Italia. Ematologi a congresso: servono piu' fondi per la ricerca
La ricerca in ambito ematologico in Italia e' ad alti livelli, ma per continuare e' necessario che le istituzioni investano di piu'. E' il messaggio lanciato da Bologna dalla Societa' italiana di ematologia, riunita per il 41/o congresso, cha ha riunito 1.500 esperti facenti riferimento ai 140 centri di ematologia italiana.
La ricerca, in Italia, e' di buon livello, soprattutto per quanto riguarda lo sviluppo di farmaci 'intelligenti' che fanno ipotizzare un futuro in cui sia molto ridimensionato il ricorso alla chemioterapia per la cura dei tumori del sangue come la leucemia che sono pero' in costante incremento. Ma parallelamente crescono anche i successi terapeutici che vengono raggiunti in questo campo, soprattutto grazie ai progressi della ricerca.
'In questo settore -ha spiegato Sergio Amadori, presidente della Sie- la ricerca italiana e' in prima linea, la qualita' e' alta e questo congresso lo ha dimostrato. Le disponibilita' finanziarie sono pero' sempre minori, nonostante l'impegno delle associazioni no profit e delle industrie farmaceutiche. E' necessario che le istituzioni facciano di piu''.
Anche perche' gli ematologi italiani nel congresso di Bologna, hanno rinnovato l'impegno per traguardi ambiziosi, come il ricorso sempre piu' massiccio ai cosiddetti 'farmaci intelligenti'. 'Una terapia specifica -ha spiegato Michele Baccarani, direttore dell'istituto di ematologia e oncologia medica 'Seragnoli' di Bologna- che riesce a danneggiare molto il microbo e poco l'organismo. E la ricerca puo' andare anche molto avanti, perche' l'ematologia e' 'culturalmente' attrezzata anche per l'uso delle cellule staminali'.
La crescita dell'incidenza di questi tumori non ha cause certe, anche se e' intuibile che l'aumento della vita media faccia crescere il rischio nelle persone anziane. Tuttavia la ricerca, nonostante alcuni problemi, da' buone speranze.
'Possiamo dire con orgoglio -ha detto Sante Tura, presidente della commissione delle linee guida della Sie- che la ricerca italiana ha credibilita'. Questo emerge dalla considerazione della comunita' scientifica internazionale, ma, soprattutto, dalla disponibilita' agli investimenti delle multinazionali farmaceutiche'.
La ricerca, in Italia, e' di buon livello, soprattutto per quanto riguarda lo sviluppo di farmaci 'intelligenti' che fanno ipotizzare un futuro in cui sia molto ridimensionato il ricorso alla chemioterapia per la cura dei tumori del sangue come la leucemia che sono pero' in costante incremento. Ma parallelamente crescono anche i successi terapeutici che vengono raggiunti in questo campo, soprattutto grazie ai progressi della ricerca.
'In questo settore -ha spiegato Sergio Amadori, presidente della Sie- la ricerca italiana e' in prima linea, la qualita' e' alta e questo congresso lo ha dimostrato. Le disponibilita' finanziarie sono pero' sempre minori, nonostante l'impegno delle associazioni no profit e delle industrie farmaceutiche. E' necessario che le istituzioni facciano di piu''.
Anche perche' gli ematologi italiani nel congresso di Bologna, hanno rinnovato l'impegno per traguardi ambiziosi, come il ricorso sempre piu' massiccio ai cosiddetti 'farmaci intelligenti'. 'Una terapia specifica -ha spiegato Michele Baccarani, direttore dell'istituto di ematologia e oncologia medica 'Seragnoli' di Bologna- che riesce a danneggiare molto il microbo e poco l'organismo. E la ricerca puo' andare anche molto avanti, perche' l'ematologia e' 'culturalmente' attrezzata anche per l'uso delle cellule staminali'.
La crescita dell'incidenza di questi tumori non ha cause certe, anche se e' intuibile che l'aumento della vita media faccia crescere il rischio nelle persone anziane. Tuttavia la ricerca, nonostante alcuni problemi, da' buone speranze.
'Possiamo dire con orgoglio -ha detto Sante Tura, presidente della commissione delle linee guida della Sie- che la ricerca italiana ha credibilita'. Questo emerge dalla considerazione della comunita' scientifica internazionale, ma, soprattutto, dalla disponibilita' agli investimenti delle multinazionali farmaceutiche'.
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