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Italia. A Matera gettati nella spazzatura oltre 500 cordoni destinati alla conservazione

U.E. - ITALIA
Notizia ·
(di Vulpio Carlo, dal Corriere della Sera  del 3 aprile 2007) Erano cinquecento, erano giovani e forti, e sono morti. Cinquecento unità di sangue placentare estratto dal cordone ombelicale al momento del parto, il sangue dal quale si ricavano le cellule staminali per curare i malati di leucemia, di anemia mediterranea e di tutte le altre malattie del sangue, sono finiti nella spazzatura. O nel water, come giura qualcuno. Ufficialmente, secondo il "certificato di morte" redatto dal responsabile dell' unità di Medicina legale dell' ospedale Madonna delle Grazie di Matera, Aldo Di Fazio, "il materiale" (cioè le 500 unità di sangue cordonale) "è stato dismesso a causa di avarie dei contenitori-congelatori". In realtà - sta cercando di appurarlo la procura di Catanzaro, poiché la vicenda rientra nell' inchiesta sul presunto "comitato d' affari" che comanda in Basilicata - le cose potrebbero essere andate molto diversamente. In entrambi i casi, sarebbe uno scandalo. Non solo per il valore commerciale (1,2 milioni di euro, secondo il Sole 24 Ore) dei 500 "cordoni ombelicali" congelati in quella che una volta era la "banca delle staminali", vanto dell' ospedale lucano e di tutta la Sanità del Centro-Sud. Ma soprattutto perché con quelle cellule oltre a poter curare e salvare altrettanti bambini talassemici, più numerosi proprio nelle regioni joniche (e in Sardegna), si sarebbero evitate atroci sofferenze anche ai nascituri: cellule staminali, invece che trasfusioni continue o trapianti di midollo osseo. Invece un giorno accade che Michela Lamarra, 35 anni, madre di un figlio e intenzionata a farne un secondo, va in ospedale per assicurarsi che il proprio sangue cordonale sia nella "banca" in cui l' ha depositato in previsione di una seconda gravidanza. Le dicono che "il materiale" è al centro immunotrasfusionale. Qui, le rispondono di non saperne nulla. Allora Michela va da Vito Nicola Gaudiano, il direttore sanitario. Il quale - indagato a Catanzaro per aver fatto carriera, sostiene l' accusa, grazie a una serie di delibere della giunta guidata dall' ex governatore, ora sottosegretario allo Sviluppo, Filippo Bubbico (Ds) - le dice che hanno buttato via tutto perché non potevano più conservare "il materiale". Il motivo non è subito chiaro. Forse "l' avaria meccanica", forse il costo dell' ibernazione (35 mila euro l' anno), o forse la volontà di chiudere definitivamente un capitolo molto imbarazzante di questa storia. Capitolo che si chiama Carlo Gaudiano, ematologo, stesso cognome del direttore sanitario ma nessuna parentela, e soprattutto fondatore della "banca delle staminali" dell' ospedale materano, che già nel 1993 collaborava con l' ospedale Maggiore di Milano in ricerche e terapie d' avanguardia. Ma a un certo punto Carlo Gaudiano è stato fatto fuori. E' accaduto - Gaudiano lo ha detto sia ai magistrati lucani (che hanno archiviato), sia al pm di Catanzaro, Luigi de Magistris (che ha riaperto le indagini) - quando la giunta Bubbico ha deciso di incoronare l' altro Gaudiano, Vito Nicola, "facendolo diventare primario di un fantomatico centro trapianti, mentre in Basilicata non si eseguono trapianti, e poi direttore sanitario". Un premio, secondo l' ipotesi accusatoria, per l' abnegazione dimostrata dal Gaudiano Vito Nicola, nel frattempo diventato anche presidente provinciale dell' Ordine dei medici, nelle campagne elettorali pro-Bubbico. Anzi "per Filippo", come il direttore sanitario chiama l' ex governatore. Con il nuovo primario, nonché direttore sanitario, nonché presidente dell' Ordine, la vita dell' altro Gaudiano, Carlo l' ematologo, il ricercatore, insomma "il fesso idealista" che lavora dodici ore al giorno, cambia. E non certo in meglio. "Mi tolgono tutto, non solo la banca delle staminali - racconta Carlo Gaudiano -. E non mi fanno più lavorare. Infatti mi pagano per non far nulla, e io per questa ragione mi sono autodenunciato alla Corte dei conti". Ma le cinquecento unità di sangue cordonale? "Quella dell' avaria meccanica dei contenitori è una ipotesi ridicola - dice l' ematologo -. Le cellule staminali erano conservate nell' azoto liquido, dentro quattro contenitori. A mano a mano che l' azoto evapora, l' elettrovalvola riempie il contenitore con altro azoto. E se c' è un guasto scatta l' allarme. In questo caso, il riempimento si fa manualmente". Carlo Gaudiano si è anche rivolto alla magistratura. Il giudice del lavoro sono sei anni che ha in mano il suo caso. Il giudice amministrativo, cinque. Quello penale, invece, è stato più lesto. Ma nell' archiviare. Gaudiano però non si è arreso. Ha raccontato tutto al "compagno Nichi Vendola" (era nello stesso partito), quando era membro della commissione Antimafia e poi quando è stato eletto governatore di Puglia. E ha scritto un' appassionata e circostanziata lettera al "collega e compagno" Ignazio Marino (Ds), presidente della commissione Sanità del Senato. Nulla. Uno non gli ha nemmeno risposto (Marino), l' altro (Vendola) gli ha detto che mica poteva impegnarsi "da solo". E allora Gaudiano si è offerto, gratis, all' Albania, dove ogni mese, a Valona, cura la sua nuova "banca di staminali". Sono già sei i bambini albanesi strappati alla talassemia. "Meglio Berisha di Bubbico - dice Carlo Gaudiano -. Siamo stati innovatori a livello mondiale con le staminali, al punto da poter prevenire anche l' aborto, e senza mire economiche. Ma la malapolitica non vuole il bene della gente".

COMMENTI

La senatrice Laura Bianconi, capo gruppo di Forza Italia in Commissione Igiene e Sanita', ha annunciato che chiedera' al presidente della Commissione parlamentare d'Inchiesta sull'efficienza e l'efficacia del Servizio Sanitario Nazionale, senatore Antonio Tomassini ,di aprire un'indagine su quanto e' accaduto all'ospedale di Matera dove sono stati buttati ben 500 unita' di sangue placentare estratto dal cordone ombelicale al momento del parto. "Il danno creato - precisa la senatrice azzurra - non e' ingente solo in termini economici, circa 1-2 milioni di euro, ma soprattutto per quanto riguarda la salute delle persone, e' ormai noto, infatti, quanto siano importanti per la cura di molte malattie le cellule staminali che si ricavano dal sangue contenuto nel cordone ombelicale. Quanto accaduto a Matera mette in evidenza come sia prioritario accelerare l'iter dell'esame in Commissione al Senato dei disegni di legge in materia, cosi' da riuscire ad avere nei tempi piu' brevi possibili una legge nazionale che regolamenti la donazione e l'utilizzo dei cordoni ombelicali. Oggi, in Italia sono pochissime rispetto al resto d'Europa le banche di raccolta e sono solo pubbliche, le uniche attualmente ammesse nel nostro Paese. Questo comporta una raccolta limitata a solo il 10% dei cordoni ombelicali, una situazione paradossale visto l'importante impiego del sangue del cordone ombelicale cosi' ricco di cellule staminali".

"E' deplorevole e scandaloso quanto accaduto all'Ospedale Madonna delle Grazie di Matera da dove sembrano scomparse 500 unita' di sangue placentare estratto da cordone ombelicale. Chiediamo l'intervento della magistratura per accertare come siano andati realmente i fatti", e' Domenico Di Virgilio, capogruppo FI in commissione Affari Sociali della Camera e responsabile nazionale del Sanita' 'azzurro'.
"E' oltremodo inconcepibile quanto accaduto - prosegue - soprattutto in un momento in cui si sta cercando, sia al Senato sia alla Camera, di promuovere una maggiore cultura della donazione del cordone ombelicale che, oggi e' soltanto del 10, ed e' consentita soltanto per uso allogenico. Un modo per incrementare la donazione di questo prezioso materiale ricco di cellule staminali da utilizzare per combattere patologie ematologiche, previsto anche nella mia proposta di legge, potrebbe essere di permetterne l'uso anche autologo, precisando pero' che la donazione deve essere del tutto gratuita e volontaristica". "Ci chiediamo quindi se non sia utile, alla luce anche della direttiva europea 2004/23/CE - conclude Di Virgilio - istituire anche banche private accreditate per la conservazione, anche autologa, del cordone ombelicale, come richiesto nell'appello bipartisan rivolto al ministro della salute Livia Turco, a cui ho aderito con Biancofiore, Bocciardo, Carfagna, Ceccacci, Fabbri, Gardini, Mistrello Destro, Pelino, Santelli e Alfredo Vito".
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