Cordone, donazioni aumentate nel 2009 ma il 70% va all'estero
Sempre piu' mamme donano il proprio cordone ombelicale al momento del parto, e nel 2009 le unita' raccolte sono passate da 9 a 14 mila (+55,5%), con un conseguente aumento del patrimonio di cellule staminali del sangue che, usate soprattutto negli adulti, nel solo 2009 hanno permesso 112 trapianti. Questo il punto della situazione che il Gruppo Italiano Trapianti di Midollo Osseo (Gitmo) ha fatto alla vigilia IV congresso, che si terra' a Bologna dal 6 all'8 maggio.I trapianti di cellule staminali del sangue (emopoietiche) per gli esperti sono una 'vera terapia che mediamente permette al 60% dei soggetti colpiti da malattie gravi di guarire nell'arco di 5 anni, se trapiantate nelle fasi iniziali della malattia'. Oltre che per le leucemie acute e le immunodeficienze congenite, i trapianti sono indicati anche per altre malattie come il mieloma multiplo, i linfomi o l'anemia mediterranea, e l'elenco completo e' consultabile sul sito www.gitmo.net.
Il Gitmo fa inoltre sapere che 'ogni anno aumenta il numero di persone che hanno bisogno di un trapianto, ma la stragrande maggioranza non ha un fratello compatibile'. Le staminali emopoietiche di cui si ha bisogno provengono per il 90 per cento da un donatore adulto che le prende dal proprio sangue periferico o dal midollo osseo, e per il 10 per cento circa dal sangue cordonale 'usato come fonte di staminali piu' negli adulti che nei bambini, grazie alla selezione di cordoni con specifiche caratteristiche, al miglioramento delle tecniche di conservazione e all'efficienza dei registri che le mettono a disposizione'.
Per diventare donatori e iscriversi all'apposito registro italiano (Ibmdr) basta avere tra i 18 e i 40 anni, godere di buona salute ed eseguire un prelievo di sangue che verra' poi identificato e inserito nell'archivio nazionale. Il donatore sara' richiamato solo se le sue staminali sono compatibili per un paziente, eventualita' che si verifica in un caso su 10 mila.
70% MAGGIORANZA SANGUE CORDONE ITALIANE VA ALL'ESTERO - Aumentano le esportazioni di sangue cordonale all'estero: dal 2008 le unita' affidate alle banche oltre confine sono aumentate da 10.458 a 14.000, sulle oltre 16.000 raccolte. In sostanza la grandissima parte del sangue cordonale che viene raccolto nel nostro paese viene portato all'estero.
Gli esperti del Gruppo Italiano Trapianti di Midollo Osseo (Gitmo) scoraggiano le famiglie a pagare per riservare l'uso delle staminali al neonato cui appartengono, riportandone alcune ragioni. E, come sottolinea Alberto Bosi, presidente Gitmo, 'le future mamme devono sapere che bancare il proprio sangue cordonale per costruire un'assicurazione biologica' esclusiva 'per il proprio figlio non ha senso'.
Uno dei motivi e' che il trapianto autologo, in cui donatore e ricevente sono la stessa persona, non e' curativo se il bambino si ammala di una neoplasia del sangue (leucemie o linfomi) o nasce con una malattia genetica, perche' in questo caso si dovrebbe ricorrere al sangue cordonale di altri donatori, ovvero al trapianto allogenico, in cui donatore e ricevente sono due persone diverse.
Rintracciare le staminali del sangue donate, inoltre, 'e' sempre fattibile, e la probabilita' di ritrovarle nelle banche pubbliche e' del 97-98 per cento'.
Infine, gli esperti ricordano che il trapianto autologo e' sempre possibile nell'arco della vita, perche' un adulto porta sempre con se' le proprie cellule staminali emopoietiche nei tessuti e negli organi, che si possono raccogliere anche dal sangue prima di effettuare chemio e/o radioterapia, dopo specifico trattamento farmacologico.
"La nostra rete di biobanche pubbliche e' ai primi posti in Europa in quanto a efficienza e qualita'". A dirlo e' il sottosegretario alla Salute, Eugenia Roccella, secondo la quale "i dati positivi sull'aumento di donazioni di sangue cordonale e sui trapianti di cellule staminali del cordone ombelicale, resi noti dal Gruppo italiano trapianti di midollo osseo, sono l'ennesima conferma che in questo settore innovativo della biomedicina il Governo sta agendo nella direzione giusta".
I buoni risultati, secondo il sottosegretario, sono dovuti anche, si legge in una nota,"alla decisione di cambiare le scelte del Governo Prodi, che voleva introdurre le biobanche private e la conservazione autologa - cioe' a pagamento, e soltanto per se' - del cordone. Noi invece abbiamo destinato 10 milioni di euro proprio per consolidare ulteriormente la nostra rete pubblica".
E' sempre pero' importante ribadire, conclude, "che secondo la comunita' scientifica internazionale soltanto la donazione del cordone, e non la conservazione per se', rappresenta un'opportunita' scientificamente validaa fini terapeutici"
Rigorosi controlli scientifici e selezione accurata sono il punto di forza delle biobanche pubbliche italiane, che stoccano gratuitamente le cellule staminali emopoietiche prelevate dai cordoni ombelicali donati dalle mamme della Penisola al momento del parto. Lo afferma il direttore del Centro nazionale trapianti (Cnt) Alessandro Nanni Costa, precisando alcuni dati diffusi alla vigilia del IV Congresso del Gitmo (Gruppo italiano trapianti di midollo osseo), al via domani a Bologna.
"Nel 2009 - spiega Nanni Costa all'Adnkronos Salute - le richieste pervenute al Cnt per l'esportazione di cordoni ombelicali in banche private straniere sono state circa 14 mila. Cio' significa che l'anno scorso circa 14 mila cordoni sono stati stoccati all'estero", per un uso riservato ai bebe' da cui provengono. D'altra parte, aggiunge l'esperto, sempre nel 2009 "le richieste di donazione altruistica arrivate alle banche pubbliche italiane sono state 11 mila". Di queste unita', "soltanto il 27% e' stato stoccato perche' solo questa quota rispondeva ai criteri di qualita' richiesti".
In altre parole, "le nostre biobanche pubbliche agiscono in base alla logica del controllo della qualita', e non secondo le regole del business che muovono invece le banche private. Perche' se una struttura viene pagata per conservare qualcosa - riflette Nanni Costa - non sara' certo la qualita' il sua problema". Da qui il monito degli specialisti alle future mamme: sposare la causa della donazione solidaristica, l'unica che secondo le attuali evidenze scientifiche puo' trasformarsi in un trapianto salvavita.
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