Cnel: ancora molto da fare per integrazione a scuola
Le scuole italiane sono ben attrezzate a gestire la fase del primo inserimento degli alunni stranieri, soprattutto grazie alla 'buona volonta' degli insegnanti' ma e' ancora lontanza da realizzarsi una diffusa situazione di 'pari oppotunita'. Anche perche' il 75,9% degli insegnanti si confessano scarsamente preparati ad affrontare il rapporto con culture diverse, il 72,7% lamentano l'assenza di momenti di formazione e confronto con altri docenti e il 56,6% le difficolta' che si incontrano a innovare il curriculum scolastico in funzione di una maggiore interculturalita'.
E' quanto emerge dall'indagine 'vissuti ed esiti della scolarizzazione dei minori di origine immigrata in Italia', promossa dall'Onc-Cnel, Organizzazione nazionale di coordinamento per le politiche di integrazione sociale degli stranieri, realizzata dal Censis e illustrata ieri a Roma nella sede del Cnel alla presenza del ministro della Solidarieta' Sociale, Paolo Ferrero.
Un fenomeno, quello della presenza di alunni stranieri in costante aumento. Il Cnel parla di una 'crescita vertiginosa' del numero di studenti stranieri, saliti negli ultimi anni del 103%, e giunto ormai alla cifra di mezzo milione, pari al 6% di tutta la popolazione scolastica. L'indagine, che ha analizzato le scuole medie ed elementari, evidenzia che nella scuola italiana 'non ci sono sostanziali discriminazioni e che la situazione dell'integrazione e' vista, sia da genitori che dagli alunni, sostanzialmente positiva' anche se 'non mancano siatuazioni di criticita''.
In particolare, a dispetto dei numerosi documenti di indirizzo emanati dal ministero, 'mancano criteri condivisi che regolino la presenza e l'inserimento nelle classi degli allievi di origine immigrata', con il risultato di una 'estrema diversificazione delle situazioni' sia tra i territori che all'interno di uno stesso territorio. Il 67,4% degli insegnanti dichiara che nel proprio istituto vengono rispettate le linee guida ministeriali, ma le singole risposta sembrano smentire tale affermazione.
I criteri maggiormente seguiti per l'inserimento nelle classi di alunni stranieri risultano quindi essere 'inserire l'alunno nella classe corrispondente alla sua fascia di eta'', segnalato dal 75,2% degli insegnanti, ma negato dal 15,9%; 'evitare di stabilire un tetto massimo di alunni stranieri per classe', adottato nel 70,5%; 'accogliere le domande di iscrizione in qualsiasi momento dell'anno (73,7% dei casi, con un 15,7% di risposte negative).
Il rapporto con le famiglie di origine, rileva ancora la ricerca illustrata da Carla Collicelli, non e' ricercato in maniera intenzionale e continuativa, in media solo un terzo degli insegnanti opera in realta' in cui sono contemplati interventi specifici, tra cui al primo posto si colloca il coinvolgimento di mediatori nella fase di accoglienza (49,8%).
Chiaro sintomo di un rapporto 'occasionale e limitato con le famiglie' e' poi la percentuale assai elevata di genitori che non sono in grado di esprimere un'opinione sugli interventi di inserimento previsti all'interno della scuola: il 39,5% delle mamme straniere non sa se nella scuola dei propri figli si preferisca limitare il numero di stranieri per classe; il 35,8% se si tenda ad inserirli nella classe corrispondente all'eta'; il 32,9% non e' a conoscenza se vi siano mediatori culturali e il 37,8% non sa se sono disponibili materiali multilingue o meno.
L'esame delle problematiche maggiormenbte presenti al momento dell'inserimento a scuola evidenzia un modello 'volontaristico' in cui l'insegnante o, nel migliore dei casi, la singola scuola, affrontano in totale isolamento le problematiche poste dall'arrivo degli immigrati. Al primo posto i docenti segnalano, infatti, la carenza di supporto di esperti-mediatori, seguito dall'assenza di una rete di sostegno da parte delle istituzioni locali e nazionali.
La materia in cui, secondo gli insegnanti, gli allievi di origine straniera incontrano le maggiori difficolta' e' proprio l'italiano (88,6%), seguito da storia e geografia (54,8%) e dalla matematica (54,8%). A questo proposito il ministro Ferrero, sottolineando come 'gli investimenti sulla scuola di oggi sono fondamentali per l'Italia del domani', ha evidenziato la necessita' di investimenti strutturali, proseguendo e implementando 'i corsi di taliano per adulti, anche per consentire i rapporti con gli insegnanti', evitare 'ghetti sul territorio che si riproducono inevitabilmente nella scuola e nel lavoro' e implementando i mediatori culturali.
Il presidente vicario dell'Onc-Cnel, Giorgio Alessandrini ha quindi posto l'accento sulla necessita' di 'far crescere la consapevolezza delle famiglie che la presenza degli immigrati e' una opportunita', anche per gli insegnanti' e di interventi 'di programmazione seria con finanziamenti cospicui'. Antonio Marzano, presidente del Cnel, infine, ha sottolineato l'importanza dell'istituto nell'impostazione dei problemi 'nel lungo periodo' definendo infine gli insegnanti, su cui ricade il peso maggiore e quotidiano dell'integrazione 'piccoli eroi del Paese' .
E' quanto emerge dall'indagine 'vissuti ed esiti della scolarizzazione dei minori di origine immigrata in Italia', promossa dall'Onc-Cnel, Organizzazione nazionale di coordinamento per le politiche di integrazione sociale degli stranieri, realizzata dal Censis e illustrata ieri a Roma nella sede del Cnel alla presenza del ministro della Solidarieta' Sociale, Paolo Ferrero.
Un fenomeno, quello della presenza di alunni stranieri in costante aumento. Il Cnel parla di una 'crescita vertiginosa' del numero di studenti stranieri, saliti negli ultimi anni del 103%, e giunto ormai alla cifra di mezzo milione, pari al 6% di tutta la popolazione scolastica. L'indagine, che ha analizzato le scuole medie ed elementari, evidenzia che nella scuola italiana 'non ci sono sostanziali discriminazioni e che la situazione dell'integrazione e' vista, sia da genitori che dagli alunni, sostanzialmente positiva' anche se 'non mancano siatuazioni di criticita''.
In particolare, a dispetto dei numerosi documenti di indirizzo emanati dal ministero, 'mancano criteri condivisi che regolino la presenza e l'inserimento nelle classi degli allievi di origine immigrata', con il risultato di una 'estrema diversificazione delle situazioni' sia tra i territori che all'interno di uno stesso territorio. Il 67,4% degli insegnanti dichiara che nel proprio istituto vengono rispettate le linee guida ministeriali, ma le singole risposta sembrano smentire tale affermazione.
I criteri maggiormente seguiti per l'inserimento nelle classi di alunni stranieri risultano quindi essere 'inserire l'alunno nella classe corrispondente alla sua fascia di eta'', segnalato dal 75,2% degli insegnanti, ma negato dal 15,9%; 'evitare di stabilire un tetto massimo di alunni stranieri per classe', adottato nel 70,5%; 'accogliere le domande di iscrizione in qualsiasi momento dell'anno (73,7% dei casi, con un 15,7% di risposte negative).
Il rapporto con le famiglie di origine, rileva ancora la ricerca illustrata da Carla Collicelli, non e' ricercato in maniera intenzionale e continuativa, in media solo un terzo degli insegnanti opera in realta' in cui sono contemplati interventi specifici, tra cui al primo posto si colloca il coinvolgimento di mediatori nella fase di accoglienza (49,8%).
Chiaro sintomo di un rapporto 'occasionale e limitato con le famiglie' e' poi la percentuale assai elevata di genitori che non sono in grado di esprimere un'opinione sugli interventi di inserimento previsti all'interno della scuola: il 39,5% delle mamme straniere non sa se nella scuola dei propri figli si preferisca limitare il numero di stranieri per classe; il 35,8% se si tenda ad inserirli nella classe corrispondente all'eta'; il 32,9% non e' a conoscenza se vi siano mediatori culturali e il 37,8% non sa se sono disponibili materiali multilingue o meno.
L'esame delle problematiche maggiormenbte presenti al momento dell'inserimento a scuola evidenzia un modello 'volontaristico' in cui l'insegnante o, nel migliore dei casi, la singola scuola, affrontano in totale isolamento le problematiche poste dall'arrivo degli immigrati. Al primo posto i docenti segnalano, infatti, la carenza di supporto di esperti-mediatori, seguito dall'assenza di una rete di sostegno da parte delle istituzioni locali e nazionali.
La materia in cui, secondo gli insegnanti, gli allievi di origine straniera incontrano le maggiori difficolta' e' proprio l'italiano (88,6%), seguito da storia e geografia (54,8%) e dalla matematica (54,8%). A questo proposito il ministro Ferrero, sottolineando come 'gli investimenti sulla scuola di oggi sono fondamentali per l'Italia del domani', ha evidenziato la necessita' di investimenti strutturali, proseguendo e implementando 'i corsi di taliano per adulti, anche per consentire i rapporti con gli insegnanti', evitare 'ghetti sul territorio che si riproducono inevitabilmente nella scuola e nel lavoro' e implementando i mediatori culturali.
Il presidente vicario dell'Onc-Cnel, Giorgio Alessandrini ha quindi posto l'accento sulla necessita' di 'far crescere la consapevolezza delle famiglie che la presenza degli immigrati e' una opportunita', anche per gli insegnanti' e di interventi 'di programmazione seria con finanziamenti cospicui'. Antonio Marzano, presidente del Cnel, infine, ha sottolineato l'importanza dell'istituto nell'impostazione dei problemi 'nel lungo periodo' definendo infine gli insegnanti, su cui ricade il peso maggiore e quotidiano dell'integrazione 'piccoli eroi del Paese' .
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