Martedì 9 giugno 2026
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Italia. Un convegno a Pavia per fare il punto sulle staminali

U.E. - ITALIA
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Sono un ricordo gli esperimenti di clonazione animale che richiedevano decine e decine di tentativi per ottenere un risultato apprezzabile: la ricerca e' uscita dalla fase pionieristica ed e' in corso in tutto il mondo la caccia ai registi molecolari che fanno viaggiare nel tempo le cellule adulte, fino a farle tornare immature e capaci di svilupparsi in qualsiasi direzione, come cellule embrionali.
A dieci anni dagli esperimenti che hanno portato alla nascita dei primi cloni, la pecora Dolly e il topo Cumulina, la convinzione e' che il futuro si giochera' sulla possibilita' di controllare la riprogrammazione delle cellule. Lo hanno detto a Pavia i maggiori esperti internazionali sulle staminali, nel convegno organizzato dai dipartimenti di Biologia animale e di Scienze chirurgiche dell'universita' di Pavia lo scorso 17 maggio. "Ci sono tre vie al trapianto cellulare, basate sulle staminali adulte, sulle embrionali e sulle cellule embrionali derivate dal trasferimento nucleare, e quest'ultimo promette di essere un'arma importante per evitare rigetto e terapie immunosoppressive", ha detto il britannico John Gurdon, dell'istituto della Wellcome Trust a lui intitolato e che negli anni '60 per primo al mondo ha clonato un vertebrato, un rospo.
Il papa' di Dolly, Keith Campbell, dell'universita' di Nottingham, e' convinto che "le cellule staminali embrionali funzioneranno", ma bisogna riuscire a guidare la riprogrammazione cellulare.
- ZUPPE E COCKTAIL: 'Oggi si punta a elaborare protocolli di ricerca per rendere la riprogrammazione delle cellule un processo controllabile', ha osservato Michele Boiani, che lavora in Germania, nell'Istituto Max Planck di Biologia molecolare di Muenster. Le strategie per guidare lo sviluppo e per utilizzare le cellule staminali sono tante. Per esempio, dopo 40 anni Gurdon e' tornato a lavorare sulla 'zuppa' di fattori presenti nelle uova di rana per identificare le proteine che guidano la riprogrammazione. "A lungo termine -ha detto- puntiamo a identificare molecole e meccanismi che controllano la riprogrammazione per applicarli alle cellule somatiche adulte".
Cosi', tra osservazioni di uova di rana, ovociti di mammiferi e cocktail di fattori di crescita, la rosa dei possibili geni coinvolti nella riprogrammazione si e' ristretta a un piccolo numero (fra 10 e 5).
- CANCELLARE LA MEMORIA: Gurdon e' anche convinto che il fallimento di tanti tentativi di riprogrammazione si deve al fatto che la cellula adulta che viene introdotta nell'uovo continua a ricordare la sua origine. Anche per Campbell i ricordi delle cellule adulte vanno cancellati perche' potrebbero interferire seriamente con il processo di sviluppo. Ma non tutti sono d'accordo. C'e' chi, come Boiani e' convinto che la memoria delle cellule non sara' un problema insormontabile e quello che davvero conta e' l'ambiente interno dell'ovocita. "A seconda degli stimoli che riceve, la cellula si puo' mettere su un binario piuttosto che su un altro", ha detto.
- STAMINALI UMANE IN MUSCOLI DI TOPO: intanto arrivano buone notizie sulla possibilita' di controllare e stabilizzare l'uso delle cellule staminali embrionali, requisito indispensabile per avvicinarsi alla possibilita' di trasformare queste cellule immature in future cure. Per la prima volta cellule staminali embrionali umane sono state trasformate, in laboratorio, in cellule del muscolo scheletrico e quindi iniettate in topi con muscoli lesionati. Le nuove cellule sono riuscite a riparare il danno e si sono perfettamente integrate con le altre cellule dell'animale e si sono mantenute sicure e stabili, ha detto Tiziano Barberi, dello Sloan-Kettering Institute di New York.
- GABBIETTA ANTI-DIABETE: migliorano anche le tecniche per il trapianto cellulare e la prima applicazione riguarda il diabete. Anziche' nel fegato, le cellule produttrici di insulina sono trasferite in una gabbietta cilindrica di acciaio, introdotta sottopelle e popolata da vasi sanguigni. Questa nuova arma contro il diabete, si deve al gruppo di Camillo Ricordi, dell'universita' di Miami e i primi test sull'uomo potrebbero partire entro due anni negli Stati Uniti e in Italia.
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