Il Garante europeo traccia i confini per gli occhiali smart
Il Consiglio europeo per la protezione dei dati ha adottato ieri una dichiarazione sugli occhiali intelligenti (smart glasses) nel tentativo di inquadrarne l’utilizzo nel rispetto delle norme UE sulla privacy. «Questi dispositivi sembrano normali occhiali, ma integrano telecamere e microfoni e sono connessi a Internet. Ciò solleva serie preoccupazioni in materia di privacy, poiché le persone potrebbero essere riprese a loro insaputa», ha dichiarato la Garante europea per la protezione dei dati personali, Anu Talus. «I rischi sono ancora maggiori in ambienti sensibili — come ospedali, scuole o luoghi di lavoro — e quando le registrazioni vengono condivise sui social network. I bambini sono particolarmente esposti, sia quando utilizzano questi occhiali sia quando vengono ripresi», ha aggiunto Talus.
Il Consiglio riconosce che gli occhiali intelligenti aprono nuove opportunità di comunicazione, assistenza e innovazione. Ma per limitare i rischi, il documento adottato ieri fornisce primi orientamenti preliminari a utenti, produttori e fornitori di servizi. La responsabilità dell’utente nel trattamento dei dati personali ai sensi del GDPR dipende dalle modalità di utilizzo: se comporta la condivisione di foto o video su un account social pubblico, o se gli occhiali vengono impiegati nell’ambito di attività ufficiali, professionali o politiche, l’utente sarà considerato titolare del trattamento. Né il produttore né il fornitore di un’applicazione possono trasferire i propri obblighi agli utenti.
Una delle principali sfide individuate è quella della trasparenza. Per via dell’aspetto discreto degli occhiali e delle loro modalità d’uso, le persone vicine potrebbero non rendersi conto di essere coinvolte in un trattamento di dati personali, né sapere da chi o per quale scopo. Secondo la Garante Talus, «gli occhiali intelligenti dovrebbero rendere evidente la registrazione in corso, ad esempio tramite luci LED ben visibili, segnali acustici o avvisi vocali». Anche negli spazi pubblici, «le persone presenti devono poter comprendere chiaramente che qualcuno le sta riprendendo o fotografando».
(Il Mattinale europeo)