori, riducendone il numero, ed incrementando i costi: a pagarne le conseguenze saranno i consumatori che vedranno aumentare il prezzo finale delle chiamate internazionali che al momento presso i phone-center risulta essere particolarmente conveniente.
Nella segnalazione l'Autorita' ricorda che la fissazione di vincoli di natura qualitativa deve essere dettata da esigenze di tipo oggettivo e improntata al rispetto dei principi di necessarieta' e proporzionalita'. Le norme della regione Lombardia sulla localizzazione dei centri di telefonia in sede fissa introducono inoltre un elemento di rigidita' del sistema che si traduce in una programmazione quantitativa dell'offerta, in contrasto sia con le esigenze di salvaguardia della concorrenza, sia con le norme del decreto 4 luglio 2006, n. 223 (il c.d primo decreto Bersani-Visco) che esonera lo svolgimento delle attivita' commerciali dal rispetto di distanze minime obbligatorie tra attivita' appartenenti alla medesima tipologia di esercizio.

La reazione della Regione. La Regione Lombardia difende la sua legge sui phone-center e respinge entrambe le obiezioni dell'Antitrust: primo, non e' vero che vengono imposte distanze minime tra gli esercizi; secondo: le norme igienico sanitarie sono le stesse degli esercizi pubblici. Insomma, nessuna lesione della concorrenza. 'La nostra e' una legge - ricorda l'assessore regionale al Commercio Franco Nicoli Cristiani - votata a larga maggioranza, con anche l'astensione delle principali forze del centro sinistra - che ha colmato un vuoto normativo insostenibile e che applica a queste realta' (2000 in Lombardia) norme perfettamente in linea con quelle richieste agli esercizi pubblici. Sono disposizioni oggettive, ragionevoli e che valgono per tutti: non discriminano gli operatori, non limitano la concorrenza creando posizioni privilegiate e non distorcono in alcun modo la concorrenza stessa'. 'Credo che la normativa sui phone center - gli fa eco l'assessore regionale al Territorio, Davide Boni - non sia affatto restrittiva o leda alcun diritto. Prima dell'entrata in vigore di questa legge, le attivita' commerciali di questo tipo non erano in alcun modo regolamentate: noi abbiamo dato regole certe anche dal punto di vista sanitario, concedendo peraltro la possibilita' ai singoli comuni di regolamentarne l'apertura coerentemente con le esigenze del territorio. Credo che nessuno possa biasimare la volonta' dimostrata dalla giunta regionale lombarda di legiferare in modo da dare norme certe a servizio dei cittadini e di tutti i consumatori finalizzate al ripristino della legalita' sul territorio'.
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