Gb. Wilmut annuncia: clonero' un embrione umano per la ricerca
Ian Wilmut, il creatore della pecora Dolly, e direttore del Department of Gene Expression and Development at the Roslin Institute, ha dichiarato di voler clonare l'embrione di un paziente affetto dal morbo di Lou Gehrig.
L'intento di Wilmut, non e' di creare una copia geneticamente identica al paziente, ma di creare una fonte di studio alternativa ed unica che possa permettere una maggiore conoscenza della malattia, e maggiori possibilita' di trovare una cura adatta. Il morbo di Luo Gerhig, detto anche SLA (sclerosi laterale amiotrofica), colpisce ogni anno circa 350.000 persone in tutto il mondo, e ne uccide 100.000. "E' veramente doloroso, perche' spesso i malati muoiono a causa del soffocamento", ha ricordato Wilmut, "si puo' immaginare di aspettare anni prima di soffocare?"
Wilmut ha gia' presentato una richiesta formale per ottenere la licenza necessaria dalla Human Fertilization and Embriology Authority la scorsa estate, e l'esperimento sara' il primo del genere dopo che la Gran Bretagna ha approvato una legge che permette la clonazione di embrioni a scopi di ricerca.
Da anni lo scienziato inglese fa sentire la sua voce per incoraggiare la scienza e il mondo politico a far proseguire la ricerca sugli scopi terapeutici della clonazione, e nel contempo, a porre in rilievo i rischi della clonazione riproduttiva. Infatti, lo stesso Wilmut e' consapevole che l'esperimento che sta per fare, e' uno dei piu' complessi mai svolti fino ad ora: meno del 5% degli embrioni di mammiferi clonati sopravvive o cresce come un animale sano. E in una recente pubblicazione riportata dal giornale "Science" viene mostrato come la clonazione di primati sia ancora "fondamentalmente limitata".
Gia' nel 1999, alla nascita di Dolly, erano state riscontrate anomalie nello sviluppo del mammifero clonato, dall'invecchiamento precoce all'artrite. Queste complicazioni pero', invece che spronare verso ricerche e analisi piu' approfondite, si sono riflettute negativamente anche verso la clonazione terapeutica, che con il "fotocopiare" esseri viventi, non ha nulla a che fare.
La strada verso l'obbiettivo di Wilmut appare pero' ancora lunga: prima di ottenere dei risultati concreti, occorrono ancora i "via libera" del comitato etico dell'ospedale e del Roslin Institute.
L'intento di Wilmut, non e' di creare una copia geneticamente identica al paziente, ma di creare una fonte di studio alternativa ed unica che possa permettere una maggiore conoscenza della malattia, e maggiori possibilita' di trovare una cura adatta. Il morbo di Luo Gerhig, detto anche SLA (sclerosi laterale amiotrofica), colpisce ogni anno circa 350.000 persone in tutto il mondo, e ne uccide 100.000. "E' veramente doloroso, perche' spesso i malati muoiono a causa del soffocamento", ha ricordato Wilmut, "si puo' immaginare di aspettare anni prima di soffocare?"
Wilmut ha gia' presentato una richiesta formale per ottenere la licenza necessaria dalla Human Fertilization and Embriology Authority la scorsa estate, e l'esperimento sara' il primo del genere dopo che la Gran Bretagna ha approvato una legge che permette la clonazione di embrioni a scopi di ricerca.
Da anni lo scienziato inglese fa sentire la sua voce per incoraggiare la scienza e il mondo politico a far proseguire la ricerca sugli scopi terapeutici della clonazione, e nel contempo, a porre in rilievo i rischi della clonazione riproduttiva. Infatti, lo stesso Wilmut e' consapevole che l'esperimento che sta per fare, e' uno dei piu' complessi mai svolti fino ad ora: meno del 5% degli embrioni di mammiferi clonati sopravvive o cresce come un animale sano. E in una recente pubblicazione riportata dal giornale "Science" viene mostrato come la clonazione di primati sia ancora "fondamentalmente limitata".
Gia' nel 1999, alla nascita di Dolly, erano state riscontrate anomalie nello sviluppo del mammifero clonato, dall'invecchiamento precoce all'artrite. Queste complicazioni pero', invece che spronare verso ricerche e analisi piu' approfondite, si sono riflettute negativamente anche verso la clonazione terapeutica, che con il "fotocopiare" esseri viventi, non ha nulla a che fare.
La strada verso l'obbiettivo di Wilmut appare pero' ancora lunga: prima di ottenere dei risultati concreti, occorrono ancora i "via libera" del comitato etico dell'ospedale e del Roslin Institute.
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