Il caso dell’Italia e del “Superbonus”
Nel suo rapporto la Corte dei conti dell’Ue si sofferma in particolare sul caso dell’Italia, dove parte delle risorse del fondo post-pandemia sono andate a finanziare il cosiddetto “Superbonus.” Il programma lanciato dal governo di Giuseppe Conte nel 2021 prevedeva di finanziare al 110 per cento le ristrutturazioni energetiche attraverso dei crediti di imposta. Complessivamente il costo fiscale ha superato i 200 miliardi di euro, di cui 14 miliardi di euro finanziati dall’Ue. Secondo la relazione della Corte dei conti, l’Ue non ha tenuto conto del rapporto costi-efficacia degli interventi, scoraggiando anche misure correttive durante l’attuazione dei progetti. Il regime italiano del Superbonus “costituisce un esempio particolarmente eloquente”, spiegano gli auditor dell’Ue: “I costi per unità di energia risparmiata sono risultati essere quattro volte superiori a quanto inizialmente previsto. Inoltre, il regime copre fino al 110 per cento dei costi delle ristrutturazioni, il che significa che il sostegno pubblico può essere superiore ai costi effettivi. A giudizio della Corte, si tratta manifestamente di un uso inefficiente dei fondi dell’Ue.” Mario Draghi aveva criticato il “Superbonus”, senza poterlo abolire a causa dell’opposizione dei partiti della sua maggioranza. Una delle rare riforme introdotte da Giorgia Meloni è stata di interrompere il regime del Superbonus a causa del costo elevatissimo della misura per il bilancio dello Stato.
(Il Mattinale Europeo)