Bologna. Alleanza pubblico-privato per assistere i malati terminali
Una nuova organizzazione dell'assistenza ai pazienti in fase terminale. La mette in campo il nuovo piano integrato presentato ieri a Palazzo Malvezzi da Giuliano Barigazzi, assessore provinciale ai Servizi sociali, e da Gabriele Cavazza, vicedirettore sanitario dell'Ausl di Bologna. "La vera grande novita' - spiega Barigazzi in commissione - e' mettere insieme soggetti pubblici e privati, che fino ad oggi erano su due livelli differenti e slegati tra loro". Per dare un'idea dell'ambito di intervento del piano, Cavazza riporta i dati del 2005: nel territorio di competenza dell'Ausl bolognese i decessi per tumori sono stati 2.979; di questi 1.908 (il 64%) sono stati assistiti dall'Ausl o da associazioni di volontariato. "Una delle percentuali piu' alte d'Italia, anche se offre i margini per ulteriori miglioramenti". Tra le misure adottate dal piano c'e' la costituzione di due gruppi di lavoro, uno finalizzato alla programmazione e alla gestione di formazione e informazione e l'altro che si occupera' della definizione di linee guida per le terapie palliative. L'obiettivo e' favorire la domiciliarita' e migliorare qualita', continuita' e completezza dell'assistenza. La chiave individuata e' quella di un percorso integrato che veda coinvolti medici di famiglia, volontariato e hospice (cioe' i centri residenziali dedicati alle cure palliative)
Il nuovo sistema pensato per assistere i malati terminali, parte dal reparto ospedaliero che affida il paziente al medico di famiglia e al servizio infermieristico.
Questi definiscono il piano di assistenza, che prevede l'integrazione del volontariato con i diversi livelli di intensita' assistenziale, attribuendo all'hospice la funzione di struttura di supporto alla domiciliarita'. In questo contesto, il medico di famiglia e il servizio infermieristico assicurano la "regia" degli interventi sul singolo paziente, mentre il servizio Cure palliative dell'Ausl coordina la relazione tra tutti i soggetti coinvolti. "Abbiamo veramente l'occasione di passare dalla competizione all'integrazione", commenta soddisfatto Cavazza.
Il nuovo sistema pensato per assistere i malati terminali, parte dal reparto ospedaliero che affida il paziente al medico di famiglia e al servizio infermieristico.
Questi definiscono il piano di assistenza, che prevede l'integrazione del volontariato con i diversi livelli di intensita' assistenziale, attribuendo all'hospice la funzione di struttura di supporto alla domiciliarita'. In questo contesto, il medico di famiglia e il servizio infermieristico assicurano la "regia" degli interventi sul singolo paziente, mentre il servizio Cure palliative dell'Ausl coordina la relazione tra tutti i soggetti coinvolti. "Abbiamo veramente l'occasione di passare dalla competizione all'integrazione", commenta soddisfatto Cavazza.
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