Bruxelles spiega la riforma tlc all'Italia
Le Authority dei singoli stati membri dell'Unione Europea potranno imporre la separazione funzionale delle reti di telecomunicazione agli ex monopolisti se c'e' la prova che i rimedi attuali per migliorare il tasso di concorrenza siano stati insufficienti. A chiarire il funzionamento della '2007 EU Telecoms Reform', le proposte di riforma delle norme UE in materia di telecomunicazioni avanzate dal Commissario Viviane Reding e adottate tre giorni fa dalla Commissione e' Fabio Colasanti, Direttore Generale per la Societa' dell'Informazione dell'esecutivo di Bruxelles.
In una conferenza stampa presso la rappresentanza milanese della Commissione, Colasanti ha spiegato che 'bisogna vedere in quali casi occorra ricorrere alla separazione funzionale. Il processo e' molto complicato. In Inghilterra ci hanno messo piu' di un anno e hanno dovuto creare una sezione diversa di British Telecom, con un proprio logo, una propria sede e un meccanismo di incentivi che non e' legato ai risultati di BT' ma ai servizi forniti.
'L'idea generale e' che si ricorra alla separazione funzionale se c'e' la prova che i rimedi attuali sono stati insufficienti. Perche' come obiettivo finale la separazione funzionale non vuole raggiungere una situazione diversa da quella che si verificherebbe se i vari dispositivi in essere di non discriminazione, separazione contabile e cosi' via fossero rispettati pienamente'. Per cui alla fine due sono le condizioni per procedere alla separazione fra gestori e proprietari: 'il primo e' la possibilita' legale, poi se in un paese c'e' questa possibilita' bisogna verificare che effettivamente sia giustificato ricorrere a questo strumento'.
Colasanti a una domanda se in Italia questo provvedimento sarebbe giustificato non ha voluto rispondere sottolineando pero' che 'noi vogliamo che la possibilita' sia data ai regolatori. Poi saranno loro che dovranno decidere. Che pero' non lo faranno del tutto soli. Consideriamo infatti molto importante che, soprattutto dal punto di vista della separazione funzionale ci sia poi una verifica di tutti gli altri regolatori e della Commissione. Si tratta di uno strumento molto difficile che deve essere realizzato in condizioni adeguate. Pero' la decisione se andare in questa direzione o no, spetta unicamente alle autorita' di regolamentazione nazionali'.
In Olanda ad esempio il regolatore nazionale ha deciso che per ora la separazione sarebbe inappropriata in vista delle evoluzione della competizione sul mercato delle infrastrutture fra Dsl e cavo. Mentre, se fuori dal Vecchio Continente questo provvedimento e' stato adottato in Australia e Nuova Zelanda, in Europa e' ora preso in considerazione non solo dalle autorita' italiane ma anche in Svezia, Polonia, Irlanda e Spagna.
Nel nostro paese, ha spiegato l'alto funzionario della Commissione, il tasso di concorrenza nel settore delle tlc e' stato finora giudicato adeguato. Ne' per Colasanti il fatto che Telecom Italia, a differenza di BT o Deutsche Telekom, sia un operatore privato sarebbe un ostacolo alla realizzazione della separazione funzionale sul modello dell'Openreach inglese. In tutta Europa d'altra parte gli ex monopolisti, spiega la Commissione in un documento, 'hanno ancora una posizione di dominio strutturale'. Se si prende ad esempio il mercato europeo della banda larga si vede che gli 'incumbent' hanno in tutto una quota di mercato del 55,6%. Se questa percentuale in Italia e' ancora piu' alta (64,8%), in Danimarca si raggiunge il 65,1%, in Germania il 66,7%, nella tecnologica Finlandia il 69,1% e in Lussemburgo, patria del Commissario Reding, addirittura l'84,8%. Per questo Bruxelles vuole ora porre rimedio e la Commissione ha lanciato nel 2005 una consultazione pubblica sulla necessita' di riformare le norme Ue in materia di tlc in vigore dal 25 luglio 2003, consultazione su cui si basano le proposte avanzate in questi giorni. Da regolare c'e' un mercato, quello delle telecomunicazioni, che rappresenta il 4% della forza lavoro della Ue e il 45% dell'Ict europeo con un giro d'affari annuo di 289 miliardi di euro.
In una conferenza stampa presso la rappresentanza milanese della Commissione, Colasanti ha spiegato che 'bisogna vedere in quali casi occorra ricorrere alla separazione funzionale. Il processo e' molto complicato. In Inghilterra ci hanno messo piu' di un anno e hanno dovuto creare una sezione diversa di British Telecom, con un proprio logo, una propria sede e un meccanismo di incentivi che non e' legato ai risultati di BT' ma ai servizi forniti.
'L'idea generale e' che si ricorra alla separazione funzionale se c'e' la prova che i rimedi attuali sono stati insufficienti. Perche' come obiettivo finale la separazione funzionale non vuole raggiungere una situazione diversa da quella che si verificherebbe se i vari dispositivi in essere di non discriminazione, separazione contabile e cosi' via fossero rispettati pienamente'. Per cui alla fine due sono le condizioni per procedere alla separazione fra gestori e proprietari: 'il primo e' la possibilita' legale, poi se in un paese c'e' questa possibilita' bisogna verificare che effettivamente sia giustificato ricorrere a questo strumento'.
Colasanti a una domanda se in Italia questo provvedimento sarebbe giustificato non ha voluto rispondere sottolineando pero' che 'noi vogliamo che la possibilita' sia data ai regolatori. Poi saranno loro che dovranno decidere. Che pero' non lo faranno del tutto soli. Consideriamo infatti molto importante che, soprattutto dal punto di vista della separazione funzionale ci sia poi una verifica di tutti gli altri regolatori e della Commissione. Si tratta di uno strumento molto difficile che deve essere realizzato in condizioni adeguate. Pero' la decisione se andare in questa direzione o no, spetta unicamente alle autorita' di regolamentazione nazionali'.
In Olanda ad esempio il regolatore nazionale ha deciso che per ora la separazione sarebbe inappropriata in vista delle evoluzione della competizione sul mercato delle infrastrutture fra Dsl e cavo. Mentre, se fuori dal Vecchio Continente questo provvedimento e' stato adottato in Australia e Nuova Zelanda, in Europa e' ora preso in considerazione non solo dalle autorita' italiane ma anche in Svezia, Polonia, Irlanda e Spagna.
Nel nostro paese, ha spiegato l'alto funzionario della Commissione, il tasso di concorrenza nel settore delle tlc e' stato finora giudicato adeguato. Ne' per Colasanti il fatto che Telecom Italia, a differenza di BT o Deutsche Telekom, sia un operatore privato sarebbe un ostacolo alla realizzazione della separazione funzionale sul modello dell'Openreach inglese. In tutta Europa d'altra parte gli ex monopolisti, spiega la Commissione in un documento, 'hanno ancora una posizione di dominio strutturale'. Se si prende ad esempio il mercato europeo della banda larga si vede che gli 'incumbent' hanno in tutto una quota di mercato del 55,6%. Se questa percentuale in Italia e' ancora piu' alta (64,8%), in Danimarca si raggiunge il 65,1%, in Germania il 66,7%, nella tecnologica Finlandia il 69,1% e in Lussemburgo, patria del Commissario Reding, addirittura l'84,8%. Per questo Bruxelles vuole ora porre rimedio e la Commissione ha lanciato nel 2005 una consultazione pubblica sulla necessita' di riformare le norme Ue in materia di tlc in vigore dal 25 luglio 2003, consultazione su cui si basano le proposte avanzate in questi giorni. Da regolare c'e' un mercato, quello delle telecomunicazioni, che rappresenta il 4% della forza lavoro della Ue e il 45% dell'Ict europeo con un giro d'affari annuo di 289 miliardi di euro.
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