Italia. Afflusso di cervelli dall'Est...ma se ne rivanno
L'Italia attira talenti dall'estero, in particolare dall'Est Europa, ma non definitivamente. "Nei laboratori nazionali il gruppo estero più numeroso (35%) è est europeo, in maggioranza russi, rumeni e albanesi - spiega Sveva Avveduto, capo dell'unità di ricerca dell'Irpps-Cnr che nel 2004 ha realizzato il primo studio quantitativo italiano sul tema- Poi il 32% dalla Ue-15, il 12% dall'Estremo Oriente (in maggioranza cinesi), 10% Sud America, 6% Africa e Medio Oriente, 4% Australia. Per lo più fisici, ingegneri, biologi e chimici, età media 36 anni. "Solo il 16,2% prevede di rimanere in Italia oltre 5 anni, il 37,3% resterà meno di un anno dice Avveduto - Avevano scelto l'Italia su invito di una nostra istituzione e per le opportunità scientifiche. Ma le difficoltà per i permessi di soggiorno, i salari inadeguati al costo della vita, e la difficoltà di un contratto stabile, spingono i più a ripartire".
La competizione globale per importare talenti è aperta. Ma l'Italia finora è indietro, tra i Paesi con meno immigrati ad alta formazione (13%), indica l'Ocse. Per gli specialisti est europei le principali destinazioni sono gli Usa (49,9%), e nella Ue, Gran Bretagna (41,2), Svezia (40,19) e Irlanda (27,5), oltre che la Germania (30,4), che sta aprendo all'emigrazione, purché qualificata. Nella nuova Europa è la Russia il primo recettore di professionisti (30,1), seguito da Ungheria (29,6), Polonia (26,6), Rep. Ceca (25,2).
"I mercati più dinamici si attrezzano con vantaggi fiscali per i talenti -spiega spiega Jean-Christophe Dumont - Con l'80% di polacchi sotto i 34 anni, nel Regno Unito la migrazione specializzata sostiene la crescita". "Senza queste politiche in dieci anni la Ue si ritroverà depauperata di specialisti -spiega Sveva Avveduto, capo dell'unità di ricerca su risorse umane e società della conoscenza (Irpss) del Cnr- L'Italia si è dotata del decreto Miur 1° febbraio 2005 per il 'rientro dei cervelli' nazionali, ma include ancora quelli internazionali nelle quote della Bossi-Fini, equiparati a manodopera". Anche la Ue recupera, in vista dell'obiettivo di Lisbona del 3% del Pil all'R&D nel 2010. Da febbraio il Consiglio europeo di ricerca, con un budget annuale di un miliardo di euro, punta a contendere ricercatori agli Stati Uniti. Ed è prevista da settembre 2007 la 'blue card' per immigrati altamente qualificati.
Per i talenti dell'Est è ancora alto rischio di 'brain waste'.
Un europeo orientale ad alta specializzazione ha il doppio di possibilità di trovare un impiego sottoqualificato rispetto ad un suo omologo dell'Ovest. Lo indica uno studio di Banca Mondiale 2006. Si va dal 34-35% di macedoni, bosniaci e serbo-montenegrini sottoimpiegati al 12-13% di inglesi, tedeschi e spagnoli. "Il rischio di declassamento più forte è per gli europei extra-Ue - spiega Jean-Christophe Dumont - Ma anche per i talenti provenienti da piccole nazioni, come gli Stati baltici. I lituani, ad esempio, trovano più difficoltà a valorizzare all'estero le loro specializzazioni. Poi in qualche anno c'è un margine d'evoluzione: migliorando lingua e relazioni, si riduce la discriminazione, con sbocchi professionali adeguati".
La competizione globale per importare talenti è aperta. Ma l'Italia finora è indietro, tra i Paesi con meno immigrati ad alta formazione (13%), indica l'Ocse. Per gli specialisti est europei le principali destinazioni sono gli Usa (49,9%), e nella Ue, Gran Bretagna (41,2), Svezia (40,19) e Irlanda (27,5), oltre che la Germania (30,4), che sta aprendo all'emigrazione, purché qualificata. Nella nuova Europa è la Russia il primo recettore di professionisti (30,1), seguito da Ungheria (29,6), Polonia (26,6), Rep. Ceca (25,2).
"I mercati più dinamici si attrezzano con vantaggi fiscali per i talenti -spiega spiega Jean-Christophe Dumont - Con l'80% di polacchi sotto i 34 anni, nel Regno Unito la migrazione specializzata sostiene la crescita". "Senza queste politiche in dieci anni la Ue si ritroverà depauperata di specialisti -spiega Sveva Avveduto, capo dell'unità di ricerca su risorse umane e società della conoscenza (Irpss) del Cnr- L'Italia si è dotata del decreto Miur 1° febbraio 2005 per il 'rientro dei cervelli' nazionali, ma include ancora quelli internazionali nelle quote della Bossi-Fini, equiparati a manodopera". Anche la Ue recupera, in vista dell'obiettivo di Lisbona del 3% del Pil all'R&D nel 2010. Da febbraio il Consiglio europeo di ricerca, con un budget annuale di un miliardo di euro, punta a contendere ricercatori agli Stati Uniti. Ed è prevista da settembre 2007 la 'blue card' per immigrati altamente qualificati.
Per i talenti dell'Est è ancora alto rischio di 'brain waste'.
Un europeo orientale ad alta specializzazione ha il doppio di possibilità di trovare un impiego sottoqualificato rispetto ad un suo omologo dell'Ovest. Lo indica uno studio di Banca Mondiale 2006. Si va dal 34-35% di macedoni, bosniaci e serbo-montenegrini sottoimpiegati al 12-13% di inglesi, tedeschi e spagnoli. "Il rischio di declassamento più forte è per gli europei extra-Ue - spiega Jean-Christophe Dumont - Ma anche per i talenti provenienti da piccole nazioni, come gli Stati baltici. I lituani, ad esempio, trovano più difficoltà a valorizzare all'estero le loro specializzazioni. Poi in qualche anno c'è un margine d'evoluzione: migliorando lingua e relazioni, si riduce la discriminazione, con sbocchi professionali adeguati".
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