Italia. Emma Bonino: sul referendum, dopo il via libera della Cassazione, attenzione ai "pateracchi"
Sono sei in totale i disegni di legge depositati tra Camera e Senato che mirano a modificare la legge sulla procreazione medicalmente assistita approvata dal parlamento lo scorso febbraio e che potrebbero bloccare la strada ai referendum abrogativi che oggi hanno ottenuto il via libera dalla Cassazione.
La maggioranza ha presentato quattro proposte di modifica della legge 40, firmate rispettivamente dai senatori Antonio Tomassini (Fi), Ida Dentamaro (Udeur), Augusto Rollandin (Gruppo per le autonomie) e dall'onorevole Antonio Palumbo (Fi) presidente della Commissione igiene e sanita' della Camera. Le proposte in questione non intervengono sull'impianto generale della legge ma affrontano alcune questioni tecniche nell'ottica di intervenire su alcuni aspetti controversi. In particolare, il Ddl Tomassini propone il congelamento non degli embrioni ma degli ovociti allo stadio di due prenuclei, cioe' quando il patrimonio genetico dei due genitori non e' ancora fuso e quindi non si puo' ancora parlare della creazione di un nuovo individuo. Un secondo aspetto su cui convergono la proposte della maggioranza riguarda l'accesso alle tecniche di fecondazione assistita non solo alle coppie con problemi di sterilita' ma anche a quelle portatrici di malattie genetiche o infettive trasmissibili.
Nessuna proposta di modifica per quanto riguarda la fecondazione eterologa e la ricerca sulle cellule staminali embrionali, due aspetti che hanno suscitato aspre polemiche durante il dibattito parlamentare dello scorso anno e su cui puntano i sostenitori dei referendum.
Sul versante dell'opposizione, due le proposte presentate su iniziativa di Giuliano Amato e di Gavino Angius, capogruppo Ds al Senato. Il progetto di Amato mira a conciliare le parti, tenendo conto delle esigenze dei cattolici e a dimostrare che una soluzione 'condivisa' e' possibile. Per questo propone il congelamento degli ovociti e non degli embrioni, apre alla fecondazione eterologa ma solo alle coppie di coniugi o stabili conviventi, a tutela della famiglia, e propone la possibilita' di donare gli embrioni non utilizzati e destinarli alla ricerca per scopi terapeutici, stabilendo delle linee guida simili a quelle per la donazione degli organi. Infine il testo dei Ds, che riprende nella sostanza i quesiti posti dai referendum, in particolare la liberta' di accesso alla fecondazione assistita a tutte le donne maggiorenni, il si' alla fecondazione eterologa, il divieto di disconoscere il figlio nato dalla provetta, la liberta' della coppia di decidere sul futuro degli embrioni in sovrannumero conservati nelle cliniche per la fertilita'.
La discussione sui provvedimenti, avviata qualche settimana fa in Commissione sanita' a Palazzo Madama, e' slittata a gennaio a causa delle priorita' legate alla finanziaria. I lavori riprenderanno al piu' presto, ma e' molto difficile che si riescano a creare le condizioni per evitare il voto popolare, dati i tempi ristretti e l'ultima parola della Consulta attesa per meta' febbraio.
A mettere in guardia sui possibili effetti degli interventi legislativi e' Emma Bonino con un intervento pubblicato dal settimanale Panorama, del 17 dicembre 2004
Fecondazione, attenti al pateracchio
Parte la corsa a proposte ed emendamenti pur di evitare il referendum. E pur di lasciare in piedi l'impianto di una legge illiberale.
Non so voi, ma io comincio a sentirmi stanca delle risse, delle polemiche, dei battibecchi che sembrano assorbire il tempo e lo spazio della "politica ufficiale" in Italia. Un paio di settimane fa, in un bell'intervento su "Il Riformista", Emanuele Macaluso ha giustamente parlato di una specie di "scafandro" che imprigiona il ceto dirigente italiano, e gli impedisce non solo di comprendere, ma addirittura di "percepire" quel che accade "fuori", "oltre", al di la' -appunto- dello "scafandro". C'e' gran bisogno -invece- di qualcosa che ci aiuti ad uscire dalle secche, che alzi il livello del discorso pubblico nel paese, e che ci "costringa" tutti a parlare di cose che riguardano o possono riguardare il 100% di noi e delle nostre famiglie. Quei referendum su cui (dapprima -in gran solitudine- noi radicali; e poi tanti altri, da destra a sinistra: e, avrebbe detto Toto', con grande entusiasmo degli "uomini" -e delle donne!- contrapposto al solito terrore dei "caporali", cioe' dei capi partito) questa estate abbiamo raccolto una valanga di firme possono aiutarci, in questo senso. Provero' a dire perche'.
A mio avviso, quella sulla fecondazione assistita e' davvero una brutta legge. Da una parte, costringe le coppie sterili, o portatrici sane di malattie genetiche (solo quelle che possono permettersel) ad andare all'estero, perche' (dalla Spagna -sin dai tempi di Aznar- all'Inghilterra di Tony Blair) ovunque vige una regolamentazione piu' liberale della nostra. Dall'altra, blocca quella ricerca sulle cellule staminali embrionali che potrebbe essere decisiva (come sostiene la maggioranza degli scienziati in tutto il mondo) per la cura di malattie terribili, dal cancro al diabete, dal Parkinson all'Alzheimer. E a quanti obiettano che risultati interessanti potrebbero venire anche dalle cellule staminali adulte, rispondiamo che siamo d'accordo: la ricerca ha dinanzi a se' due porte entrambe promettenti, e non si vede per quale ragione debba precludersene a priori una delle due. Cosi' come, al di la' della creazione di nuovi embrioni a scopo di ricerca, esiste l'opportunita' di usare anche gli embrioni che gia' esistono (in Italia sono piu' di 30mila): e non si capisce cosa ci sia di ragionevole nel gettarli via, nel buttarli in un lavandino (perche' dopo un certo periodo di tempo divengono inutilizzabili) anziche' destinarli ad una ricerca che potrebbe salvare tante vite.
Ora, contro queste ed altre anomalie contenute nella legge, (ivi compreso addirittura il divieto della diagnosi pre-impianto) abbiamo promosso (come Radicali italiani e come Associazione Luca Coscioni) un referendum di abrogazione totale della legge, e (insieme a tanti altri) anche alcuni quesiti di cancellazione -almeno!- delle sue parti piu' oscurantiste. Abbiamo raccolto molte firme, ben piu' delle 500mila necessarie, e ora vorremmo solo (pensate un po' che gran pretesa) dare la parola ai cittadini.Ma i guai cominciano proprio qui.
Intanto, c'e' gia' chi, in Parlamento, sta provando a cucinare una leggina "anti-referendum". La storia e' piena di questi espedienti: nel '73-74, per evitare che i cittadini potessero pronunciarsi sul divorzio, si escogitarono altri papocchi del genere, dalla "legge Bozzi" alla "legge Carrettoni". Come Marco Pannella ricorda spesso, ognuno proponeva il suo "sarchiapone": chi tirava fuori il "divorzio polacco", chi si accontentava di limitarlo ai soli matrimoni civili (cioe', allora, a circa al 2% delle unioni). Insomma, qualunque cosa pur di evitare il referendum. Ma i radicali, i socialisti, i liberali, i laici tennero duro, e si giunse al voto del maggio '74. Oggi, l'obiettivo delle "leggine" (temo) sarebbe assolutamente analogo: da una parte, lasciare in piedi l'impianto illiberale della legge, modificandone solo aspetti marginali; dall'altra, sfilare dalle mani degli italiani la scheda referendaria. Poi ci si dice (altro spauracchio) che il referendum "spaccherebbe" il paese. Per la verita', il paese, su questi temi, non si e' mai spaccato, perche' proprio l'elettorato cattolico ha sempre saputo distinguere tra le proprie personali convinzioni e la necessaria laicita' delle leggi dello Stato, che devono consentire a ciascuno di poter compiere la propria scelta. Come mi capita spesso di ricordare, dinanzi a fenomeni come il divorzio, l'aborto (e, oggi, la fecondazione assistita o il ricorso a particolari terapie), un conto e' dire "io non lo farei" (cosa -ovviamente- ultralegittima); altra cosa e' invece passare al "tu non lo devi fare", cioe' alla pretesa(questa si, integralista) di imporre a tutti il proprio punto di vista, il proprio orientamento morale o religioso.
In ogni caso, la Cassazione ha gia' dato il suo "via libera", e ora la palla passa alla Corte costituzionale, che dovra' pronunciarsi sull'ammissibilita' dei quesiti. Nei decenni passati (inutile nasconderlo) noi radicali abbiamo espresso forti critiche alla Consulta, che -a nostro avviso- troppe volte ha sottratto ai cittadini la possibilita' di pronunciarsi, inducendo perfino ex Presidenti della stessa Corte ad ammettere il carattere "politico" delle decisioni prese. Stavolta, mi sento di esprimere un'attesa fiduciosa nel giudizio che avverra' a meta' gennaio. Mi auguro che la Corte possa far tesoro del vero e proprio coro di costituzionalisti che, intorno al professor Michele Ainis, hanno da giorni formulato un pronostico favorevole, attestando la piena ammissibilita' di tutti i referendum sottoposti all'esame della Consulta. E intanto (e sono molto grata a ciascuna e a ciascuno di loro), un centinaio di parlamentari, piu' di settecento scienziati, personalita' di ogni convinzione ed appartenenza, hanno a propria volta lanciato un grande appello, affinche' (comunque la si pensi nel merito) non si sottragga agli elettori la possibilita' di andare al voto.
Vedremo: e vedremo anche quale sara' la data prescelta dal Governo per le consultazioni, che non e' cosa irrilevante. L'opportunita' di un grande e bel dibattito che unisca il paese, che lo coinvolga in un confronto appassionante, c'e' tutta, ed e' a portata di mano. Mi auguro che non venga sciupata: l'Italia non ha bisogno ne' di altri rimpianti ne' di altri rimorsi e neppure di altri pateracchi.
La maggioranza ha presentato quattro proposte di modifica della legge 40, firmate rispettivamente dai senatori Antonio Tomassini (Fi), Ida Dentamaro (Udeur), Augusto Rollandin (Gruppo per le autonomie) e dall'onorevole Antonio Palumbo (Fi) presidente della Commissione igiene e sanita' della Camera. Le proposte in questione non intervengono sull'impianto generale della legge ma affrontano alcune questioni tecniche nell'ottica di intervenire su alcuni aspetti controversi. In particolare, il Ddl Tomassini propone il congelamento non degli embrioni ma degli ovociti allo stadio di due prenuclei, cioe' quando il patrimonio genetico dei due genitori non e' ancora fuso e quindi non si puo' ancora parlare della creazione di un nuovo individuo. Un secondo aspetto su cui convergono la proposte della maggioranza riguarda l'accesso alle tecniche di fecondazione assistita non solo alle coppie con problemi di sterilita' ma anche a quelle portatrici di malattie genetiche o infettive trasmissibili.
Nessuna proposta di modifica per quanto riguarda la fecondazione eterologa e la ricerca sulle cellule staminali embrionali, due aspetti che hanno suscitato aspre polemiche durante il dibattito parlamentare dello scorso anno e su cui puntano i sostenitori dei referendum.
Sul versante dell'opposizione, due le proposte presentate su iniziativa di Giuliano Amato e di Gavino Angius, capogruppo Ds al Senato. Il progetto di Amato mira a conciliare le parti, tenendo conto delle esigenze dei cattolici e a dimostrare che una soluzione 'condivisa' e' possibile. Per questo propone il congelamento degli ovociti e non degli embrioni, apre alla fecondazione eterologa ma solo alle coppie di coniugi o stabili conviventi, a tutela della famiglia, e propone la possibilita' di donare gli embrioni non utilizzati e destinarli alla ricerca per scopi terapeutici, stabilendo delle linee guida simili a quelle per la donazione degli organi. Infine il testo dei Ds, che riprende nella sostanza i quesiti posti dai referendum, in particolare la liberta' di accesso alla fecondazione assistita a tutte le donne maggiorenni, il si' alla fecondazione eterologa, il divieto di disconoscere il figlio nato dalla provetta, la liberta' della coppia di decidere sul futuro degli embrioni in sovrannumero conservati nelle cliniche per la fertilita'.
La discussione sui provvedimenti, avviata qualche settimana fa in Commissione sanita' a Palazzo Madama, e' slittata a gennaio a causa delle priorita' legate alla finanziaria. I lavori riprenderanno al piu' presto, ma e' molto difficile che si riescano a creare le condizioni per evitare il voto popolare, dati i tempi ristretti e l'ultima parola della Consulta attesa per meta' febbraio.
A mettere in guardia sui possibili effetti degli interventi legislativi e' Emma Bonino con un intervento pubblicato dal settimanale Panorama, del 17 dicembre 2004
Fecondazione, attenti al pateracchio
Parte la corsa a proposte ed emendamenti pur di evitare il referendum. E pur di lasciare in piedi l'impianto di una legge illiberale.
Non so voi, ma io comincio a sentirmi stanca delle risse, delle polemiche, dei battibecchi che sembrano assorbire il tempo e lo spazio della "politica ufficiale" in Italia. Un paio di settimane fa, in un bell'intervento su "Il Riformista", Emanuele Macaluso ha giustamente parlato di una specie di "scafandro" che imprigiona il ceto dirigente italiano, e gli impedisce non solo di comprendere, ma addirittura di "percepire" quel che accade "fuori", "oltre", al di la' -appunto- dello "scafandro". C'e' gran bisogno -invece- di qualcosa che ci aiuti ad uscire dalle secche, che alzi il livello del discorso pubblico nel paese, e che ci "costringa" tutti a parlare di cose che riguardano o possono riguardare il 100% di noi e delle nostre famiglie. Quei referendum su cui (dapprima -in gran solitudine- noi radicali; e poi tanti altri, da destra a sinistra: e, avrebbe detto Toto', con grande entusiasmo degli "uomini" -e delle donne!- contrapposto al solito terrore dei "caporali", cioe' dei capi partito) questa estate abbiamo raccolto una valanga di firme possono aiutarci, in questo senso. Provero' a dire perche'.
A mio avviso, quella sulla fecondazione assistita e' davvero una brutta legge. Da una parte, costringe le coppie sterili, o portatrici sane di malattie genetiche (solo quelle che possono permettersel) ad andare all'estero, perche' (dalla Spagna -sin dai tempi di Aznar- all'Inghilterra di Tony Blair) ovunque vige una regolamentazione piu' liberale della nostra. Dall'altra, blocca quella ricerca sulle cellule staminali embrionali che potrebbe essere decisiva (come sostiene la maggioranza degli scienziati in tutto il mondo) per la cura di malattie terribili, dal cancro al diabete, dal Parkinson all'Alzheimer. E a quanti obiettano che risultati interessanti potrebbero venire anche dalle cellule staminali adulte, rispondiamo che siamo d'accordo: la ricerca ha dinanzi a se' due porte entrambe promettenti, e non si vede per quale ragione debba precludersene a priori una delle due. Cosi' come, al di la' della creazione di nuovi embrioni a scopo di ricerca, esiste l'opportunita' di usare anche gli embrioni che gia' esistono (in Italia sono piu' di 30mila): e non si capisce cosa ci sia di ragionevole nel gettarli via, nel buttarli in un lavandino (perche' dopo un certo periodo di tempo divengono inutilizzabili) anziche' destinarli ad una ricerca che potrebbe salvare tante vite.
Ora, contro queste ed altre anomalie contenute nella legge, (ivi compreso addirittura il divieto della diagnosi pre-impianto) abbiamo promosso (come Radicali italiani e come Associazione Luca Coscioni) un referendum di abrogazione totale della legge, e (insieme a tanti altri) anche alcuni quesiti di cancellazione -almeno!- delle sue parti piu' oscurantiste. Abbiamo raccolto molte firme, ben piu' delle 500mila necessarie, e ora vorremmo solo (pensate un po' che gran pretesa) dare la parola ai cittadini.Ma i guai cominciano proprio qui.
Intanto, c'e' gia' chi, in Parlamento, sta provando a cucinare una leggina "anti-referendum". La storia e' piena di questi espedienti: nel '73-74, per evitare che i cittadini potessero pronunciarsi sul divorzio, si escogitarono altri papocchi del genere, dalla "legge Bozzi" alla "legge Carrettoni". Come Marco Pannella ricorda spesso, ognuno proponeva il suo "sarchiapone": chi tirava fuori il "divorzio polacco", chi si accontentava di limitarlo ai soli matrimoni civili (cioe', allora, a circa al 2% delle unioni). Insomma, qualunque cosa pur di evitare il referendum. Ma i radicali, i socialisti, i liberali, i laici tennero duro, e si giunse al voto del maggio '74. Oggi, l'obiettivo delle "leggine" (temo) sarebbe assolutamente analogo: da una parte, lasciare in piedi l'impianto illiberale della legge, modificandone solo aspetti marginali; dall'altra, sfilare dalle mani degli italiani la scheda referendaria. Poi ci si dice (altro spauracchio) che il referendum "spaccherebbe" il paese. Per la verita', il paese, su questi temi, non si e' mai spaccato, perche' proprio l'elettorato cattolico ha sempre saputo distinguere tra le proprie personali convinzioni e la necessaria laicita' delle leggi dello Stato, che devono consentire a ciascuno di poter compiere la propria scelta. Come mi capita spesso di ricordare, dinanzi a fenomeni come il divorzio, l'aborto (e, oggi, la fecondazione assistita o il ricorso a particolari terapie), un conto e' dire "io non lo farei" (cosa -ovviamente- ultralegittima); altra cosa e' invece passare al "tu non lo devi fare", cioe' alla pretesa(questa si, integralista) di imporre a tutti il proprio punto di vista, il proprio orientamento morale o religioso.
In ogni caso, la Cassazione ha gia' dato il suo "via libera", e ora la palla passa alla Corte costituzionale, che dovra' pronunciarsi sull'ammissibilita' dei quesiti. Nei decenni passati (inutile nasconderlo) noi radicali abbiamo espresso forti critiche alla Consulta, che -a nostro avviso- troppe volte ha sottratto ai cittadini la possibilita' di pronunciarsi, inducendo perfino ex Presidenti della stessa Corte ad ammettere il carattere "politico" delle decisioni prese. Stavolta, mi sento di esprimere un'attesa fiduciosa nel giudizio che avverra' a meta' gennaio. Mi auguro che la Corte possa far tesoro del vero e proprio coro di costituzionalisti che, intorno al professor Michele Ainis, hanno da giorni formulato un pronostico favorevole, attestando la piena ammissibilita' di tutti i referendum sottoposti all'esame della Consulta. E intanto (e sono molto grata a ciascuna e a ciascuno di loro), un centinaio di parlamentari, piu' di settecento scienziati, personalita' di ogni convinzione ed appartenenza, hanno a propria volta lanciato un grande appello, affinche' (comunque la si pensi nel merito) non si sottragga agli elettori la possibilita' di andare al voto.
Vedremo: e vedremo anche quale sara' la data prescelta dal Governo per le consultazioni, che non e' cosa irrilevante. L'opportunita' di un grande e bel dibattito che unisca il paese, che lo coinvolga in un confronto appassionante, c'e' tutta, ed e' a portata di mano. Mi auguro che non venga sciupata: l'Italia non ha bisogno ne' di altri rimpianti ne' di altri rimorsi e neppure di altri pateracchi.
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