Rsa Piemonte, il paradosso della stufa nel punteggio per l'accesso alle cure
Una stufa a legna può valere più di un impianto di riscaldamento centralizzato nella scheda che decide se un anziano non autosufficiente avrà diritto o meno alla copertura sanitaria per il ricovero in Rsa. È il paradosso denunciato dalla Fondazione Promozione Sociale Onlus di Torino, che ha analizzato nel dettaglio la scheda di valutazione utilizzata dalle Unità di Valutazione Geriatrica (Uvg) del Piemonte, gli organismi delle Asl incaricati di stabilire il grado di non autosufficienza degli anziani e, di conseguenza, l'accesso alla quota sanitaria Lea in Rsa, cioè il 50% della retta che dovrebbe essere a carico del Servizio Sanitario Nazionale.
Nella sezione della scheda dedicata alle condizioni abitative, spiega la Fondazione, il riscaldamento autonomo o centralizzato vale zero punti, mentre una stufa a gas ne vale uno e una stufa a kerosene o a legna arriva a due punti. Si tratta della cosiddetta "Cartella Geriatrica" regionale, introdotta con la determina dirigenziale 381/2016 della Regione Piemonte. Una differenza che, sulla carta, sembra un dettaglio marginale, ma che nella pratica può rivelarsi decisiva: pochi punti, infatti, possono determinare se un caso viene classificato come urgente - con riconoscimento della convenzione nel giro di pochi mesi - oppure come "differibile", categoria in cui il pagamento da parte del Servizio Sanitario Nazionale viene di fatto rinviato a tempo indeterminato.
La Fondazione si interroga sul senso di un simile criterio: che rapporto esiste tra il tipo di impianto di riscaldamento di un'abitazione e la gravità della condizione sanitaria di un anziano non autosufficiente? Secondo l'associazione, non esiste alcuna relazione logica tra i due elementi, e la spiegazione più plausibile è che i criteri delle Uvg vengano utilizzati in modo strumentale per limitare il riconoscimento della quota sanitaria in base alle risorse disponibili nei bilanci delle Asl, piuttosto che sulla base delle effettive condizioni di salute dei pazienti.
La segnalazione sulla scheda di valutazione si inserisce in una polemica più ampia che la Fondazione Promozione Sociale porta avanti da mesi in Piemonte. Come riportato da La Stampa il 28 agosto scorso, l'associazione ha denunciato un vero e proprio "boom" di anziani non autosufficienti classificati come "differibili" dalle Asl piemontesi, con un aumento dei casi che, secondo i dati forniti dalla stessa Regione, sarebbe passato da 4.217 a 7.399 in un solo anno, con un incremento del 75%. Questi anziani, pur presentando condizioni cliniche spesso gravissime, si vedono negare nei fatti la copertura della quota sanitaria prevista dai Livelli Essenziali di Assistenza, restando privi di aiuti economici per il pagamento della retta in Rsa e scaricando l'intero peso economico sulle famiglie, con costi che possono superare i 3.000-4.000 euro al mese.
Secondo la Fondazione, questa prassi sarebbe in contrasto con la stessa normativa regionale, in particolare con la delibera 14/2013 che disciplina le Unità di Valutazione Geriatrica, la quale limiterebbe la classificazione di "differibilità" ai soli casi di parziale perdita di autonomia, in presenza di un adeguato supporto familiare o amicale. Nella realtà, denuncia l'associazione, vengono etichettati come "differibili" anche malati cronici completamente non autosufficienti e dipendenti da cure sanitarie e socio-sanitarie continue, spesso già ricoverati in Rsa.