Le carceri brasiliane sono violente, no a estradizione. Cassazione
Allo stato le carceri brasiliane sono violente e pericolose e pertanto la Cassazione ha detto no alla richiesta di estradizione da parte del Brasile di un cittadino olandese arrestato a Roma per traffico di droga. La Sesta Sezione penale della Suprema Corte ha rinviato, per un nuovo esame, la sentenza della Corte d'Appello di Roma che dichiarava sussistenti le condizioni per l'estradizione verso il Brasile dell'uomo per scontare una pena complessiva di 20 anni. Gli ermellini, che hanno accolto il ricorso di Ronald Van Coolwijk, di 59 anni, sottolineano che "risulta dai rapporti di varie fonti non governative" come Amnesty International e Human Rights Watch, "che la situazione delle carceri brasiliane è da tempo endemicamente caratterizzata dalla pratica della violenza e della sopraffazione nei confronti dei detenuti", soprattutto in alcuni distretti come quello dove sarebbe stato estradato il cittadino olandese. Le violenze - continua la Cassazione - sono perpetrate sia da bande criminali interne alle carceri che dagli stessi agenti di custodia, "il tutto nell'ambito di una condizione strutturale di fatiscenza e inadeguatezza degli edifici carcerari" tali da favorire la propagazione di malattie infettive. La Corte d'Appello aveva rilevato come anche contro le carceri italiane fossero stati mossi dei rilievi da parte della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo. Si tratta, spiega invece la Cassazione, di una condizione "non lontanamente comparabile con quella italiana", pur "deprecabile" poichè non si tratta del solo problema del sovraffollamento. "Tale inquietante situazione", è ben conosciuta alle autorità brasiliane che hanno adottato nel 2011 un piano di emergenza carceri, i cui risultati ora dovranno essere valutati nel nuovo giudizio dalla Corte d'Appello di Roma.
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