Martedì 28 luglio 2026
Menu

EUDR e pelle: la moda "green" resta senza regole sulla deforestazione

U.E. - ITALIA
Notizia ·

La Commissione europea ha adottato l'atto delegato che esclude definitivamente la pelle animale dal campo di applicazione del Regolamento UE sulla deforestazione (EUDR). Una scelta che LAV — Lega Anti Vivisezione — denuncia come una grave incoerenza, capace di minare la credibilità ambientale dell'intero settore moda.

 

L'EUDR, entrato in vigore nel giugno 2023, nasce con l'obiettivo di impedire che prodotti legati alla distruzione delle foreste entrino nel mercato europeo. Le aziende che commercializzano nell'UE materie prime come soia, carne bovina, cacao, caffè, olio di palma, legno e gomma sono obbligate a dimostrare che i propri approvvigionamenti non provengono da aree deforestate dopo il 2020. La pelle era inizialmente inclusa in questo perimetro di controllo, in quanto derivata dalla filiera bovina. Il 13 luglio 2026, però, la Commissione ha pubblicato l'atto delegato che la rimuove definitivamente dall'elenco, assieme a pelli grezze e cuoio bovino a tutti gli stadi di lavorazione.

 

Secondo LAV, questa esclusione è inaccettabile sul piano ambientale: l'allevamento bovino è riconosciuto come una delle principali cause di deforestazione globale, in particolare in Amazzonia, dove tra il 2001 e il 2022 l'espansione dei pascoli ha distrutto una superficie forestale paragonabile a quella della Spagna. La pelle non è un semplice sottoprodotto marginale, sostiene l'associazione, ma parte integrante di quella filiera zootecnica che alimenta la distruzione delle foreste tropicali. Come ribadisce LAV nel proprio lavoro sul tema "Animal Free Fashion", l'Italia è il principale paese europeo importatore di pelli grezze, con il Brasile come fornitore di quasi un quarto del totale delle pelli wet blue utilizzate dall'industria conciaria nazionale.

 

Il paradosso normativo che ne risulta è evidente: la carne di un bovino allevato su terreni deforestati non potrà essere commercializzata nell'UE senza adempiere agli obblighi di tracciabilità previsti dall'EUDR, ma la pelle dello stesso animale potrà ora circolare liberamente nel mercato unico senza alcun vincolo analogo. ONG come Global Witness e Human Rights Watch avevano già segnalato questo rischio di frattura normativa, avvertendo che la distinzione rischia di indebolire l'efficacia complessiva della legge nel contrasto alla deforestazione.

 

LAV invita le aziende della moda a non nascondersi dietro un quadro normativo che, su questo punto, risulta svuotato di senso, e i consumatori a scegliere materiali alternativi non derivati da animali. L'associazione ricorda che l'industria della moda deve progressivamente abbandonare le materie prime animali in favore di alternative sostenibili, dalle fibre naturali vegetali ai biopolimeri e alle fibre sintetiche da riciclo, le cosiddette Next-Gen materials.

 

L'atto delegato passa ora all'esame del Parlamento europeo e del Consiglio UE, che potranno opporsi. Il regolamento entrerà in vigore in modo progressivo a partire da fine dicembre 2026 per le grandi e medie imprese, e da giugno 2027 per le micro e piccole imprese.

Fonte: LAV

ADUC è indipendente
Nessun finanziamento pubblico né pubblicità. Solo le donazioni ci rendono liberi.
Sostienici →