Commissione europea: le impronte digitali potrebbero salvare milioni di bambini
Impronte digitali come mezzo di identificazione prima che di sorveglianza, questa e' la conclusione a cui e' giunto il progetto di ricerca della Commissione Europea che si occupa di questioni etiche legate alla biometria e all'identificazione personale, l'Hide, che afferma in una nota: sono "circa cinquantuno milioni i bambini non registrati alla nascita in tutto il mondo, un cifra la cui dimensione si puo' apprezzare meglio sapendo che costituisce il 41 % di tutte le nascite che avvengono ogni anno nel mondo".
Il sistema tradizionale per assicurare un'identita' civile alle persone, quello basato sulla registrazione alla nascita e sull'anagrafe, non funziona piu' in quasi due terzi del mondo: "La scienza puo' rispondere a questa sfida affiancando i sistemi tradizionali con le nuove tecnologie biometriche. I documenti biometrici -prosegue Hide- che contengono dati su caratteristiche individuali uniche e non replicabili, come le impronte digitali o l'immagine dell'iride, permettono a ciascuno, di portar sempre con se' la propria 'anagrafe personale'".
"Circa 23 milioni di bambini non sono registrati in Sud Asia ogni anno e oltre il 23% di tutti i bambini africani supera i 5 anni di eta' senza ancora avere un'identita' civile, e molti di questi diventeranno i baby-guerrieri che stanno insanguinato atrocemente i conflitti nella zona sub-sahariana. Persino nella 'civile' Europa -aggiunge Hide- ben il 2% delle nascite non e' registrato e riguarda principalmente Rom e immigrati clandestini.
"La mancata registrazione alla nascita implica che questi bambini saranno piu' facilmente vittime di trafficanti di schiavi, di venditori organi, di reti di pedofili, e di simili barbarie. Se rimarranno dispersi, in caso di disastri naturali: tsunami, terremoti o di guerre -afferma ancora Hide- saranno difficilmente restituiti alle famiglie d'origine. Questi bambini, quando diventeranno adulti, se gliene sara' data la possibilita', saranno privi di documenti di identificazioni attendibili e contribuiranno ad incrementare quella massa di cittadini del mondo privi dei piu' elementari diritti e facili vittime del human trafficking".
"Il fatto e' -spiega Emilio Mordini, studioso italiano che con il suo Centro per la Scienza, la Societa' e la Cittadinanza, coordina il gruppo di lavoro di Hide- che tutti noi siamo vittime della falsa credenza che l'identificazione personale sia soprattutto una faccenda di ordine pubblico, di sorveglianza. L'immagine del carabiniere che chiede 'i documenti' e' diventata un luogo comune cinematografico e delle fiction televisive. In realta' l'identificazione personale e' la base di ogni diritto civile, politico e sociale".
"Nella cultura occidentale i diritti sono diritti individuali.
E' l'individuo che puo' ricorrere davanti ad un giudice, e' l'individuo che usufruisce dei benefici dello stato sociale, e' l'individuo che possiede i diritti politici. L'individuo esiste in quanto ha un'identita' personale certa e dimostrabile. Come sarebbe possibile -continua lo studioso- votare, ricevere una pensione, usufruire del servizio sanitario, fare appello alla giustizia, se non avessimo un'identita' civile certa? Persino il diritto all'anonimita' puo' essere reclamato solo da chi gia' ha un'identita'!".
L'articolo 7 della Convenzione delle Nazioni Unite sui Diritti dei Bambini afferma "che ogni bambino ha diritto ad esser registrato alla nascita e ha diritto ad avere un'identita'", per questo il progetto Hide "si propone di contribuire a far realizzare questo diritto e a far riconoscere il diritto all'identita' come un diritto universale dell'uomo".
Il progetto si svolgera' attraverso una serie di 'high level meeting' in Europa, Stati Uniti, India, Cina e Singapore. Accanto a queste iniziative politiche, il progetto studia anche gli aspetti piu' tecnologici ed ha gia' attivato vari gruppi di lavoro "tra cui -conclude la nota- uno che si occupa di bambini, pochi sanno ad esempio, che sino ai cinque, sei anni, le impronti digitali non sono attendibili e si deve ricorrere ad altre caratteristiche biometriche, ad esempio le impronte dei piedi o l'immagine dell'iride".
Il sistema tradizionale per assicurare un'identita' civile alle persone, quello basato sulla registrazione alla nascita e sull'anagrafe, non funziona piu' in quasi due terzi del mondo: "La scienza puo' rispondere a questa sfida affiancando i sistemi tradizionali con le nuove tecnologie biometriche. I documenti biometrici -prosegue Hide- che contengono dati su caratteristiche individuali uniche e non replicabili, come le impronte digitali o l'immagine dell'iride, permettono a ciascuno, di portar sempre con se' la propria 'anagrafe personale'".
"Circa 23 milioni di bambini non sono registrati in Sud Asia ogni anno e oltre il 23% di tutti i bambini africani supera i 5 anni di eta' senza ancora avere un'identita' civile, e molti di questi diventeranno i baby-guerrieri che stanno insanguinato atrocemente i conflitti nella zona sub-sahariana. Persino nella 'civile' Europa -aggiunge Hide- ben il 2% delle nascite non e' registrato e riguarda principalmente Rom e immigrati clandestini.
"La mancata registrazione alla nascita implica che questi bambini saranno piu' facilmente vittime di trafficanti di schiavi, di venditori organi, di reti di pedofili, e di simili barbarie. Se rimarranno dispersi, in caso di disastri naturali: tsunami, terremoti o di guerre -afferma ancora Hide- saranno difficilmente restituiti alle famiglie d'origine. Questi bambini, quando diventeranno adulti, se gliene sara' data la possibilita', saranno privi di documenti di identificazioni attendibili e contribuiranno ad incrementare quella massa di cittadini del mondo privi dei piu' elementari diritti e facili vittime del human trafficking".
"Il fatto e' -spiega Emilio Mordini, studioso italiano che con il suo Centro per la Scienza, la Societa' e la Cittadinanza, coordina il gruppo di lavoro di Hide- che tutti noi siamo vittime della falsa credenza che l'identificazione personale sia soprattutto una faccenda di ordine pubblico, di sorveglianza. L'immagine del carabiniere che chiede 'i documenti' e' diventata un luogo comune cinematografico e delle fiction televisive. In realta' l'identificazione personale e' la base di ogni diritto civile, politico e sociale".
"Nella cultura occidentale i diritti sono diritti individuali.
E' l'individuo che puo' ricorrere davanti ad un giudice, e' l'individuo che usufruisce dei benefici dello stato sociale, e' l'individuo che possiede i diritti politici. L'individuo esiste in quanto ha un'identita' personale certa e dimostrabile. Come sarebbe possibile -continua lo studioso- votare, ricevere una pensione, usufruire del servizio sanitario, fare appello alla giustizia, se non avessimo un'identita' civile certa? Persino il diritto all'anonimita' puo' essere reclamato solo da chi gia' ha un'identita'!".
L'articolo 7 della Convenzione delle Nazioni Unite sui Diritti dei Bambini afferma "che ogni bambino ha diritto ad esser registrato alla nascita e ha diritto ad avere un'identita'", per questo il progetto Hide "si propone di contribuire a far realizzare questo diritto e a far riconoscere il diritto all'identita' come un diritto universale dell'uomo".
Il progetto si svolgera' attraverso una serie di 'high level meeting' in Europa, Stati Uniti, India, Cina e Singapore. Accanto a queste iniziative politiche, il progetto studia anche gli aspetti piu' tecnologici ed ha gia' attivato vari gruppi di lavoro "tra cui -conclude la nota- uno che si occupa di bambini, pochi sanno ad esempio, che sino ai cinque, sei anni, le impronti digitali non sono attendibili e si deve ricorrere ad altre caratteristiche biometriche, ad esempio le impronte dei piedi o l'immagine dell'iride".
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