Venerdì 12 giugno 2026
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Baghdad. Riapre il reparto di fecondazione assistita

ASIA - IRAQ
Notizia ·
Saccheggiato dopo la caduta del regime nel 2003, ha riaperto i battenti a Baghdad, ed e' ora quasi a pieno regime, il reparto per la cura della sterilita' e per l'inseminazione artificiale nello storico ospedale Kamal al Samarrai: una buona notizia per molte coppie irachene che negli ultimi anni erano state costrette a costosi viaggi all'estero, con tutti i rischi per la sicurezza che questo comportava.
All'al Samarrai, apparentemente l'unica clinica governativa a praticare la fecondazione assistita in Iraq, ci sono attualmente circa 200 coppie in attesa di iniziare il programma per avere un 'bimbo in provetta', che e' invece gia' operativo per altre 50, secondo quanto ha rivelato di recente l'emittente Radio Sawa di Baghdad.
A causa delle contaminazioni ambientali dovute all'incuria, e soprattutto ai bombardamenti con armi di vario genere nelle ripetute guerre che l'Iraq ha subito dal 1980, la percentuale della sterilita' tra gli iracheni e' da tempo sensibilmente aumentata, secondo quanto ha denunciato il giornale del partito comunista iracheno, Tariq al Shaab (La via del popolo).
Molti di essi sono rivolti a centri specializzati nella regione, in particolare in Giordania.
M.S. e sua moglie hanno raccontato allo stesso giornale di aver speso invano 14 mila dollari in uno di questi centri, dove, hanno detto, il 50 per cento dei pazienti erano iracheni. S.K.
ha a sua volta tentato in Siria, dove dopo alcuni insuccessi, per contenere le spese ha lasciato la moglie, che intanto prosegue la terapia.
Fondato negli anni '90 per onorare Kamal al Samarrai (1914-2002), che fu medico della famiglia reale e primo iracheno specializzato in questo settore, il centro di Baghdad chiede invece ai pazienti che si sottopongono al trattamento solo il versamento di una sorta di 'ticket', ovvero l'equivalente di pochi dollari, come ha sottolineato a Radio Sawa la sua direttrice, la dottoressa Nihal Jabri.
La dottoressa Jabri non e' entrata nei dettagli dei programmi applicati nel suo ospedale. Di certo pero', la massima autorita' religiosa sciita del Paese, il grande ayatollah Ali Sistani, pone alcuni paletti. Non di rado affronta il tema nel suo sito web ufficiale e afferma che la fecondazione assistita e' 'di per se' autorizzata' ma, precisa, deve essere esclusivamente omologa, ovvero il seme e l'ovulo utilizzati devono appartenere alla coppia di genitori, sposati, del nascituro.
In ogni caso, la pratica ha in Iraq ormai una lunga tradizione. Il primo successo e' stato registrato nel 1984, quando a Baghdad venne annunciata la nascita del primo 'bambino in provetta iracheno', a cui venne dato il nome Ihab.
Nel 1998 venne invece annunciata la prima nascita analoga nell'era dell'embargo imposto al Paese per l'invasione irachena del Kuwait: in questo caso, al piccolo, un maschietto di quattro chili, venne invece imposto il nome Saddam, in onore del rais, che peraltro si dice fosse molto interessato anche alle tecniche di clonazione. (Ansa)
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