Ist. Nazionale Tumori: al Sud ci si ammala di piu' di cancro
Cresce il numero di nuove diagnosi di tumore, ovunque per le donne (120 mila all'anno) anche se soprattutto nel meridione. Va meglio agli uomini, ma solo a quelli del Nord, dove l'incidenza per l'insieme dei tumori e' in diminuzione, mentre e' in forte crescita nelle regioni meridionali. Significa che il rischio oncologico per le regioni del Sud Italia, storicamente piu' basso, si sta avvicinando a quello del Nord. Una tendenza che si riflette anche guardando alla mortalita': se, infatti, si muore sempre meno al Centro Nord, questa costanza al ribasso assume la forma di un lieve calo al Sud. Anche la sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi (che aumenta per tutti i tipi di tumore) rimane generalmente inferiore nell'area meridionale rispetto al resto del Paese. La fotografia l'ha mostrata ieri mattina a Milano Paolo Baili dell'Istituto Nazionale dei Tumori. L'occasione e' stata quella della 17esima Riunione Nazionale del Gruppo ITMO, libera associazione no-profit tra oncologi e medici con l'obiettivo di studiare nuovi farmaci e programmi per il trattamento medico delle neoplasie. E proprio di 'Terapie mediche di induzione e complementari in oncologia' si e' parlato oggi. Ovvero di interventi medici e sanitari sempre piu' necessari visto da un lato l'aumento dell'incidenza dei tumori e dall'altro della prevalenza: il numero di persone viventi che hanno avuto una diagnosi nel proprio passato e', infatti, in rapida crescita. I casi prevalenti per tutti i tumori sono quasi quadruplicati in 30 anni, passando da circa 470mila nel 1977 a circa 1milione e 800mila nel 2007.
Le novita' piu' sensibili in materia di trattamento di neoplasie sembrano arrivare dai nuovi farmaci biotecnologici: esempio, ha spiegato Emilio Bajetta, presidente di Itmo, per il tumore al rene "recenti studi clinici hanno dimostrato come alcuni agenti terapeutici inquadrabili come 'target therapy' abbiano mostrato un buon controllo della malattia nella fase avanzata". "Il carcinoma delle cellule renali causa ogni anno oltre 100.000 morti in tutto il mondo e solo in Italia si verificano 8.500 nuovi casi ogni anno". Il 62% circa dei decessi si verifica nella popolazione maschile e i risultati del trattamento spesso sono direttamente correlati allo stadio del tumore: il tasso di sopravvivenza a cinque anni per i pazienti il cui tumore e' limitato al rene e' circa del 60-75%, ma in caso di metastasi e di diffusione al linfonodi il tasso scende al 5-15%; quando, infine, il tumore si e' metastizzato in aree distanti dai reni o ad altri organi, tale livello non e' piu' alto del 5%.
"Diverse, invece, sono le molecole che hanno migliorato il decorso clinico della malattia metastatica: alcuni inibitori delle tirosinchinasi, anticorpi monoclonali, antiangiogenetici hanno fatto regredire la malattia obiettiva e prolungato la sopravvivenza senza evidenza di progressione del tumore".
Le novita' piu' sensibili in materia di trattamento di neoplasie sembrano arrivare dai nuovi farmaci biotecnologici: esempio, ha spiegato Emilio Bajetta, presidente di Itmo, per il tumore al rene "recenti studi clinici hanno dimostrato come alcuni agenti terapeutici inquadrabili come 'target therapy' abbiano mostrato un buon controllo della malattia nella fase avanzata". "Il carcinoma delle cellule renali causa ogni anno oltre 100.000 morti in tutto il mondo e solo in Italia si verificano 8.500 nuovi casi ogni anno". Il 62% circa dei decessi si verifica nella popolazione maschile e i risultati del trattamento spesso sono direttamente correlati allo stadio del tumore: il tasso di sopravvivenza a cinque anni per i pazienti il cui tumore e' limitato al rene e' circa del 60-75%, ma in caso di metastasi e di diffusione al linfonodi il tasso scende al 5-15%; quando, infine, il tumore si e' metastizzato in aree distanti dai reni o ad altri organi, tale livello non e' piu' alto del 5%.
"Diverse, invece, sono le molecole che hanno migliorato il decorso clinico della malattia metastatica: alcuni inibitori delle tirosinchinasi, anticorpi monoclonali, antiangiogenetici hanno fatto regredire la malattia obiettiva e prolungato la sopravvivenza senza evidenza di progressione del tumore".
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