Martedì 9 giugno 2026
Menu

Italia. E' tutta italiana la prima vagina artificiale

U.E. - ITALIA
Notizia ·
Italia in prima fila nella coltivazione in laboratorio del tessuto della mucosa, utilizzato per ricostruire la prima vagina biotech. Il risultato e' in via di pubblicazione sulla rivista Human Reproduction e si deve agli esperti del Policlinico Umberto I di Roma.
Tutto e' cominciato da un centimetro quadrato di tessuto vaginale: al suo interno sono state riconosciute le cellule staminali capaci di dare origine alla mucosa e, una volta prelevate, sono state coltivate in laboratorio fino a ottenere un lembo di poco piu' di tre decimetri quadrati con cui, per la prima volta al mondo, e' stata ricostruita una vagina utilizzando le cellule delle stesse pazienti. Gia' ci sono altre donne in lista d'attesa e la tecnica potra' ora essere a disposizione anche delle donne colpite dal tumore della vagina.
Si stima che in Italia siano fra 500 e 600 le donne che potrebbero trarre vantaggio da questa nuova tecnica a causa della chirurgia demolitiva resa necessaria per curare tumori dell'apparato genitale. Poter coltivare la mucosa in laboratorio apre anche la strada alla possibilita' di coltivare la mucosa intestinale o quella della bocca, ma anche congiuntiva e cornea.
Le prime a ricevere la vagina biotech sono state due giovani donne, una di 28 anni e una di 17, colpite da una grave malformazione della vagina che impediva loro di avere il ciclo mestruale e una vita sessuale normale. Tutte e due, infatti, erano prive di vagina a causa della sindrome di Mayer-von Rokitansky-Kuster Hauser, una malattia che colpisce un neonato femmina su circa 4.000.
I due interventi sono stati annunciati lo scorso 30 maggio, in una conferenza stampa organizzata dal Policlinico Umberto I. Il primo, sulla donna di 28 anni, risale a un anno fa.
L'attecchimento e' stato del 99%, la giovane sta bene e si e' sposata. Il secondo intervento, su una ragazza di 17 anni, e' di ieri e anche in questo caso attecchimento e condizioni di salute sono buone. 'Una volta messa a punto, la tecnologia e' semplice da applicare e potra' essere messa a disposizione di molte donne colpite dal tumore della vagina', ha osservato la ricercatrice che ha curato la coltivazione dei tessuti, Cinzia Marchese, direttrice laboratorio di Biotecnologie cellulari del Policlinico. Finora gli interventi di ricostruzione della vagina sono stati molto dolorosi, ha osservato Pierluigi Benedetti Panici, del reparto di Ginecologia e ostetricia dell'Umberto I, che ha eseguito la ricostruzione. 'In passato si utilizzavano tratti dell'intestino e lembi di cute prelevati dalla coscia: erano interventi invasivi e che lasciavano cicatrici importanti'. Inoltre utilizzare tessuti coltivati a partire dalle cellule delle stesse pazienti significa non avere rischi di rigetto e altissime probabilita' di un buon attecchimento del nuovo lembo di tessuto.
Per il direttore generale del Policlinico, Ubaldo Montaguti, i due interventi sono 'l'espressione di una cultura dell'eccellenza che abbiamo in questo ospedale e della grande collaborazione fra la ricerca di base e quella applicata. E' la testimonianza di come, lavorando insieme, si ottengono grandi risultati'.
Intanto si pensa al futuro e fra le ricerche piu' promettenti in corso all'Umberto I ci sono quelle sulla coltivazione in laboratorio del bulbo pilifero e delle cellule del muscolo cardiaco, i vaccini terapeutici contro i tumori del seno e dell'ovaio (da utilizzare solo nelle pazienti che non rispondono alle terapie tradizionali).
ADUC è indipendente
Nessun finanziamento pubblico né pubblicità. Solo le donazioni ci rendono liberi.
Sostienici →