Martedì 15 settembre 2026
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HIV e IST: sex worker ancora esclusi da prevenzione e PrEP

U.E.
Notizia ·

I sex worker che vivono e lavorano nell'Unione europea e nello Spazio economico europeo continuano a essere poco raggiunti da programmi di prevenzione, test e profilassi pre-esposizione (PrEP) contro HIV e infezioni sessualmente trasmissibili (IST). È quanto emerge da un nuovo rapporto del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc), ripreso da Quotidiano Sanità.

 

Il documento, intitolato "Overview of the provision of prevention and testing for HIV and sexually transmitted infections for sex workers in the European Union and European Economic Area", fotografa una situazione di forte disomogeneità tra i Paesi membri. Solo 17 Stati su 30 offrono preservativi gratuiti ai sex worker, mentre l'accesso alla PrEP resta uno dei nodi più critici: su 25 Paesi dotati di linee guida specifiche, 15 includono i sex worker tra i soggetti eleggibili per la profilassi, ma quasi la metà di questi segnala comunque difficoltà concrete di accesso al servizio. Tra i Paesi che denunciano questo problema figura anche l'Italia.

 

Come sottolinea lo stesso Ecdc, esistono difficoltà nel raggiungere i sex worker con la PrEP, e anche i Paesi che li considerano prioritari per l'accesso al farmaco preventivo evidenziano lacune critiche nell'erogazione del servizio.

 

Anche sul fronte dei test la situazione appare frammentata: 19 Paesi su 27 dispongono di politiche specifiche per il test HIV rivolte a questa popolazione, ma solo 7 su 18 hanno politiche dedicate al test per le IST in generale. Un divario che lascia scoperta una parte consistente dei bisogni sanitari di una popolazione già esposta a rischi elevati.

 

Sul piano dei dati epidemiologici, solo quattro Paesi - Austria, Estonia, Finlandia e Italia - hanno fornito stime sulla dimensione della popolazione di sex worker. Per l'Italia la stima indica circa 97mila persone, pari a 1.646 individui per milione di abitanti. Il nostro Paese riporta inoltre la prevalenza di HIV più alta tra gli otto Stati che hanno fornito dati in merito, con un valore del 21,6% registrato nel 2023.

 

Gli studi citati nel rapporto segnalano inoltre prevalenze elevate di altre infezioni sessualmente trasmissibili: tra i sex worker uomini e transgender la sifilide arriva a toccare il 22,1% dei casi in alcune rilevazioni.

 

Il documento dell'Ecdc denuncia infine un contesto normativo spesso ostile: nella maggior parte dei Paesi Ue/See sono in vigore leggi che criminalizzano o penalizzano diversi aspetti del sesso a pagamento, dall'organizzazione alla gestione fino alla vendita o all'acquisto di prestazioni sessuali. Secondo l'agenzia, tali pratiche punitive possono ostacolare l'accesso alla prevenzione, ai test e al trattamento alimentando stigma, paura di sanzioni e minore coinvolgimento con i servizi sanitari. A questo si aggiunge uno scarso coinvolgimento diretto dei sex worker nella definizione delle politiche che li riguardano, riscontrato in appena 14 Paesi su 30.

 

Sulla base di queste evidenze, l'Ecdc indica tre priorità di intervento per i prossimi anni: rafforzare i servizi dedicati a questa popolazione, ridurre le barriere che ne limitano l'accesso e migliorare la qualità e la copertura dei dati di sorveglianza, oggi ancora insufficienti per orientare in modo efficace le politiche pubbliche.

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