Fecondazione. Ass. Coscioni: donati embrioni in Svezia contro la legge
Un atto di disobbedienza civile, rischiando una multa da 50mila a 150mila euro e la reclusione da due a sei anni: e' quello con il quale l'Associazione Luca Coscioni, nel dicembre 2006, ha aiutato una coppia italiana a donare, al Karolinska Institute di Stoccolma, due embrioni per fini di ricerca scientifica. Lo ha annunciato il tesoriere dell'Associazione, Marco Cappato, chiarendo che la notizia viene divulgata solo oggi che il centro in cui la coppia ha effettuato la fecondazione assistita e l'espianto degli embrioni da donare e' chiuso e, dunque, "non arrechiamo danno a nessun altro" ha spiegato ai giornalisti nel corso di una conferenza stampa.
La normativa italiana, infatti, non consente la sperimentazione sugli embrioni umani, neanche su quei tremila che, ha ricordato il segretario dell'Associazione Coscioni, Filomena Gallo, sono "in stato di abbandono" e dunque non piu' utilizzabili per futuri tentativi di fecondazione medicalmente assistita. "All'epoca della nostra azione di disobbedienza - ha proseguito Cappato - gli embrioni donati al Karolinska Institute sono stati distrutti per poter essere utilizzati a fini di ricerca. Ma oggi, i ricercatori di quell'istituto hanno messo a punto una metodologia grazie alla quale si possono estrarre le linee cellulari dall'embrione senza distruggerlo, cosi' che possa essere restituito alla coppia o nuovamente congelato per futuri usi di ricerca". A confermarlo, in collegamento telefonico da Stoccolma, una degli autori della ricerca, recentemente pubblicata su Nature, Outi Lorena Hovatta, la quale ha sottolineato come il suo istituto sarebbe lieto di restituire al nostro Paese le linee cellulari estratte dagli embrioni donati da coppie italiane, se l'Italia eliminasse il divieto di sperimentazione sugli embrioni umani non piu' utilizzabili per la fecondazione in vitro. "Grazie alle nostre tecniche di estrazione delle linee cellulari e alla ricerca sulle cellule staminali embrionali - ha aggiunto Hovatta - nel nostro istituto stiamo portando avanti ricerche per la cura di malattie cardiovascolari, del diabete, di patologie della spina dorsale e neurodegenerative come l'Alzeheimer". "Se la prima volta abbiamo scelto la disobbedienza civile - ha spiegato Filomena Gallo - questa volta sceglieremo la via giudiziaria e chiedere la restituzione degli embrioni non utilizzabili per la fecondazione alle coppie che desiderano donarli per fini di ricerca". Nello specifico, l'Associazione sosterra' il procedimento col quale Teresa, malata di talassemia e intervenuta telefonicamente alla conferenza, e il marito chiederanno la restituzione dopo aver avuto il diniego da parte della struttura pubblica alla quale si sono rivolti per la fecondazione assistita.
La normativa italiana, infatti, non consente la sperimentazione sugli embrioni umani, neanche su quei tremila che, ha ricordato il segretario dell'Associazione Coscioni, Filomena Gallo, sono "in stato di abbandono" e dunque non piu' utilizzabili per futuri tentativi di fecondazione medicalmente assistita. "All'epoca della nostra azione di disobbedienza - ha proseguito Cappato - gli embrioni donati al Karolinska Institute sono stati distrutti per poter essere utilizzati a fini di ricerca. Ma oggi, i ricercatori di quell'istituto hanno messo a punto una metodologia grazie alla quale si possono estrarre le linee cellulari dall'embrione senza distruggerlo, cosi' che possa essere restituito alla coppia o nuovamente congelato per futuri usi di ricerca". A confermarlo, in collegamento telefonico da Stoccolma, una degli autori della ricerca, recentemente pubblicata su Nature, Outi Lorena Hovatta, la quale ha sottolineato come il suo istituto sarebbe lieto di restituire al nostro Paese le linee cellulari estratte dagli embrioni donati da coppie italiane, se l'Italia eliminasse il divieto di sperimentazione sugli embrioni umani non piu' utilizzabili per la fecondazione in vitro. "Grazie alle nostre tecniche di estrazione delle linee cellulari e alla ricerca sulle cellule staminali embrionali - ha aggiunto Hovatta - nel nostro istituto stiamo portando avanti ricerche per la cura di malattie cardiovascolari, del diabete, di patologie della spina dorsale e neurodegenerative come l'Alzeheimer". "Se la prima volta abbiamo scelto la disobbedienza civile - ha spiegato Filomena Gallo - questa volta sceglieremo la via giudiziaria e chiedere la restituzione degli embrioni non utilizzabili per la fecondazione alle coppie che desiderano donarli per fini di ricerca". Nello specifico, l'Associazione sosterra' il procedimento col quale Teresa, malata di talassemia e intervenuta telefonicamente alla conferenza, e il marito chiederanno la restituzione dopo aver avuto il diniego da parte della struttura pubblica alla quale si sono rivolti per la fecondazione assistita.
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